Rivelazioni
«No, non voglio nessuno. Faccio da sola».
E mise giù.
Era stata l’unica a considerare la mamma da quando si era ammalata. Che voleva quella gente? Cosa cercava? L’eredità?
Dimenticò il telefono e si guardò in giro. Tutto lì dentro raccontava una storia. Doveva darsi una mossa.
In sala fece presto. Il problema era la camera da letto.
Non poteva tenere tutto. Aprì il primo cassetto del comò e lo trovò pieno di biancheria maschile. Mutande, calze, canottiere. Ci affondò le mani e assaporò il pungente odore di naftalina che si sprigionava. Sorrise tra sé. La mamma aveva tenuto tutta quella roba. Suo padre era morto ormai da otto anni.
Se chiudeva gli occhi li vedeva, entrambi giovani come se li ricordava da bambina. Papà in giro per lavoro. Mamma sempre presente. Chiuse il cassetto con uno scatto, gli occhi erano gonfi e umidi. Poi che era successo? Da quanto tempo era sola ormai? Troppo.
Si avvicinò quindi al piccolo comodino accanto al lato sinistro del letto matrimoniale. Era il lato di mamma, non l’aveva mai cambiato.
Aprì il cassettino. Vuoto. Stava per chiuderlo quando vide che qualcosa c’era. Guardò meglio. Un vecchio diario, quasi ingiallito. Di quelli che si usavano una volta con la pesante rilegatura.
Si bloccò con la mano sul cassetto. E questo?
Lo tirò fuori. Si sedette sul letto e se lo posò in grembo. Con delicatezza aprì la copertina e vide il nome di sua madre scritto in grande in un bellissimo corsivo.
Le lacrime rifecero capolino. Marta prese dalla tasca un fazzoletto e si asciugò gli occhi. Appena la vista si fu schiarita aprì il diario a una pagina a caso, verso la metà. La grafia della madre la portò ai tempi della scuola. Alle giustificazioni quando stava male o non aveva studiato. Iniziò a leggere.
… mi accarezza da dietro, sento le sue mani dappertutto. Il suo respiro caldo sul collo e i suoi denti che mi stuzzicano le orecchie. Poi qualcosa di caldo, bagnato e viscido. Prima sulla nuca, lentamente. Quindi le spalle e giù sulla schiena. Non ne posso più, i brividi partono dal collo e mi scendono dritti nella fica che sento pulsare…
Marta chiuse il diario con un colpo secco. Un rumore forte, definitivo. Non riusciva a respirare. Lanciò il diario sul letto quasi fosse incandescente. Si alzò, le gambe le tremavano. Andò in cucina, aprì uno scatolone e prese un bicchiere. Lo riempì d’acqua e lo bevve avidamente. La testa le girava. Ma che succede?
Il cuore dopo un po’ cominciò a rallentare. I pensieri divennero via via più lucidi. Meno male che l’ho trovato io, ti immagini se no? Le vennero in mente le sue zie. Per l’amor di Dio.
Devo farlo sparire. Ma perché?
Lentamente tornò in camera, il diario era ancora lì, in mezzo al letto. Sembrava un pericoloso cobra che minacciava di morderla con il suo veleno.
Non riusciva ad allontanarsi. Lo prendo e lo metto in uno scatolone, poi decido.
Non se ne rese conto ma se lo sentì di nuovo tra le mani. Pesante. Vero.
Si risedette e lo riaprì.
… sento caldo, insopportabile. Lo voglio più in fondo, voglio farlo scomparire dentro di me. Inizia a muoversi, prima piano, poi accelera. E poi rallenta. Oddio… così muoio. È enorme, non so se resisto. Dopo glielo voglio prendere un po’ in bocca, so che gli piace tanto…
Marta dovette fermarsi, la vista era annebbiata. Guardò il cassetto dove c’era la biancheria di suo padre e iniziò a tremare. Spostò lo sguardo e incontrò i suoi occhi nel grande specchio. Erano lucidi e le guance rosse come se avesse appena corso a perdifiato. Un animale le si stava agitando nel ventre. Le parole di mamma si confondevano con i suoi sogni. Riprese a leggere.
…aspetta, mi giro, gli dico. E mi metto a quattro zampe. Alzo il culo verso di lui e lo invito a sfondarmi. Sento il suo membro enorme che si appoggia sulle mie labbra, spero non mi farà male. Lo mette dentro appena e poi lo tira fuori. Lo fa ancora e ancora. Un supplizio infernale. Poi un colpo secco, è dentro. Non si muove, rimane immobile. Non ce la faccio più, mi muovo io, avanti e indietro, sempre più velocemente. E allora parte anche lui. Mi dà dei colpi poderosi che mi squassano e mi schiaffeggia il culo. Sento il rumore della carne che urla. Si china infine sul mio collo e mi morde, prima piano e poi sempre più forte. Non resisto più, urlo e urlo e mi sembra di morire. Penso che sto impazzendo…
Il diario le scivolò dalle mani sudate. Stringeva le gambe e sentiva che lo slip si stava infradiciando. Non era più sicura di quello che stava leggendo. Era scritto su quelle pagine o lo stava immaginando lei? Ma che succede? Aiuto.
…e io urlo il suo nome. Urlo che lo voglio ancora. “Mario scopami, scopami, non fermarti”. E intanto vengo. Una, due, quattro … non so quante volte…
Mario? Mario? E chi è Mario?
Si bloccò. Il tremore cessò e un gelo irreale calò nella stanza. Cos’è sta roba? Suo padre si chiamava Giuseppe. Oddio.
Mamma!
Riprese il diario, questa volta quasi fosse fatto di una sostanza repellente. Cominciò a sfogliarlo e a guardare i vari capitoli di quella vita a lei sconosciuta. Nome e data su ogni pagina. Qualche piccola annotazione.
Giunse alle pagine che aveva appena letto. Guardò all’inizio, prima che cominciassero i dettagli.
11 luglio 1982. Giuseppe a Torino fino a martedì. L’Italia stasera gioca la finale con la Germania. Forse io e Mario la guarderemo prima…
Marta si fermò, chiuse di nuovo il diario. Non voleva più vederlo. Voleva solo sparire. Scappare da quella casa, da quella stanza, da quelle pagine. Guardò ancora dove sapeva c’era la biancheria di suo padre e non ce la fece più. Si prese la testa tra le mani e rimase muta a fissare la parete.
Lei era nata il 7 aprile 1983.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Erotico
Ottima prova di scrittura! Sei stato bravo ad accettare la mia challenge con un genere che ci sorprende sempre! Grazie 🙏
@evadaniello grazie Eva per avermi dato l’occasione di provare anche questo genere… mi sono divertito.
Capisco molto bene!
@kenjialbani grazie per aver letto 🙏
Ciao Pierpaolo.
Difficile e perturbante. Una situazione che non poteva che sconvolgere la protagonista. Davvero notevole come sei riuscito a cambiare la percezione di ciò che ci fai leggere in poche righe.
Grazie Antonio 🙏 Sono contento che ti sia piaciuto.