Rivendicazione
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
- Episodio 6: Il libro
- Episodio 7: Premeditazione
- Episodio 8: Il male peggiore
- Episodio 9: Il successo
- Episodio 10: Rivendicazione
STAGIONE 1
Posò il libro.
Sospirò.
Quando Mark uscì dal commissariato, chiamò Alex con le mani che gli tremavano.
«Ho appena finito, dobbiamo vederci. Subito.»
«Sono in centro, vediamoci al solito bar.»
Anche Alex aveva ricevuto la stessa raccomandata, l’incontro era fissato per il giorno successivo. Era subito apparso chiaro che il motivo della convocazione fosse il libro. Alex aveva reagito con calma fredda, quasi indifferenza. Mark no, si era subito agitato, si era posto mille domande per cercare di capire. Era trascorso un anno dalla pubblicazione, perché ora questo interesse? Cosa c’entra la procura… la polizia?
Alex era seduto ad un tavolino, aveva già ordinato dell’acqua e consumato un caffè. Sfogliava un quotidiano.
Mark si sedette. Si versò dell’acqua, bevve con un unico gesto. Un respiro profondo. Con la mano alzata ed il labiale ordinò un caffè alla ragazza al banco.
«Cosa ti hanno chiesto?» domandò Alex.
«Del libro. Di noi. Di te.»
Alex ascoltava in silenzio.
«Stanno facendo dei collegamenti, Alex. Questo commissario Minelli parla di dettagli, particolari che “coincidono con fatti realmente accaduti”.»
«Che tipo di collegamenti? Quali fatti?»
«Non me l’ha specificato. Mi ha detto che non poteva darmi troppe informazioni.»
Alex abbassò lo sguardo sul tavolo, «Succede» disse «quando scrivi bene le scene appaiono reali».
«Non è questo» Mark scosse la testa «non è una questione di stile.»
Una pausa, poi con un filo di voce «Alex… c’è qualcosa che dovrei sapere?»
Alex sollevò lo sguardo, fissò l’amico e con calma gli rispose «Mark, sai già tutto».
A quelle parole, Mark, sprofondò in un abisso di preoccupazione, ansia, senso di colpa. Ripensò a tutto. La trasformazione di Alex, scrittore e uomo. La nuova sicurezza, la fierezza che non gli aveva mai visto addosso prima. Quelle strane sensazioni che aveva provato nei mesi precedenti, durante i blackout di Alex. Qual era il motivo di quella preoccupazione che lo affliggeva? A cosa si riferiva Alex, veramente lui sapeva già tutto? I suoi pensieri furono interrotti dalla ragazza che gli portò il caffè.
«Alex, devi dirmi la verità. Siamo coinvolti entrambi in questa stor…»
Alex, che nel frattempo si era alzato per andar via, poggiò la mano sulla spalla dell’amico. Lo interruppe.
«Amico mio, stai tranquillo. Sono io l’autore. È opera mia. E nessuno potrà portarmela via.»
Mentre Alex si allontanava, l’ansia e la preoccupazione di Mark si trasformavano in angoscia. Forse era giunto il momento di parlare seriamente con il suo avvocato.
L’orologio appeso alla parete diceva che era trascorsa quasi un’ora da quando il commissario Minelli aveva iniziato a fargli domande. Erano domande semplici, spesso ripetute ma formulate in maniera diversa, con lo scopo di indurlo a contraddirsi. Alex aveva risposto con calma, senza esitazioni. Poi arrivò la domanda che cambiò la temperatura della stanza.
«Nell’ultimo capitolo, Lei descrive una scena del crimine molto realistica» il commissario cercava sulla sua copia alcuni passaggi che aveva precedentemente sottolineato.
«Leggo testualmente: “A vederla così, senza i suoi abiti da prostituta, senza trucco, sembra una bambina“, anche “il piccolo fiore tatuato sul seno sinistro pare appassito. Si chiama Lule. Nella sua lingua significa fiore”.»
La postura del commissario era cambiata. Ora, sembrava un predatore pronto a scattare per afferrare la preda con i suoi artigli. Mise da parte il libro e fissò altro uomo.
«Signor Mariani, Lei conosce o ha mai conosciuto una donna di nome “Lule”?»
