Rivalità

Serie: Non ha ancora un titolo

Raggiuntolo, sedette in disparte a osservare quel gioco di lame e corpi che s’incrociavano nell’aria. La brezza, che prima aveva costretto le donne a ripararsi, spirava insistente in quei giorni di fine autunno, come a voler anticipare l’arrivo del gelo e la ragazza, su di una fredda panchina di lucido marmo, rabbrividì un poco stringendosi la lunga mantellina di morbido tessuto e pelliccia calda attorno alle spalle, infreddolita ma per nulla intenzionata a rientrare nelle calde sale del palazzo. Nonostante potesse godere di quello spettacolo tutte le mattine, Sonja fissò incantata il paesaggio che si spandeva dinnanzi ai suoi occhi: dal padiglione la vista era splendida! Gli antenati del duca suo padre avevano fatto costruire il loro castello sulla cima di una collina, alle pendici dei monti che andavano a costituire il massiccio di Utzor, e questa posizione consentiva una vista sulla campagna sottostante che si spandeva fino alle lontane rive del mare Tha, il quale cingeva tutto il lato est del ducato. La luce della mattina si rifletteva sul grande specchio d’acqua e lo faceva brillare; nei campi sotto il castello si intuivano le sagome dei contadini al lavoro, come sempre nonostante la stagione, che urlavano ordini agli animali e ai garzoni. Il tutto era incorniciato sul basso dai cespugli di rosa, simbolo del ducato, che crescevano rigogliosi tra le panchine che circondavano il padiglione e dall’alto dai rami, spogli della loro verde armatura ma risplendenti di salute e forza, di alti alberi che oscuravano in parte la vista del limpido cielo. Un dolce canto, proveniente da una stanza interna del castello, in cui probabilmente Lady Chary aveva iniziato le sue lezioni di gorgheggio, si mescolava agli aspri clangori delle spade e alle mordaci imprecazioni dei soldati.

