Risvegli dalle profondità
Serie: Alder Venn
- Episodio 1: E poi venne il primo giorno e tutti lo videro.
- Episodio 2: Alder Venn e l’architettura della molteplicità
- Episodio 3: Io sono la casa
- Episodio 4: Risvegli dalle profondità
STAGIONE 1
Apro gli occhi come si riemerge da un lago troppo profondo.
Il soffitto bianco. L’odore lieve di disinfettante. Il lettino sotto la schiena. E la voce di Caroline che mi chiama con una calma studiata.
« Alder… Alder…. »
Mi volto verso di lei. Accanto, Carnival prende appunti con una grafia sottile, chirurgica. Non alza quasi mai lo sguardo. Non sembra scrivere parole, ma prove.
«Mi chiamo Andrew», dico. La lingua è come sabbia. «Non conosco nessun Alder.»
Il fiato scorre lento, poi piano piano si sfila, e infine respiro. Le mani smettono di tremare. Il mondo torna a fuoco come una polaroid che lentamente si colora.
Inizio a raccontare quando la mia mente smette di vagare altrove.
«È successo in un parco. Verde. Troppo verde per essere febbraio.»
Carnival non batte ciglio.
«Anche questa volta una coppia. Si tenevano per mano. Non c’erano segni di lotta. Nessun grido. Solo quell’aria… come se si fossero addormentati nello stesso istante.»
Un silenzio compatto si posa tra noi. Un velo.
«Morti per amore?» chiede Carnival, quasi divertito. «Un’epidemia romantica. Le coppie stanno scoppiando.»
«No.» La parola mi esce netta. «Qualcuno le uccide. Non è un gesto disperato. È preciso. È… metodico.»
Caroline non parla e mi osserva come si guarda un animale ferito che perde sangue.
«C’è un uomo», contino. «Vaga per Torino. E’ lui che attraversa le porte.»
Le porte. Le stazioni. I cortili. I passaggi sotto i portici. Ogni varco è un corridoio per lui. Non entra nelle case. Entra nelle crepe. Nelle soglie invisibili. Negli abissi.
«Un assassino seriale?» dice Carnival.
Ho annuito.
«Non ha ancora un nome.»
Forse perché i nomi sono porte anche loro. E finché non lo nomini, non lo chiudi da nessuna parte.
Mi passai una mano sul volto. Un’immagine mi attraversò come un lampo.
Il giardino. L’erba. Una macchia scura tra le dita intrecciate della coppia. Non sangue. Assenza. Come se qualcosa avesse succhiato via il colore dal mondo.
«Non le uccide per gelosia», sussurro piano. «Le uccide per invidia. O per vendetta contro ciò che non può avere.»
Carnival solleva lo sguardo per la prima volta.
«E cosa non può avere?»
Pensai a Margherita. Alla sua bocca rossa. Alla mia paralisi.
Pensai a Omen che sussurra divieti. A Bateman che invoca violenza. Ad Andrew che vuole sfiorare. Ad Alder che forse cammina per la stanza mentre io dormo.
«Una porta», dico. «C’è una porta che non riesce ad attraversare.»
Caroline inclina leggermente la testa verso di me. «E tu, Andrew, quella porta l’hai attraversata?»
Non rispondo subito. Guardo le sue labbra. Sono rosse come quelle di Margherita, l’amazzone eterea. Poi tutto diviene sfocato.
Per un istante mi pare di sentire Torino respirare dietro le pareti dello studio. I portici sono come ossa che reggono la realtà. I tram come vene elettriche in cui scorrono le persone. Energia.
Forse l’assassino non attraversa le porte.
Forse è la città che lo lascia passare.
E forse, quando chiudo gli occhi, qualcuno apre i miei.
Serie: Alder Venn
- Episodio 1: E poi venne il primo giorno e tutti lo videro.
- Episodio 2: Alder Venn e l’architettura della molteplicità
- Episodio 3: Io sono la casa
- Episodio 4: Risvegli dalle profondità
Criptico ma affascinante