Alex si aspettava quella domanda già da tempo. Da molto prima di ottenere l’attenzione della polizia. Rileggendo le bozze dei suoi racconti, si era domandato se fosse il caso di riportare particolari che avrebbero potuto coinvolgerlo in futuro. I racconti erano inventati. Scene costruite dalla sua fantasia. Ma quando scriveva riportava in quelle pagine le emozioni che aveva vissuto lui in prima persona. Notte dopo notte: perlustrazioni, pedinamenti, pianificazioni. Aveva costruito i suoi racconti sulla base delle vere esperienze che aveva vissuto. Era quello il segreto del suo successo. Forse si era lasciato prendere la mano. Forse aveva creduto che nessuno avrebbe mai potuto capire quanto ci fosse di vero. O forse l’aveva fatto di proposito? Forse, in fondo, lui voleva rivendicare l’unicità della sua opera. Legittimare il suo merito.
«Signor Mariani?» il commissario lo stava osservando «Ha bisogno che le ripeta la domanda?»
«No, non serve… Credo di sì… Credo di aver conosciuto una Lule in passato, ma non ricordo di preciso quando ed in quale contesto.»
Il commissario aveva intuito dove colpire. L’atteggiamento, il linguaggio del corpo durante il colloquio, gli avevano mostrato un muro di superbia ed estrema fiducia. Minelli aveva deciso di giocare la carta della provocazione. Voleva vedere quanto fosse realmente solido e alto quel muro.
«Bene. Allora si tratta solo di coincidenze. È soltanto narrativa. Il libro è valido ma è un libro come tanti.»
Nel dirlo il commissario sottolineò quelle parole, come per provare a spingere il pulsante giusto.
Click.
L’espressione di Alex cambiò improvvisamente. Rigido. Nervoso.
Il commissario capì di aver fatto centro e rincarò la dose.
«Signor Mariani, avremmo finito. Grazie per il suo tempo. Può andare, si goda il suo momento di celebrità. Si sa, il successo è effimero».
Alex continuava a stare fermo, il viso rosso e contratto. Seduto, con le mani che stringevano i braccioli della sedia. Poi iniziò a parlare. Quello che disse lasciò il commissario incredulo.
Sono sempre stato invisibile.
È questa la verità.
Per anni ho scritto nel silenzio.
Parole lette da nessuno.
Storie che non lasciavano traccia.
Esistevo, ma ero nessuno.
Poi ho capito.
Non basta scrivere bene.
Non basta immaginare.
Le persone non vogliono leggere la verità.
Vogliono viverla.
Vogliono sentirla.
E per sentirla… deve essere reale.
Io ho dato loro questo.
Gli ho dato qualcosa che non possono ignorare.
Le mie storie sono di fantasia.
Ma funzionano perché sono vive.
Perché dentro c’è odore.
Peso.
Paura.
Sono nate da quello che ho visto.
Da quello che ho cercato.
Da quello che ho attraversato.
Ho già pagato un prezzo.
Sono pronto a pagare il resto.
Non tornerò indietro.
Non voglio.
“Soltanto narrativa”, “un libro come tanti”…
Coincidenze, le chiama lei.
No.
Sono la mia firma.
Io non ho creato il male.
L’ho usato.
E adesso esisto.
Davvero.
Il tempo necessario per assimilare quelle parole, poi il commissario Minelli chiese: «Signor Mariani, ha un avvocato a cui rivolgersi?»
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
- Episodio 6: Il libro
- Episodio 7: Premeditazione
- Episodio 8: Il male peggiore
- Episodio 9: Il successo
- Episodio 10: Rivendicazione
“Io non ho creato il male.L’ho usato.E adesso esisto.”
Gela il sangue.
👏🏼
grazie Corrado
Ciao
P.
Mi sembra di capire – anche dalla nota che hai pubblicato- che, almeno per ora, finisce qui.
E finisce con una confessione (?) ambigua, che non chiude il cerchio, sebbene, davanti a un commissario di polizia, sia più che sufficiente per mettersi nei guai.
A parte questo, rimane il male che Alex ha fatto: se non agli altri, per lo meno a se stesso. L’ambizione letteraria e il desiderio di emergere e farsi notare hanno raggiunto lo scopo: se mi permetti una battuta, non è chiaro se il suo futuro sarò il carcere o una manicomio giudiziario (nel caso esistano ancora).
In ogni caso, hai fatto un gran lavoro di cui credo tu possa essere soddisfatto.
Se per caso qualcosa mi è sfuggito o se non ho capito nulla (cosa possibile) ti prego di farmelo notare.
Grazie e a presto.
hai capito tutto alla perfezione, come sempre.
ciao Francesca
Grazie
P.
Pensa se il commissario avesse detto: «In effetti non è molto realistico». Alex avrebbe confessato pure l’attentato di Sarajevo. Bravissimo, Pasquale!
narcisista e anche mitomane
ciao Concetta.
Grazie
P.