
Sai dove andare a dormire?
Stanotte fa freddo davvero, tre gradi nel portoncino. Arriva l’inverno vero. Il cielo è pulitissimo. Si vedono un sacco di stelle. Inizia il momento che piace a te. In Valle probabilmente ha nevicato già. E avrai tirato bestemmie a chi dice che gli impianti non riapriranno. E avrai trovato già il modo di andare a sciare lo stesso. Tanto vai fuori pista, tu. Che ti frega.
Chiudo gli occhi e sono lì. Sono scappata in macchina, come te ad aprile. Non proprio. Eguagliare la tua fuga è ben oltre le mie possibilità. Ti aspetto al tavolo di legno fuori casa tua. Sei andato a camminare. Torni sorridente, con un paio di amici, forse uno è straniero. Rimango seduta col termos in mano. Ti guardo e basta. Ti vedo bene. La spalla è a posto, la schiena è forte. Io sono dimagrita. È facile che se mi abbracci troppo forte, mi smonti. Non lo fai. Una parte di me ti ringrazia in silenzio. Forse te ne accorgi. Ti avvicini con i tuoi amici e ci presenti. Niente titoli, niente etichette, solo il mio nome. Fa bene. Entriamo in casa tutti insieme, beviamo qualcosa di caldo, si chiacchiera. Il tempo passa veloce ma piacevole, ne girate qualcuna, nessuno fa domande sul fatto che io non fumi, ci si ride sopra, senza troppi problemi. Un’ultima birra, o un sorso di vin brulé, e si fa buio. Gli amici salutano e vanno via.
Noi restiamo fuori ancora un po’, te ne accendi una. Sei serio. “Sei venuta in macchina?”, rispondo di sì. “Da sola?”. Di nuovo sì. “Perché?” Faccio spallucce, sbuffo, guardo in su, le stelle. Ce n’è un sacco, più che da me. Insisti: “Perché sei venuta fin qui?” Ho la risposta ferma in gola, serrata da un tappo di lacrime. Se rispondo, esplodo. E non voglio piangerti davanti. Per un bel po’ non voglio che succeda più. Mi limito a guardarti negli occhi e far spallucce. Provo a sorridere, ma non mi viene fuori granché. “Per vedere i lupi.” Sbuffi finendo la sigaretta. Il lumicino si spegne nella neve. “Sai dove andare a dormire?”, ho già in mano il telefono, “Prenoto una stanza qua vicino, e riparto domattina dopo colazione, per viaggiare con la luce”. Annuisco, a me stessa più che a te, e riprovo un sorriso che vien fuori peggio di prima. “Metti via quel telefono e prendi lo zaino in macchina, non fare la scema”. Non lo so se voglio accettare. Esito. Abbasso gli occhi, guardo altrove.
Apro gli occhi. Sono nel mio letto, guardo fuori dalla finestra il pezzettino di cielo sopra la bandiera dell’Elba (ho girato il cuscino dall’altra parte, dall’ultima volta che sei stato qui). Non prendo le chiavi della macchina solamente perché non ho il tuo indirizzo preciso in Valle. Se no te la farei io la mossa Kansas City, stavolta.
Notte, ovunque tu sia.
Gennaio sta volando. Lunghissimo, ma sta volando. Sei stato di nuovo rumore bianco. Non sta succedendo spesso, ma quando succede è persistente. Tu sei di nuovo sotto la neve. Se ne è scesa tanta quanto l’acqua qui, sei quasi sepolto. Mi porti a fare due passi? Magari stavolta i lupi li incontriamo davvero. È quasi luna piena…
Chiudo gli occhi. Cammini poco dietro di me. Non ho tanto fiatone, te ne sei accorto e sento la tua soddisfazione, i primi esercizi per non perdere massa me li avevi insegnati tu. Mi sento protetta, non accudita. Osservata, non controllata. Il sole picchia, mi fermo per coprire e dare un po’ di sollievo agli occhi che bruciacchiano. Ti avvicini, mi appoggi solo una mano alla base della schiena. Fai il movimento di toglierti gli occhiali. Rifiuto l’offerta. “Tranquillo, adesso passa.”
Non ho dormito da te, alla fine. Ho fatto come dicevo io, ma stamattina non sono ripartita. Resto ancora una notte al B&B, forse un paio. Mi hai corrotto facile, mi hai detto che le temperature si alzeranno un po’ e si può andare in parete. Una facile, per vedere come sono messa, ché le palestre chissà quando riaprono. La passeggiata prosegue ancora un po’, il fiatone aumenta, ma non tanto. Ti fermi e mi fai segno di star zitta, ci spostiamo dietro un tronco. I lupi… li abbiamo trovati!
Apro gli occhi. Sì, due, tre giorni di fuga così mi farebbero proprio bene. Notte, ovunque tu sia.
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Bello. Scrittura asciutta ma piena di significati.
Uno strano racconto fra realtà ed onirico. Intrigano molto i sottintesi di questo amore finito.
Grazie. Un punto di vista a cui non avevo pensato.
E chi può sapere se sia finito davvero…?
@kenji-albani sono contenta. Io non ero convinta per nulla…
Oh, quanta poesia!
…ironico? 😏
No, no, affatto, sono serio! Mi è piaciuto