Riflesso

Serie: La Muerte Dorada


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Cassandra e Ksenia arrivano a Montefalco. Nella locanda Cassandra sente una lenta cantilena venire dalla valle..

La notte arrivò a Montefalco.

Cassandra era a letto in dormiveglia mentre passava lentamente la sua mano sui capelli neri di Ksenia che già entrata nel sonno.

Dal nulla la sentì di nuovo, quella cantilena, quella voce ovattata.

Attraversò la stanza a piedi nudi, la terracotta del pavimento era fredda sotto le sue piante.

Aprì la finestra e l’aria notturna le entrò nei polmoni. La valle era avvolta nella nebbia e in lontananza, illuminato dalla luce tremolante di una lanterna, c’era un vecchio.

Era in ginocchio. Il suo corpo era piegato, curvo, come un albero, come se stesse parlando.

Non a qualcuno, ma a ciò che c’era oltre la valle.

Il vecchio lentamente si allontanò e si perse nella nebbia.

La lanterna rimase ferma, la fiamma che bruciava verso una direzione precisa. Verso la valle, verso sud, verso il lago di Piediluco.

Cassandra chiuse la finestra e senza far rumore si rimise nel letto.

Il mattino si presentò a Ksenia verso le undici.

Cassandra stava rispondendo alle mail dell’ufficio, in attesa che la sua ragazza si svegliasse.

«Cass, ma che ore sono?» chiese Ksenia mentre uno sbadiglio le si fece largo sulla bocca.

«Ksen, tesoro, sono le undici, avrei anche un certo appetito» rispose Cassandra chiudendo il laptop.

«Vostro Onore» iniziò Ksenia, cercando di tastare il terreno. «Sarebbe possibile trovare un accordo per far credere alle mie mani che ho ancora dei diritti sul tuo corpo?»

Cassandra si legò i capelli biondi in una coda, mentre il fascicolo nella sua mente era già aperto sul banco.

«Vede, imputata, la corte ravvisa un’omissione intenzionale nella verbalizzazione dei fatti relativi al suo impiego di lavoro. La voce “avrei dovuto dirtelo prima” non risulta da nessuna parte nella sua deposizione dell’altro giorno davanti all’aperitivo» rispose Cassandra, con il tono di chi cita un codice a memoria.

«Obietto» tentò Ksenia.

«Respinta e non vorrei essere costretta a stringere ulteriormente le misure restrittive fino a nuova udienza» concluse Cassandra.

Ksenia allargò le braccia quasi rassegnata e iniziò a vestirsi.

I tavoli di legno erano già stati sistemati per la Festa della Vendemmia, coperti da tendoni a strisce colorate. La piazza brulicava di attività: uomini che scaricavano botti di vino, donne che stendevano tovaglie di lino grezzo sui tavoli, ceste artigianali formate da intreccio di ramoscelli nei quali c’erano pezzi pregiati di formaggi.

Sotto un tendone color ruggine, in un angolo c’era un tavolo isolato e seduto a quel tavolo c’era il vecchio.

Era esattamente come lo aveva visto dalla finestra, nella nebbia della notte. Alto, anche da seduto. Magro, con mani che sembravano fatte di legno antico. Indossava un cappotto di lana scura, consumato ai gomiti e riposava sul tavolo accanto a un bicchiere di vino rosso.

Cassandra si avvicinò e si fermò davanti al tavolo.

Il vecchio lentamente alzò lo sguardo. I suoi occhi erano di un azzurro sbiadito, quasi trasparente, come ghiaccio e in essi solo un’attesa stanca, infinita.

Cassandra tirò fuori la sedia di legno e si sedette di fronte a lui.

«Lo hai visto?» chiese il vecchio.

Cassandra annuì. «Il fiore arancione.»

«Lei veniva da lontano» cominciò come una ninna nanna cantata per un bambino morto. «Da una terra dove il sole brucia la pietra e i fiori crescono tra le spine. Aveva la pelle color miele, e i capelli neri come la pece. E aveva un dono.»

«Un dono?»

«Vedeva quelli che non c’erano più. Parlava con le ombre. I morti parlavano con lei, e lei ascoltava.»

Cassandra ascoltava senza battere ciglio.

«La portò qui» continuò il vecchio. «Lontano dalla sua terra. Lontano dai suoi dei. La chiuse in una stanza, e quando capì che non si sarebbe mai piegata, che la sua anima non si sarebbe mai arresa… la portò al lago.»

Il vecchio si fermò. Il rumore della piazza sembrò fermarsi con lui.

«Le legò una pietra alle caviglie gettandola nell’acqua che da quel giorno si tinse di scuro.»

«Il suo corpo è ancora laggiù» disse il vecchio, la voce ridotta a un filo. «L’acqua non lo rende e la terra non lo prende. È intrappolata, tra il fondo e la superficie. Tra la morte e la pace.»

«E lei?» chiese Cassandra. «Cosa fa?»

Il vecchio la guardò. E in quello sguardo, Cassandra vide un abisso.

«Aspetto» disse il vecchio.

Il vecchio non disse il suo nome. Non disse Dolores. Non disse che quella ragazza era il suo sangue, la sua carne e la sua maledizione.

Cassandra rimase in silenzio per un attimo, poi pensò a ciò che le disse Ksenia a New York sulla foto, mentre il vecchio si alzava e spariva nella folla.

Cassandra stava aspettando Ksenia, entrata in un bar per un tramezzino. Si avvicinò a uno specchio esposto in una bancarella, incuriosita dal riflesso che vedeva.

Una ragazza apparve tra la folla alle sue spalle.

Aveva la pelle bianco pallido, i capelli neri come la pece, lunghi, bagnati, attaccati al viso e al collo come alghe scure. Le labbra nere dalle quali gocciava una bava scura e densa. Indossava un abito bianco, semplice, di cotone grezzo, che le aderiva al corpo come un sudario bagnato. Ma furono gli occhi a rubare il respiro a Cassandra. Occhi grandi, scuri, con le iridi dorate color miele, come monete antiche illuminate dal sole.

La donna nello specchio non la guardava con malevolenza nè con minaccia. La guardava con una tristezza così profonda, così assoluta, che Cassandra sentì il petto comprimersi, come se l’acqua le fosse entrata nei polmoni. Era uno sguardo che chiedeva, implorava e aspettava.

Cassandra sbatté le palpebre.

Non era un’allucinazione e non era la stanchezza. Era l’odore dell’acqua stagnante, del putrido, del fiore arancione, che le aveva riempito le narici per un secondo.

Ksenia uscì dal bar con un cornetto in mano. «Cass, tieni, ti ho preso un cornetto al pistacchio, il tuo preferito. Questo è il vero pistacchio. Assaggia.»

Cassandra non rispose. Fissava lo specchio.

«Cass? Tutto bene?»

Cassandra sbatté le palpebre. «Sì Ksen. Tutto bene.»

Ma non era vero perché nello specchio, per un istante, aveva visto due riflessi. Il suo e quello di una ragazza con gli occhi dorati, con una corda legata alle caviglie e vene colore blù che si diramavano sul suo corpo. 

Continua...

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