Rossetto rosso

Tu sei più alta di me, perché sei la mia mamma, sei magra, hai i capelli lunghi e scuri e pure gli occhi sono scuri, le orecchie non si vedono perché stanno sotto i capelli, indossi un vestitino che ti arriva fino alle caviglie e poi ci sono le scarpe, che ti ho fatto con il tacco piccolo e basso, perché a te, i tacchi alti non piacciono, ti mettono a disagio, dici sempre che non li sai portare, pensi che potresti perdere l’equilibrio e cadere a terra, e fare una figuraccia in mezzo alla gente, e allora te li ho fatti come vuoi tu, così non ti vergogni. E tu stai in piedi, accanto a me, hai le gambe unite, invece, le braccia, te le ho fatte staccate dal corpo e un pochino alzate, come fossero due ali, e le mani sono aperte, tipo ventaglio, una a destra e l’altra a sinistra, e su quella di sinistra, ci ho messo la mia mano destra, che, però, è chiusa, perché vuole prendere la tua. Io sto vicino a te, ma sono più piccola, perché sono tua figlia, mi sono fatta alta, fino alla metà. I miei capelli sono lunghi come i tuoi, però, leggermente più corti, e sono lisci e scuri, e anche gli occhi. Le orecchie stanno sempre sotto i capelli. Sono magra come te, porto anch’io un vestitino tutto nero, fino alle caviglie, con le scarpine uguali alle tue, sempre col tacco basso e piccolo. Le mie gambe sono sottili e unite e le braccia aperte, così come le manine. Solo una però, quella di sinistra, l’altra, vuole stringere la tua, te l’ho già detto. Stiamo a casa nostra, nella mia cameretta che è minuscola, perché ci dorme pure il fratellino, che è ancora più piccolo di me. Però, lui non c’è e nemmeno papà ci sta, perché tanto a loro due, li vedo sempre, tutti i giorni. Quindi, non c’è bisogno. A te, invece, non ti vedo mai. Lo so che devi lavorare, mica sono stupida, me lo dici sempre, che magari il sabato e la domenica recuperiamo, anche se, poi, il sabato e la domenica, ti tocca lavorare, perché ti chiamano per le urgenze. E allora, ti ho messa, lì, accanto a me, solo tu, senza papà e senza il fratellino, perché tu non ci sei, e loro, invece, sì. E dietro di noi c’è un muro, tutto scuro, e sul muro ho fatto una piccola finestra, con il cielo azzurro dove volano gli uccellini, che sono liberi. Vicino a me, c’è un armadio, con dentro tutte le mie cose, soprattutto le borse che mi piacciono tanto, perché tanto, piacciono pure a te. Sotto il tuo naso, ho fatto una bocca che sorride, una bocca tutta rossa come il rossetto che ti metti sempre, e anche sotto il mio nasino, ho fatto una boccuccia che sorride, ma senza rossetto rosso, perché dici che sono ancora troppo piccola per certe cose, che devo aspettare. Io e te siamo felici, quando sorridiamo e quando stiamo insieme. E poi, alla fine, ho fatto una nuvoletta, in alto, accanto alla mia testolina, e ci ho messo dentro queste parole: «Mamma, ti prego, non mi lasciare mai sola.»

La maestra mi ha fatto i complimenti, perché sono stata brava, il mio disegno le è piaciuto tanto, poi mi ha dato un bacetto sulla fronte e mi ha detto che anche tu, sicuramente, mi vuoi bene.

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Discussioni

  1. “E poi, alla fine, ho fatto una nuvoletta, in alto, accanto alla mia testolina, e ci ho messo dentro queste parole: «Mamma, ti prego, non mi lasciare mai sola.»”
    Questa battuta esprime tutta la dolcezze e innocenza della bambina. È il passaggio che preferisco. Complimenti 👏

  2. Credo sia davvero difficile mettersi dalla parte dei bambini.Bambini lo siamo stati anche noi, ma ci aggrappiamo a chissà quale stupida convinzione credendo che oramai sia tutto passato e che ci dobbiamo comportare da adulti. Bambini magari adesso ne abbiamo attorno, ma non li guardiamo mai veramente e, soprattutto non li ascoltiamo. Con il tuo breve testo, scritto molto bene, mai stucchevole e dolce al punto giusto, hai saputo dare voce a che semplicemente ha qualcosa da dire. Bravo.

  3. ” mi ha detto che anche tu, sicuramente, mi vuoi bene.”
    Bellissima e commovente questa frase finale. Per tutto il racconto si percepisce il bisogno di amore, di conferme, che la piccola ha nei confronti della madre. I bambini vivono di presenze, cose concrete, faticano a capire le assenze, anche giustificate. Il fatto che la maestra, a modo suo, provi a colmare questo vuoto, mi è sembrato un gesto bellissimo. Hai descritto tutto davvero molto bene. Bravissimo.

  4. Già non è facile immaginare la sensibilità dei bambini, ma il tuo racconto spiega addirittura un disegno con le parole di una bambina. Ben fatto, Alberto.

  5. Riuscire ad immedesimarsi inei personaggi totalmente diversi da noi, per età, genere o carattere, per chi cerca di descriverli nei suoi racconti, non é sempre facile. Credo sia una prova importante, che puó dimostrare la capacità di astrazione e di empatia dell’ autore. In questo caso credo che tu sia stato credibile, attraverso il linguaggio molto semplice e ingenuo che fa tenerezza, della bambina ben rappresentata nella descrizione del suo disegno infantile.