
Rivalità fraterne (Capitolo speciale)
Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena
- Episodio 1: Il canto solitario della sirena
- Episodio 2: Rivalità fraterne (Capitolo speciale)
- Episodio 3: De-Sideria
- Episodio 4: Peonia
- Episodio 5: Lume della speranza
- Episodio 6: “Il vero amore è scritto nel destino”
- Episodio 7: Fatalità
- Episodio 8: Lieto fine
- Episodio 9: Il volo della farfalla e l’attesa del ragno (Capitolo speciale)
- Episodio 10: Brutti incontri (Capitolo Speciale)
- Episodio 1: Tradimenti (Capitolo speciale)
- Episodio 2: L’inizio della tragedia (Capitolo speciale)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Quella sera con i turni integrativi sarei tornato direttamente la mattina successiva, Sirena invece era libera, quindi passammo tutto il tempo assieme fuori casa. Non era la giornata a preoccuparmi, piuttosto lo era la notte. Era venerdì, spero vivamente che Giovanni avrebbe passato la serata fuori come al solito. Tuttavia, così facendo, non la stavo intrappolando nella mia ragnatela senza darle un po’ di fiducia e la libertà di volare? E se davvero Sirena non è cambiata, è rimasta la stessa da quando l’ho conosciuta? È in questi tipi di momenti che si viene a scoprire ciò… Il mio timore più grande era che davvero si potesse innamorare di lui e volare via da me. Se sono così insicuro, è perché anche i miei sentimenti lo sono? Pensai a questo per tutta la giornata, ed un po’ mi sentivo in colpa mentre lei mi stringeva la mano, mi indicava il mare dello stesso colore di uno smeraldo, e diceva di essere felice assieme a me. Anche io ero contento di condividere la mia vita con lei, ma quella volta non glielo dissi.
Quando tornammo a casa trovai una scena che mi risollevò il morale, Giovanni stava uscendo e disse che avrebbe fatto molto tardi, forse sarebbe rientrato anche il mattino seguente. Io accolsi con enfasi la notizia, ma non lo diedi a vedere. Mi recai anche io a lavoro, e dissi a Sirena che l’avrei chiamata più tardi. Al lavoro ero tranquillo, sapevo che mio fratello era via, che Sirena era sola a casa, e non dovevo preoccuparmi di niente. Purtroppo quella mia convinzione durò solamente per qualche ora, poiché intorno alle dieci di sera la chiamai, e mi disse ciò che non avrei voluto ascoltare proprio in quel momento: “Tuo fratello? È qui, ha detto che doveva uscire ma è rientrato. Ha cenato ed ora sta guardando la televisione, io volevo telefonare Eva per chiederle una cosa e poi in realtà andrei volentieri a letto. Domani devo alzarmi presto e devo lavorare tutto il giorno”.
Udendo ciò il telefono mi scivolò dalle mani, cominciai a tremare, e sentire qualcosa battere forte nella testa. Questo dolore dal capo si insinuò in tutto il corpo, soprattutto nel petto. Avevo paura, volevo tornare a casa, volevo vedere con i miei occhi che mi stavo sbagliando, che Sirena si stava comportando in modo strano in questi giorni non per ciò che temevo, ma per altro, e mio fratello non centrava nulla.
Mi sentii chiamare, dovevo uscire con la volante e fare il mio lavoro. Io mi mossi, forse avevo lo sguardo perso nel vuoto, ed intanto come una cascata scorrevano mille immagini nella mia mente. Volevo sparire, e non provare mai più un simile sentimento.
Era da poco passata la mezzanotte, cercai di distrarmi dalla mia stessa mente con il lavoro, ma non vi riuscii. Feci fermare il mio collega e scesi dall’auto per raggiungere un telefono pubblico. Cosa mi aspettavo? Che rispondesse? Sirena probabilmente stava già dormendo, sola o con Giovanni… O forse avrebbero risposto per non dare sospetto? Forse non erano in casa? Attesi parecchio tempo, ma nessuno parlò dall’altra parte.
Sospirai profondamente, non era detto che stesse accadendo o che fosse accaduto qualcosa dopotutto, tuttavia perché ne ero fortemente convinto? Non mi sono mai fidato di lei in realtà?
Scaraventai il telefono a terra, e ricomponendomi tornai a lavoro, avrei scoperto tutto il mattino, qualsiasi cosa mi attendeva, sono un adulto e avrei saputo come gestirlo.
Erano sentimenti ambivalenti ciò che provavo, volevo tornare a casa, ma dall’altra parte temevo di scoprire la verità, e che ne potessi restare deluso. Tuttavia il tempo non mi ascoltò e trascorse troppo in fretta, giunse subito mattina.
A quel punto non mi importò più di nulla, la testa aveva cominciato a pulsare, mi sembrava di perdere i sensi da un momento all’altro, dovevo correre a casa e avere le mie risposte, non so come l’avrei presa se fosse accaduto sul serio ciò che temevo…
Il Sole aveva giù illuminato il paesino con i suoi primi raggi, ma le tapparelle nella mia abitazione erano ancora chiuse, per cui era tutto sommerso nel buio e nel silenzio. Mi mossi piano e guardai dappertutto, cercando qualche indizio, ma nulla sembrava essere fuori posto.
