
Risveglio
Serie: Un giorno nuovo
- Episodio 1: Risveglio
- Episodio 2: Esecuzione
- Episodio 3: Ripetere
STAGIONE 1
Il suono insistente della sveglia ruppe il silenzio nel monolocale.
L’intelligenza artificiale che gestiva tutti i sistemi automatizzati nell’appartamento, proseguì nella sua routine facendo filtrare gradualmente la luce dalle finestre. I vetri fotocromatici di cui erano dotati i palazzi in downtown offrivano un’ottima soluzione tanto per gli inquilini quanto per l’amministrazione dello stabile: di fatto la tecnologia applicabile a quel tipo di superficie aveva reso le facciate dei palazzi degli enormi spazi pubblicitari.
Una voce monotona iniziò a comunicare le condizioni meteo e del traffico per la giornata mentre l’uomo steso nel letto, ora completamente sveglio, se ne stava con un braccio lungo il fianco e l’altro poggiato di traverso sulla fronte spaziosa.
Rimase qualche minuto a fissare il soffitto, lo faceva praticamente ogni mattina, per aiutarsi ad “indossare” il corpo dopo una lunga notte di sonno.
Sul soffitto nel frattempo si potevano leggere ora locale, gli eventi più importanti sulla sua agenda settimanale ed i dati biometrici dell’attuale configurazione.
“ADA, luce naturale.” biascicò con uno sbadiglio rumoroso.
“Filtri allo 0%, la vasca è pronta e la temperatura impostata a 18 gradi”
“Questa mattina farò la doccia, grazie. Prepara la colazione sarò pronto tra 15 minuti.”
“Eseguo” pausa “L’appuntamento con il Dr. Bergen è stato posticipato alle 3 del pomeriggio, la commissione per il miglioramento della condizione umana si scusa per il disguido.”
“D’accordo, cancella l’incontro con Janet di questo pomeriggio e riprogrammalo per il venerdì”. Sospirò a fondo: questi incontri con la commissione lo seccavano ma, soprattutto, lo innervosiva dover rimandare ulteriormente l’appuntamento con quella donna.
Nella società in cui viveva i contatti “umani” erano molto rari, quelli al di fuori di un contesto lavorativo ancora di più. Conosceva parecchie persone che si erano frequentate per brevi periodi di tempo ma, per quanto ne sapeva lui, non funzionava mai ed i diretti interessati ritornavano semplicemente alla loro vita di tutti i giorni.
Si rizzò a sedere stropicciandosi il viso con entrambe le mani; era un bell’uomo sui 40 con i capelli castani brizzolati ed uno sguardo severo; il fisico asciutto non dimostrava affatto i segni dell’età.
Nulla da spartire con il fantastico Dorian Gray di Wilde: il suo straordinario stato di salute era la diretta conseguenza di enormi progressi medici combinati alle nano tecnologie e la cibernetica.
Ogni sera, coricandosi, entrava in uno stato di sonno profondo chiamato Brain dance.
Nel frattempo ADA si interfacciava con le nano macchine all’interno del suo corpo per compiere gli interventi necessari ad una perfetta manutenzione dell’organismo.
C’era qualcosa di potenzialmente sinistro in un procedimento tanto invasivo ma, visti i benefici che garantiva, nessuno se ne curava. Forse era proprio questo particolare a farlo rabbrividire di tanto in tanto.
La camera da letto, ora ben illuminata, rivelava molto della sua personalità: ogni cosa trovava il suo posto in un ordine meticoloso e quasi maniacale. Un angolo dedicato per intero ad un cavalletto da pittore ed una scrivania rappresentavano l’unica nota caratteristica in un ambiente altrimenti anonimo. Gettati in ordine sparso, diversi tubetti di tempere occupavano una buona parte della superficie di legno del mobile dividendosi lo spazio con delle tavolozze traboccanti di colore. Durante le ore di lavoro, in cui lentamente esumava l’opera su cui stava lavorando dai recessi della sua mente, non si era mai curato di prendere qualsiasi precauzione per evitare che la pittura schizzasse tutt’attorno; di conseguenza ora pareti e mobili erano sporchi e rovinati in diversi punti, un vero peccato vista la qualità dell’arredamento.
Nonostante quel disordine, però, la tela esposta sul supporto era in grado di catturare lo sguardo dell’osservatore con la sua semplice brutalità.
Rimase a fissare quel quadro trattenendo il respiro senza neppure accorgersene.
La scena dipinta lo aveva da sempre ossessionato ed ancora non riusciva a darsi una ragione per l’intensità con cui ne veniva ogni volta assorbito e spaventato.
Rappresentava una figura senza tratti caratteristici circondata da alcune creature umanoidi, appena abbozzate, pronte ad assalirla.
La prima pareva ignara della presenza delle altre, con quella sua aria di innocenza pareva la vittima sacrificale di qualche rituale perverso.
Si massaggiò la mascella fissando il quadro per ancora qualche scrupoloso istante, come attendendosi un’illuminazione che però non arrivava mai.
“Al diavolo.” Disse tra sé e sé alzandosi finalmente dal letto.
Andò alla finestra stiracchiandosi, sotto di lui le vie della città si intrecciavano fin oltre l’orizzonte nell’ordinata scacchiera che componeva la città di New VYR.
I viali ordinati ed il tranquillo scorrere del traffico gli restituivano sempre un’immagine serena e fiduciosa nel futuro. La sua vita, quella da cittadino di classe A, era agiata e tranquilla. Aveva un ottimo lavoro presso il dipartimento per la riqualifica dei territori esterni: si occupava di verificare che le giuste quantità di materiale venissero trasferite da un cantiere all’altro controllando a campione alcuni containers per accertarsi che non venissero commessi degli errori.
