Risate e stelline
Serie: I bambini ridono
- Episodio 1: Lampioni, tombini, passi
- Episodio 2: Risate e stelline
STAGIONE 1
Le aveva udite la prima volta poco più di due mesi prima. Era l’inizio di ottobre, Mirco non poteva dimenticare l’angoscia che la modifica dell’orario di lavoro gli aveva provocato e che da allora lo costringeva a rientrare a casa più tardi del solito alcuni giorni della settimana. Aveva provato a negoziare, quasi a implorare, un orario costante per tutti i giorni, ma non era riuscito a spuntarla. Non sarebbe stato un problema restare in ufficio durante le ore serali a patto che ogni giorno fosse uguale al giorno precedente e a quello successivo. Avrebbe comunque riprovato dopo qualche tempo, forte della sua anzianità. Dopo due mesi, tuttavia, era riuscito ad abituarsi alle sere del martedì e del giovedì quando rientrava dopo le undici, a volte quasi a mezzanotte. Il mercoledì era il punto fragile della settimana: un orario quasi sempre certo, ma mai abbastanza da non insinuare in lui un dubbio costante. Un orario stabile tranne quando non lo era. E quel “tranne” lo consumava. In quelle due o tre sere tarde non aveva neppure il conforto dei suoi amici pelosi con i loro musi in attesa e Mirco temeva che si potessero dimenticare della sua amicizia.
Il silenzio era quasi assoluto, rotto solo dal rumore di sporadiche automobili che transitavano veloci.
E dalle malefiche risate.
Non era stato molto sorpreso da quelle voci squillanti la prima volta che le aveva udite. Si chiedeva per quale motivo, a quell’ora della notte, ci fossero bambini ancora svegli e perché ridessero e urlassero in quel modo.
Non sono fatti miei, aveva pensato, cercando di spostare il problema a un livello molto basso nella scala delle priorità. Tuttavia, nei giorni successivi, il fatto si era ripresentato più volte, quasi ogni sera in cui rincasava tardi. Mirco aveva cambiato atteggiamento una notte, quando ormai era nei pressi del portone di casa. Aveva appena lasciato il viottolo in discesa e aveva attraversato la strada principale. Nella mano destra il mazzo di chiavi tintinnava in sincronia con il ritmo dei suoi passi. Fino a quel momento erano stati gli unici suoni che violavano la quiete e il silenzio ovattato.
Percepì le voci e le risate in modo nitido, come se provenissero da pochi centimetri dietro di lui tanto da poter avvertire la vibrazione delle molecole d’aria e il calore del fiato che si concentravano in un punto appena sotto la nuca. Risate libere, aperte, senza freni, che solo i bambini sanno esprimere. Suoni gioiosi, come se un gioco divertente fosse nel pieno del suo svolgimento. Voci acute e allegre, troppo caotiche per capire cosa dicessero, ma abbastanza chiare per distinguerne almeno tre, forse quattro, diverse. Si voltò di scatto, con il respiro bloccato in un luogo indefinito tra la bocca e il torace. Alle sue spalle solo l’alternarsi del buio e della luce dei lampioni.
Con il passare dei giorni, o meglio delle notti, le risate e le voci avevano iniziato a turbarlo in modo profondo. Anche quando non era costretto a rientrare tardi acquisì l’abitudine di uscire di casa per qualche minuto la sera, prima di andare a letto. Erano lì. Sempre. Tutte le notti. Anche da una delle finestre di casa, quella che gli offriva la prospettiva completa del vicolo e il colpo d’occhio sulle chiazze di luce dei lampioni, nel silenzio della notte spesso riusciva a percepire le risate e le voci, più lontane e meno definite, ma comunque riconoscibili.
Prestava molta attenzione a possibili movimenti che rivelassero la presenta dei bambini, oltre al loro vociare. Dalla strada sarebbe stato difficile notarlo, ma dalla tranquillità del punto di vista privilegiato della sua finestra, Mirco era riuscito finalmente a vedere qualcosa che gli aveva confermato una sua intuizione. Le voci e le risate provenivano dall’interno del negozio che si trovava di fronte alla sua abitazione, dall’altro lato della strada principale del paese, con alcune vetrine su questa e un’altra che si affacciava sul vicolo.
Aveva notato luci, come piccole torce che si muovevano veloci, brillii che gli avevano ricordato le stelline di Natale, quelle che una volta accese sprigionano miriadi di scintille. Erano movimenti al di là delle vetrine, senza uno scopo preciso come potrebbero essere gli spostamenti di chi sta sistemando al meglio il negozio per il giorno dopo. Un gioco, una danza di luci e di strilli e di risate felici.
Mirco si sentì sollevato perché aveva finalmente scoperto da dove provenissero quei suoni, ma allo stesso tempo era preoccupato per l’assurdità della situazione. Non sapeva come avrebbe dovuto comportarsi: dimenticare tutto, oppure parlarne con i proprietari del negozio, o ancora segnalare il fatto alle autorità, meglio se in forma anonima. Pensò che qualsiasi cosa avesse fatto non sarebbe stata la decisione perfetta, almeno non ancora, non in quel momento. Si concesse ancora un po’ di tempo per indagare qualche notte. La strategia migliore, si disse, era quella di avvicinarsi per capire davvero cosa stesse succedendo là dentro, e per conoscere di persona i titolari del negozio dall’altro lato della strada.
Serie: I bambini ridono
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