Rock ‘n’ Roll Star – Parte 1

Serie: Rock 'n' Roll Star

  • Episodio 1: Rock ‘n’ Roll Star – Parte 1

Dedicato a chi non smette di lottare. Mai.

Avete mai tenuto in mano una chitarra elettrica? Dà una bella sensazione. Ha un peso giusto, che non ti affatica ma che è concreto a sufficienza per farti capire il suo valore. E’ qualcosa di ben fatto e costruito.

O almeno è la sensazione che mi trasmette quella che ho in mano in questo momento.

La struttura del manico in legno levigato è liscia e solida. Il “body” – così si chiama il corpo centrale – è di plastica dura che avvolge un legno scuro come il peccato. Ha le forme sinuose di una ballerina orientale.

E’ di uno sgargiante rosso fuoco intervallato da una grande parte centrale color crema, a richiamo delle mode degli anni ‘70, dove questi ruggenti strumenti la facevano da padrone.

Le corde di acciaio corrono dritte e tese come strali lungo il manico fino ai capotasti cromati a cui sono assicurate.

“Fender” recita la scritta in un elegante nero lucido sul capotasto in legno chiaro.

Con il pollice e l’indice pizzico leggermente le corde, facendo uscire un ovattato “tuuud-tud-tud-tuuud” armonico che mi mette una gran voglia di saper suonare questo oggetto misterioso.

Di saper produrre note, musica, emozioni dal nulla.

Abilità che ho sempre trovato quasi sacra; magia che ho visto tante volte avverarsi davanti ai miei occhi quando una chitarra è nelle mani di gente esperta.

Giorgio, il mio migliore amico, è uno di quelli. E’ lui che me l’ha regalata.

Suona da quando era piccolo, setto od otto anni. All’epoca suonava la chitarra classica, come spesso accade ai bambini della sua età.

Anche io avevo cominciato con lui. Mollai dopo un paio di mesi. Scelsi gli sport: il calcio, il tennis. Lo sci durante l’inverno. Variavo molto.

Lui no. E’ stato sempre costante, con la musica. Con il suo strumento: la chitarra.

Mi ricordo quando avevamo sui 16 anni, in camera sua. Euforico mi faceva sentire qualche canzone che era riuscito ad imparare dai compagni di corso più grandi. Pezzi dei Blur, dei Verve o degli Oasis, il nostro gruppo preferito.

L’apprendista stregone che lentamente si eleva al rango dei suoi maestri.

Io stavo accanto a lui, tra l’affascinato e l’invidioso, ad ammirare la magia scaturire da quelle corde manovrate con una sapienza a me sconosciuta.

Forme di mani e dita che sembravano voler disegnare incantesimi lungo la sua bacchetta magica a sei corde.

Mi sarebbe piaciuto riprovare ad imparare.

Che crudele ironia aver ricevuto un regalo così, ora.

“Che cazzo gli avrà detto la testa! Deficiente!” penso mentre lacrime amare mi scorrono sul viso, più libere delle note di un assolo.

Con il braccio sinistro getto la chitarra sopra il lettino della mia stanza della clinica riabilitativa in cui mi trovo ormai da più di un mese.

Il pavimento è un disastro di coca-cola, vetri e cubetti di ghiaccio.

Guardo il bicchiere in frantumi accanto alla porta, lì dove l’ho tirato cercando di colpire Giorgio mentre usciva con gli occhi lucidi ed il cuore pesante per le parole che gli avevo gettato in faccia.

“Se le meritava tutte, è solo un idiota arrogante. Ma che cazzo ne sa lui?!”

Mi chiamo Paolo, ho 22 anni e non riesco più ad usare il braccio e la gamba destra da 137 giorni.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Silvio. Le tue descrizioni mi hanno trasportata nel racconto, tanto che “sentivo” la chitarra fra le mie mani. Si preannuncia una serie che seguirò volentieri, le domande a cui rispondere sono moltissime (non per ultima il motivo per cui Paolo si trovi in quella situazione). L’istinto mi dice che quella chitarra sarà importantissima per lui.