Il fato maligno volle, però, che suo fratello maggiore, Andrik, fosse nel padiglione ad allenarsi tra i giovani soldati, così lui, vista la ragazza, le si avvicinò, approfittando della sua presenza per fare una gradita pausa, e iniziò a farsi beffe di lei, uno dei passatempi preferiti del sadico nobile. “Salve sorellina, siete ancora quì a guardare i bei soldati allenarsi? Volete forse imparare anche voi?”, le chiese in tono canzonatorio porgendole con finto garbo l’arma che ancora stringeva nella destra: “Ma non lo sapete che una donna non deve saper tirare di scherma?” Molti dei soldati che erano loro più vicini avevano già fermato le spade, lieti di avere una scusa per interrompere i duri allenamenti, girandosi ad osservare con curiosità i due nobili e Sonja, di fronte allo sguardo di sprezzante superiorità che il fratello le rivolgeva per vantarsi del suo potere al cospetto dell’esercito, faceva già molta fatica a non perdere il contegno di sottomissione e umiltà che una donna doveva sempre nei confronti di un uomo. “Lo sapete cosa deve fare una dama? Deve starsene calma tutto il giorno altrimenti la notte suo marito non riesce a soddisfare il suo bisogno, se sapete che intendo!” Proseguì il ragazzo ridendo e, all’allusione, con lui risero molti soldati i quali, pur non essendo sposati, conoscevano bene quei bisogni, essendo assidui frequentatori di bordelli. Sonja arrossì più per lo sforzo di controllare la voglia di rispondere al fratello che per la battuta, ma, per quanto lui la provocasse, doveva riuscire a stare tranquilla, non poteva mancare di rispetto a un uomo un’altra volta: suo padre era stato già in molte occasioni clemente con lei e, pur di non mettere a repentaglio l’onore della famiglia, le aveva perdonato atti che di solito le donne pagavano molto caramente. La prima volta era successo quando, da poco superati i nove anni, aveva schiaffeggiato un piccolo duca che l’aveva strattonata per obbligarla ad andare con lui a vedere i falchi del suo padrino. Passate meno di ventiquattro lune aveva rimbeccato un comandante il quale aveva criticato il fatto che lei stesse leggendo invece di ricamare. Dopo circa due anni aveva rimproverato il marchese di Salsbur, che lei aveva scoperto intento a sedurre una giovane quanto terrorizzata serva. Infine, quindici mesi prima di quella mattinata sotto il padiglione, aveva fatto una domanda poco rispettosa, ma totalmente consapevole, al duca dei Carli che le aveva chiesto, essendosi lei inserita a difesa del gentil sesso in un dialogo che lui stava facendo con i suoi amici, se sapesse a cosa servivano le donne oltre che a soddisfare i mariti, al quale lei aveva domandato di rimando se lui sapesse a cosa sarebbero serviti gli uomini se non ci fossero state donne disposte ad accoglierli tra le loro sottovesti. Così suo padre era stato categorico: un altro smacco al suo onore e sarebbe stato costretto a punirla severamente. Ovviamente Andrik, il quale covava un odio profondo verso quella sorellina che non rispettava le regole dell’alta società e che lui vedeva quindi come una costante minaccia al suo onore e alla sua virilità, si era impegnato a fondo pur di farle perdere il controllo, senza mai lasciarsi sfuggire un’occasione per mettere a dura prova la sua resistenza, ma, fino ad allora, con suo grande rammarico, non era riuscito ad ottenere una reazione sufficiente per scatenare le ire del padre. Sonja stette zitta, abbassando lo sguardo e pregando che suo fratello la lasciasse stare, invece lui non aveva ancora finito: “Arrossite cara? Così sapete a che mi riferisco vero? Comunque non dovreste stare quì perché a volte i soldati sono poco rispettosi con le loro madri sbagliando un affondo o una parata!” Il giovane la sfidava con lo sguardo a reagire e vedendola ancora pressoché calma riprese a parlare: “Forse vi state chiedendo perché le donne non possano divenire soldati, ma non è che non possano, è che ci distrarrebbero! Sapete, le uniformi sono molto attillate e, con accanto donne in cotta di maglia aderente, nessuno baderebbe più al campo di battaglia quanto piuttosto ai combattenti!” Oramai i soldati del plotone comandato dal fratello erano tutti fermi e osservavano, con non poca sfacciataggine, il dibattito in corso tra i due nobili; ciò, visto anche che la giovane non reagiva alle sue provocazioni, facendogli fare la figura dello stupido di fronte a tutta la guardia, rese Andrik furioso. Finora aveva puntato principalmente a porre in ridicolo la figura femminile che invece la sorella si ostinava a voler porre allo stesso livello dell’uomo, forse serviva qualcosa di più personale: “Ma voi sorellina” riprese con voluta cattiveria il ragazzo, capendo in un lampo quale era un metodo sicuro per far reagire la sorella: “Voi certo non potreste diventare soldato poiché, sappiamo tutti quanto siete goffa e rischiereste di far male a voi stessa più che ai vostri avversari! Inoltre non avete certo il fisico migliore per indossare un’attillata uniforme!” “Oh no” gridò Sonja dentro di sé, ma oramai il tasto era stato pigiato e lei non riuscì più a frenarsi. Scattò in piedi rossa in viso, guardò Andrik negli occhi e poi lo schiaffeggiò con forza sulla guancia sinistra: “Non osate parlarmi così fratello! Se io vengo qui ogni giorno è per distrarmi un po’ dalle regole di corte, non per ammirare questo branco di bifolchi agitare una spada. E non dovete certo insegnarmi il ruolo delle donne, ci pensano già tutti gli istruttori di nostro padre! Credete inoltre che io sia l’unica con dei difetti? La vostra stupidità fa a gara in grandezza con l’angolatura del vostro naso!” Poi Sonja si morse le labbra e si allontanò consapevole dell’enorme sbaglio che aveva appena compiuto. Per quanto corresse veloce verso il castello la voce di suo fratello le arrivò forte, chiara e minacciosa tra il silenzio che era sceso nel padiglione: “Riferirò tutto a nostro padre piccola mocciosa e lui non ve la farà passare liscia questa volta! È ora che impariate a trattare gli uomini con il rispetto che conviene loro!”

Sonja sbatté forte la porta delle stanze private alle sue spalle con il fiato corto per la lunga corsa, si sedette alla toeletta e si prese la testa tra le mani: una parte di lei era terrorizzata al pensiero di quello che sarebbe accaduto, ma l’altra parte era orgogliosa del modo in cui aveva risposto alle provocazioni del fratello riuscendo a ferirlo. Rimase così, scossa da aridi singhiozzi di rabbia fino a che Lady Alysa, la sua dama di compagnia, venne a dirle che suo padre la mandava a chiamare. La ragazza levò lo sguardo, si sistemò i capelli e il trucco, si alzò in piedi e lisciò il vestito con le mani poi, a testa alta, si diresse fino alla sala centrale del castello dove si tenevano i ricevimenti, le feste, i banchetti, i matrimoni, i balli e le occasionali condanne a morte.

Serie: Non ha ancora un titolo
  • Episodio 2: Rivelazioni
  • Episodio 3: Sonja
  • Episodio 4: Rivalità
  • Episodio 5: Novità
  • Episodio 6: Conoscenza
  • Episodio 7: Piani per il futuro
  • Episodio 8: Partenza
  • Episodio 9: Viaggio
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    Discussioni

    1. Ciao Caterina, la tua sia annuncia come una serie, forse romance, con un’eroina ben definita. Belle le descrizioni, sei riuscita a trascinarmi nel suo mondo. Ti confesso di sperare in una svolta “fantasy”, è il mio punto debole 😀

      1. Grazie:) Anche io ho sempre amato leggere i fantasy, ma quando ho cominciato a scrivere questo “romanzo”, volevo qualcosa di più vero u.u Quindi mi spiace, ma niente magia 😉