Proprio questa mattina aveva in programma un’ispezione ad uno dei siti più esterni della città.
Aveva perso abbastanza tempo, con movimenti meccanici sintomo di una routine ripetuta moltissime volte si fece la doccia, indossò uno dei suoi completi e consumò la colazione che lo attendeva pronta sul tavolo della cucina.
Entrando nell’ascensore salutò con un cenno della testa la signora dell’appartamento accanto, si incrociavano spesso ma nonostante questo non si erano mai scambiati più di qualche parola di circostanza.
Le persone, considerò fissando il conto alla rovescia sul display della cabina, non si conoscono affatto di questi tempi.
Raggiunto il pian terreno il concierge richiamò la sua attenzione agitando la mano.
La grande hall del palazzo, soprattutto a quell’ora del mattino, era affollata di persone ed era piuttosto insolito venire fermati.
Si riavviò i capelli avvicinandosi alla postazione dell’altro uomo controllando nervosamente l’orologio: era molto preciso nelle tabelle di marcia lasciando poco spazio ai contrattempi.
“Buongiorno Mr. McCarthy questa mattina è stata consegnata una lettera per lei.”
“Buongiorno Louis” rispose un po’ sorpreso “la ritirerò questa sera dalla cassetta, grazie.” C’era una sfumatura interrogativa nella risposta dell’uomo che ora osservava il custode del palazzo con un sopracciglio inarcato e l’aria un po’ seccata.
“In realtà la lettera è stata consegnata direttamente a me. Il fattorino ha specificamente richiesto che la custodissi fino al momento di cederla a lei personalmente.” Sorrise estraendo da dietro la consolle la busta di carta bianca.
Leggendogli la perplessità dipinta sul volto aggiunse. “Non si preoccupi, non contiene dispositivi elettronici e neppure sostanze tossiche.” Fece una pausa sporgendosi con la lettera tra le dita. “L’ho passata allo scanner pochi minuti fa.”
Finalmente, dopo qualche secondo, Charlie McCarthy si decise a prendere la busta e senza curarsene troppo la inserì nella tasca esterna della borsa.
“Grazie Louis, buona giornata.”
“Altrettanto a lei”
Si strinse nel cappotto quindi uscì dal palazzo.
Sul marciapiede una moltitudine di persone gli sfilavano davanti in entrambe le direzioni: uomini e donne, operai ed impiegati d’ufficio.
Si fece strada tra la folla per raggiungere il ciglio della strada e chiamare un taxi che lo portasse sul luogo dell’ispezione.
Normalmente si serviva dei trasporti pubblici, nonostante la rinomata puntualità però lo avrebbero fatto arrivare 20 minuti più tardi e, questa mattina, voleva arrivare prima possibile per prepararsi al colloquio con il medico della commissione.
L’auto nera accostò fermandosi proprio davanti a lui in corrispondenza della portiera posteriore.
Rapidamente salì a bordo poggiando con attenzione la borsa nell’incavo riservato ai piedi del posto affianco al suo.
Comunicò la destinazione all’autista: in pratica parlava sempre ad un interfono, mai una sola volta aveva visto in faccia l’uomo alla guida del veicolo. Tutta questa distanza, oltre a metterlo a disagio, lo portava a farsi domande che sarebbero risultate scomode per molti, tant’è che aveva preso l’abitudine di tenerle per sé mordendosi la lingua quando necessario.
Tutto sembrava scorrere alla perfezione naturalmente, la criminalità era praticamente scomparsa e tutti i problemi per cui era stata istituita la CMCU, la commissione per il miglioramento della condizione umana, risolti. A quanto pare quella soluzione era stata efficace ed ora, grazie agli sforzi di elementi come lui, lentamente l’umanità stava rimediando a tutti i danni che l’avevano portata sulla soglia dell’estinzione.
Il suo lavoro gli dava molte soddisfazioni in questo senso e lo rendeva fiero per il contributo che era in grado di dare alla comunità. Quando si chiudeva un cantiere ed una nuova porzione di territorio veniva bonificato era una vittoria godibile da tutti, o quasi. Un passo avanti verso l’obbiettivo comune di ripopolare la terra.
In pochi ricordavano gli anni precedenti la formazione della commissione, anni di feroci ribellioni e guerre civili. Degli scenari apocalittici che preannunciavano la fine della vita sulla terra; tuttavia le rivolte furono sedate ed un nuovo ordine venne instaurato, una sorta di governo straordinario in grado di prendere le decisioni necessarie a correggere con decisione la rotta e tentare con estrema determinazione di riportare la nave in porto.
Questa era la storia: chi l’aveva vissuta in prima persona, però, era parte del passato tanto quanto quegli eventi.
L’auto sobbalzò superando il dislivello all’ingresso del cantiere e Charlie si riebbe dai suoi pensieri.
Serie: Un giorno nuovo
- Episodio 1: Risveglio
- Episodio 2: Esecuzione
- Episodio 3: Ripetere
Molto ben scritto. Complimenti!
Dalla lettura di questo primo episodio balzano all’occhio la lucidità con cui viene immaginata l’intera ambientazione futuristica e l’architettura di una trama a nodi. Molto fluida e lineare anche la prosa. Vado all’episodio successivo!
Grazie per la tua analisi Tiziano. Qualsiasi consiglio o punto di vista mi sono davvero molto utili per migliorare lungo il percorso.