Ritrovare un amico

Serie: Ritrovarsi


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Federico è andato a trovare Carlo a Pisa

Tornammo al pensionato che ormai era sera tardi e ci preparammo a entrare clandestinamente: dato che non si potevano accogliere ospiti, i ragazzi che vivevano lì avevano trovato un passaggio attraverso i terrazzi e i tetti bassi delle case intorno che consentiva di arrivare a una finestra che dava su un corridoio defilato che si poteva lasciare aperta e da cui si poteva entrare. Facemmo così tutto quel percorso furtivo e mi sembrò di essere tornato ai tempi delle nostre imprese nei primi anni dell’Università. Entrammo così nella camera di Carlo, in cui trovai tanti di quei particolari relativi all’aeronautica che già c’erano nella sua camera dove avevamo passato tante ore a chiacchierare e che mi diedero subito un senso di calore e familiarità. Carlo mi preparò un letto di fortuna con un materassino per terra e io mi avvolsi nel sacco a pelo che mi ero portato.

Prima di addormentarmi sentii che la solitudine che da giorni mi opprimeva era scomparsa ora che sentivo di avere qualcuno che mi comprendeva così bene dalla mia parte.

Nei giorni successivi la vita dell’universitario fuori sede fu un’esperienza più piacevole e stimolante di come me l’ero immaginata quando nei primi anni di università la volevo evitare. Probabilmente fu anche il fatto di attraversare un periodo in cui mi sembrava che tutto si fosse frantumato che mi rese più propenso a farmi coinvolgere in queste novità pur di uscire in qualche modo da una posizione scomoda.

La mattina andavamo a lezione in facoltà e ci fermavamo lì negli intervalli, a volte sedendoci su uno dei tavolini nei corridoi dove Carlo riordinava gli appunti e commentava le lezioni, a volte andando al bar dell’università dove chiacchieravamo con qualche studente che lui conosceva. Mi sembrava che gli studenti in questa università non avessero gli atteggiamenti stereotipati di quelli dei nostri primi anni, forse perché la selezione aveva eliminato quelli con aspirazioni più artificiali e lasciato solo quelli con le motivazioni più sincere e più forti. A volte andavamo a correre nei parchi lungo il fiume, in vialetti pieni di persone che facevano sport o passeggiavano, accanto alla corrente dove filavano veloci equipaggi di canottieri che vogavano vigorosi, e mi faceva un effetto strano aver ritrovato così naturalmente la nostra abitudine di fare sport insieme.

A pranzo andavamo sempre a mensa e poi spesso ci fermavamo a prendere un caffè in un bar del centro, seduti sui tavolini dove andavano e venivano continuamente studenti di tutte le facoltà. Cominciai ad amare quell’ambiente colorato e vivace, che nella nostra università di provincia non esisteva per come era piccola, arroccata ed estranea alla città che la ospitava.

Camminavamo continuamente per gli spostamenti e in quelle camminate ritornavamo al nostro vecchio modo di comunicare, mischiando le storie che avevamo amato con la nostra quotidianità. Mi sembrava che non fosse passato neanche un giorno da quando parlavamo degli esami da preparare, delle ragazze che ci piacevano o degli allenamenti da fare.

Carlo mi raccontava delle preoccupazioni per gli esami che doveva sostenere, di quanto amava le parti più direttamente collegate agli aerei e al volo, e di come invece si avviliva a vedere che ancora tanta parte era dedicata alla teoria o ad altre materie non collegate con la sua passione. Comunque negli anni era diventato più bravo a sopportare l’ansia che lo prendeva quando si trovava di fronte a materie misteriose che non riusciva a capire: ricorreva alla sua memoria e a qualche aiuto durante gli scritti e fino a quel momento era riuscito a procedere e ormai sperava che sarebbe riuscito ad arrivare indenne alla fine, visto che gli mancavano ormai soltanto sei esami. 

Serie: Ritrovarsi


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Sono molto confortanti le tue parole, credo sia esattamente questa la differenza fra un vero scrittore, che esterna quello che ha dentro come frutto di un lavoro ragionato, accurato e soprattutto critico, che mostra rispetto per sé stessi ma in prima battuta per il lettore, e chi invece riempie carta o preme tasti per tutte le altre ragioni che non comprendono quelle che ho appena menzionato.

  2. Ciao Federico, oltre che per il tuo racconto che mantiene sempre vivo l’interesse alla prosecuzione, è sempre un piacere leggere il tuo stile, lineare, scorrevole, apparentemente semplice, dove ogni vocabolo è studiato e calibrato, dove i termini utilizzati non si ripetono sempre uguali uno dietro l’altro ad ogni riga. Dote preziosissima di questi tempi.

    1. Sono contento per questo commento, Roberto, soprattutto perché da quando ho cominciato a scrivere questa vicenda ho notato che dovevo fare un’attività di riscrittura enorme per riuscire a esprimere le cose che volevo dire con lo stile che mi soddisfacesse. Praticamente ormai la prima scrittura è solo una bozza dove non scrivo neanche i dialoghi e poi ci vogliono continue riscritture per arrivare al risultato (penso più di dieci).
      Non mi immaginavo questo processo quando ho cominciato, perché quando scrivevo brevi racconti o piccoli brani questo era molto meno evidente: sono quindi contento se il risultato è apprezzabile.