Ritorno a casa

Serie: L'incubo


Kirsi, che aveva un impegno, salutò Aila baciandola sulla guancia, poi corse via lasciandola in compagnia di Akseli. I due continuarono a passeggiare nel cortile della casa di riposo, godendosi i caldi raggi del sole primaverile.

Akseli, dopo essersi guardato intorno per accertarsi che nessuno li sentisse, domandò sottovoce alla madre: «Ricordi la nave?»

«Sì… certo.»

Ma dal suo sguardo lui capì che cercava solo di assecondarlo e che, in realtà, non ricordava nulla. Non si arrese e tentò ancora: «Mamma, sai chi è Iku-Turso?»

Sentendo quel nome, l’espressione della donna mutò: aggrottò le sopracciglia e contrasse le labbra, come se qualcuno l’avesse appena offesa: «Non voglio sapere niente di certa gente».

«Allora lo ricordi?» domandò Akseli con gli occhi pieni di speranza. Ma lei tornò ad ammirare i fiori appena sbocciati nelle aiuole, persa in altri pensieri: «Adesso scusami, ma devo tornare a casa dai miei figli». Rendendosi conto di non sapere da che parte andare, fu colta dalla paura. Akseli lesse lo smarrimento nei suoi occhi, la prese sottobraccio e le sorrise: «Vieni con me, ti ci porto io.»

«Oh, grazie! Sei un ragazzo così gentile, come ti chiami?»

«Mi chiamo Akseli.»

«Anche mio figlio si chiama Akseli!»

La accompagnò in camera e rimase ancora qualche minuto con lei prima di andare via.

Mentre guidava verso casa, ripensò alla disavventura sulla Viking Sally: tutto sembrava talmente reale! Ma come poteva anche solo immaginare di avere dei legami di sangue con quel mostro mitologico? Un’assurdità, certo. Eppure, questo avrebbe spiegato molte cose, ad esempio la naturalezza con cui, sin da bambino, entrava in contatto con l’aldilà. Probabilmente anche tante altre sue stranezze potevano dipendere da questo.

No, si disse subito dopo, non può essere. E si sentiva stupido anche solo per averlo pensato.

In ogni caso, decise che mai più, per nessuna ragione al mondo, avrebbe cercato di contattare uno spirito: quel capitolo della sua vita era chiuso per sempre.

Parcheggiò, scese dalla macchina e si accorse che c’era qualcuno ad aspettarlo davanti alla porta: un anziano che non aveva mai visto prima.

«Salve, posso aiutarla?»

«Lei vive qui?»

«Sì, questa è casa mia», rispose lui, mostrandogli le chiavi.

«Ah, allora è lei. Mi manda la signora Jenni Virtanen.»

Oh santo cielo, pensò Akseli. Il tizio che vuole vedere la moglie morta… me n’ero dimenticato!

Lo fece entrare e lo invitò a sedersi: «So che Jenni le ha parlato di me in quanto medium, ma deve sapere che ho smesso. Non posso aiutarla a parlare con sua moglie.»

«Come sarebbe a dire che ha smesso? Che sfortuna! Non può fare proprio niente per me?»

«Dato che è venuto fin qui, possiamo chiacchierare un po’. Le offro un caffè.»

L’uomo accettò, pur restando perplesso: «Mi dica, però: perché ha smesso? So che lei è molto bravo».

Akseli si sedette di fronte a lui e, guardandolo dritto negli occhi, rispose: «Se la natura ha posto dei limiti, ci sarà un motivo, non crede? Arriverà il giorno in cui riabbraccerà sua moglie, ne sono certo. Ma fino ad allora, dobbiamo avere pazienza».

L’anziano capì che aveva ragione; gli sorrise e prese tra le mani la tazza fumante.

Continua...

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