Raggiunsi camera da letto, Sirena era lì, dormiva profondamente poggiata su di un lato. Avrei voluto controllarmi, ma mi avventai su di lei. La feci voltare verso di me e le strappai la maglietta: la sua pelle era sensibile, se mai avessero fatto qualsiasi cosa lei e mio fratello dovevano esserci dei lividi. La pelle era bianca, se non per un succhiotto rossastro vicino al petto. Gli occhi mi si inumidirono, che cosa dovevo fare adesso? Sirena si svegliò, ma le misi una mano sulla bocca per non farla parlare.
Il fiato venne a mancare, e in quel momento ricordai che ero stato io a farglielo pochi giorni fa. Mi sedetti, prendendo la testa fra le mani, e chiedendomi cosa stavo diventando, la gelosia mi stava facendo impazzire.
Sirena si scostò da me, e si alzò in piedi, guardandomi male “Che ti è preso? Hai bevuto?” domandò, intuendo una pessima situazione fra di noi.
“Dov’è Giovanni?” chiesi subito, con le lacrime che solcarono il mio viso.
“E io che diavolo ne so? Credo sia uscito e non sia ancora rientrato se non è qui. Che hai immaginato?” mormorò lei, scuotendo il capo.
“Ieri notte ho chiamato… perché non hai risposto?”
“Quando? Ti ho detto che dopo la tua telefonata ho chiamato Eva e poi sono andata dritta a letto. Mi stai facendo incazzare” mormorò infastidita, e forse era ciò che più mi faceva innervosire questo suo atteggiamento.
“Eri assieme a Giovanni, non è così?” mi alzai e la strattonai verso di me. Lei si dimenò subito ma la trattenni per i polsi, forse le stavo facendo male, ma non mi importò.
“Eh!? Sul serio ci hai pensato? Tra me e lui non è successo niente ieri notte, e non succederà mai niente! È rientrato dopo essere uscito, ha cominciato a parlare come al suo solito, ma io l’ho ignorato e sono andata a dormire! Non ti farei mai una cosa simile, idiota!” si liberò di me e tentò di uscire, ma sbattei violentemente la porta e la bloccai contro di essa.
“Giovanni mi ha detto che ci hai provato con lui”. Sirena mi guardava dritta negli occhi, non piangeva, non tremava di paura, e sembrava davvero estraneo a ciò che gli stavo dicendo, forse era sincera? Lei è sempre stata un tipo del genere, non mi ha mai raccontato una sola bugia, era così anche adesso?
“Quando l’avrei fatto!? Piuttosto mi ammazzo!” restò in silenzio per qualche attimo, e chinò lo sguardo, facendo una risata nervosa “Sai, anni fa andavo a letto con chiunque solamente per soldi, ora sono diversa. Mi sono innamorata di te, quello di cui ho bisogno sei soltanto tu, il resto non mi importa… Spesso penso a come tu abbia fatto ad innamorarti di me all’epoca, ero a pezzi, come una foglia secca, senza valore, calpestata da chiunque. Eppure mi hai raccolta, e hai cominciato ad amarmi, sei l’unico che l’ha fatto, e hai provato a migliorarmi, e ci sei riuscito. Forse è una scemenza, ma credo che sia stato il destino a quel punto a farci ritrovare. Abbiamo cominciato a costruire un sogno, e credi che io voglia distruggerlo? Credi che voglia dire addio a tutto questo per cosa? Non sono brava con le parole, e lo sai, ma ogni giorno ho provato a farti capire quanto ti amo… Non è bastato a quanto pare se tu hai ancora quella considerazione di me. Quanto ancora dovrò amarti per farti cambiare idea? Forse non è solo colpa tua, la responsabilità è anche mia che non sono capace a far nulla” non pianse, non singhiozzò, la sua voce non era mai stata tanto sicura e tanto triste… Mi guardò un’ultima volta negli occhi e poi andò via, senza dire più nulla.
Io rimasi solo, fermo al centro della camera, ripensando alle sue parole. Cominciai a provare un dolore fitto allo stomaco, tant’è che dovetti sedermi. Ero stato così preso da me, dai miei pensieri, dai miei timori, da dimenticare che anche Sirena aveva dei sentimenti, mi amava, tentava di dimostrarlo, ma le mie insicurezze mi avevano accecato. Ho creduto alle parole di uno stolto, e non al suo amore, ed ora, cosa sarebbe cambiato tra di noi?
Anche io ero rimasto deluso da me stesso, avrei tanto voluto avere più fiducia in noi… Coprii il viso e piansi silenziosamente. Quanto avrei voluto svegliarmi da quest’incubo e continuare a costruire il nostro futuro. Non avevo mai visto Sirena comportarsi in quel modo, l’avevo davvero delusa quella volta. L’amavo anch’io e non avrei mai voluto farla soffrire, proprio lei che mi ha salvato, ho preso la perla che mi ha donato la vita e l’ho sfregiata.
Sentii Sirena uscire di casa, non mi salutò o altro, sarebbe rientrata direttamente la sera. Io invece rimasi lì a dannarmi l’intera mattinata, pensando ad un modo per farmi perdonare e aggiustare le cose.
Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena
- Episodio 1: Tradimenti (Capitolo speciale)
- Episodio 2: L’inizio della tragedia (Capitolo speciale)
Spesso ci perdiamo nei nostri sentimenti ignorando quelli di chi ci sta accanto.
Grazie per il commento! Hai ragione, forse è la natura dell’uomo😊
Emozionante questo racconto
Ti ringrazio 😊