Salud mi familia
Serie: Mio caro lockdown
- Episodio 1: Disoccupato a tempo pieno
- Episodio 2: Mia cara Verdansk
- Episodio 3: Salud mi familia
STAGIONE 1
I
La stanza non era cambiata per niente: Alexa continuava a ricordarmi ogni giorno gli appuntamenti telefonici con i sindacati, l’armadio sempre in disordine e le cuffie sempre pronte e accese per parlare con gli amici. Stavo ignorando il fatto che alla fine del lockdown mancavano una manciata di giorni e che ognuno sarebbe tornato alle proprie responsabilità; c’era chi possedeva attività commerciali da riaprire tra le difficoltà e chi semplicemente doveva tornare a lavorare; io invece dovevo tornare ai miei problemi, cercando di risolverli prima di iniziare il nuovo lavoro ad agosto. Tutto era passato di nuovo in primo piano e progressivamente stavamo uscendo dal mondo che ci eravamo creati, Verdansk non poteva più essere la nostra casa; Uscendo da questo mondo però, mi resi conto che la relazione stabile che tanto vantavo di avere, in realtà mi era completamente sfuggita di mano.
II
Una relazione a distanza non è per tutti. Anche se per appena due mesi, perdere il contatto quotidiano con l’altra metà può essere deleterio per alcuni. Inizialmente era solo felicità. Rivederla, uscire con lei, fare l’amore e riprendere ogni tipo di attività di coppia, mi aiutava a rientrare nella vita reale con un sostegno accanto, un sostegno importante. Dentro di me c’era qualcosa però, come un piccolo fastidio che pungeva e faceva pressione in un angolo remoto, nel mio subconscio.
III
Dopo appena una settimana dal ritorno alla normalità e dopo aver riordinato tutti la propria vita, il nostro gruppo si riaccese all’improvviso, all’esterno questa volta. Iniziammo ad uscire frequentemente. Antonio aveva un locale che serviva cucina street americana, gestito insieme a sua moglie Anca – che considero una sorella a tutti gli effetti – e Vittoria, sorella di Antonio; noi eravamo sempre la a mangiare o ad aspettare che chiudessero per poi uscire. Con fabio le uscite erano molto più frequenti perché lui aveva orari normali rispetto agli altri e, a differenza di Giuseppe, Francesco e Giovanni, non si era trasferito al nord da anni. Era tutto incredibilmente perfetto anche con chi era lontano però, non ci eravamo persi, anzi, la fine del lockdown ci aveva unito ancora di più nonostante i tanti impegni e le distanze.
IV
Tra metà luglio e inizio agosto accadde di tutto. Dario, un vecchio amico conosciuto quattro anni prima online, decise di scendere da Bologna per farmi visita. Erano anni che cercavamo un modo per incontrarci. Io conoscevo tutto di lui e lui conosceva tutto di me, anche senza esserci mai incontrati; quello sarebbe stato il passo definitivo per consacrare un’altra bellissima amicizia. Appena Dario si mise in viaggio, mi arrivò la chiamata dal nuovo lavoro. Il giorno dopo, senza preavviso e contemporaneamente all’arrivo di Dario, dovetti iniziare a lavorare, con un mese di anticipo e con tanta rabbia nel cuore.
V
Era compito di Fabio prendersi cura di Dario mentre ero a lavoro. I miei orari serali mi impedivano di passare del tempo con lui, non come desideravo almeno. Dario e Fabio legarono subito per fortuna e questo mise una piccola pezza alla mia assenza durante le ore di divertimento serali. Dopo la mezzanotte circa raggiungevo la strana coppia per divertirmi e trasformarla in un trio ancora più strano. Non so esattamente da dove prendessi le forze, ma grazie a loro, il classico disagio del nuovo lavoro e della nuova routine svanirono con più facilità.
VI
Dopo qualche giorno dall’arrivo di Dario, si aggiunsero improvvisamente Giuseppe, Giovanni, Francesco e Stefano; quest’ultimo era un altro fratello che durante il lockdown, per motivi di lavoro, non fu tra i più presenti. In quei giorni la felicità provata superava tutte le emozioni vissute prima. Loro erano qui, noi eravamo qui, tutti insieme a fare baldoria, prima al locale da Antonio e poi in giro per la città danzante e sempre sveglia. Non erano più delle cuffie o Verdansk ad unirci, non c’era più il limite della distanza a separarci. Eravamo tutti insieme, in un solo luogo a divertirci e ricordare le stupidate fatte e dette nel lockdown come fossero passati dieci anni o più.
VII
Un’estate da non dimenticare, che rimarrà nel cuore di tutti noi grazie a quei pochi giorni passati insieme, giorni testimoni del fatto che da li in avanti, in ogni tipo di situazione noi saremmo stati sempre uniti, nel bene e nel male. Un lockdown che doveva essere un evento terribilmente negativo si era trasformato nell’esatto opposto. Un lockdown che aveva portato via lavoro, soldi, routine e sicurezze; ma che allo stesso tempo, per alcuni, aveva portato gioie inaspettate e prospettive future più rosee rispetto a prima. Anche se qualcosa in cambio è stato dato. Un prezzo è stato pagato.
VIII
Poco dopo, aprendo gli occhi improvvisamente, riuscii ad identificare l’origine e l’identità di quel piccolo fastidio che provavo stando con la mia compagna. È come se durante il lockdown, inconsciamente, avessi iniziato a vivere le mie giornate abituandomi non solo alla sua temporanea assenza, ma anche ad una possibile assenza permanente; così facendo, ritornando alla normalità, diventò quasi un fastidio dover condividere nuovamente la mia sfera sentimentale con qualcuno. inevitabilmente la cosa non durò molto. Probabilmente se fosse stata davvero quella giusta, tutto questo non sarebbe mai accaduto e un lockdown non avrebbe messo freno al nostro amore.
IX
A distanza di quasi due anni sono di nuovo in questa stanza, il covid ha deciso di colpire anche me. Rivivere una quarantena mi sblocca ricordi felici ogni giorno nonostante il disagio di dover stare rinchiuso. Loro sono ancora tutti qua, a tenermi compagnia come sempre, a ricordarmi che non dovrò mai sentirmi solo in questa vita. Sto avendo molta compagnia ma anche tempo per me stesso, per riflettere. Negli ultimi mesi, alcuni spiacevoli episodi hanno scosso la vita di alcuni di noi, ma siamo rimasti tutti sempre uniti. Nessuno di noi è perfetto, tutti abbiamo bisogno di circondarci di grandi persone per fare grandi cose e stare bene.
X
Ho sempre pensato che la famiglia non è quella che ti capita, è quella che tu scegli per te. A tutti voi devo molto; perché grazie a voi possiedo una polizza sulla felicità, perché grazie a voi sento di avere la famiglia allargata e unita che non ho mai avuto, perché grazie a voi so che in momenti delicati avrò qualcuno a sostegno, perché grazie a voi mi sento grande, perché grazie a voi io sono ora completo.
Salud mi familia.
Serie: Mio caro lockdown
- Episodio 1: Disoccupato a tempo pieno
- Episodio 2: Mia cara Verdansk
- Episodio 3: Salud mi familia
Ragione su entrambi i fronti: quelle che possono sembrare difficoltà a volte possono rivelarsi delle opportunità. E sì, anch’io credo nel termine più ampio di famiglia, quello in cui degli individui si scelgono. Bel racconto, spero di rileggerti presto 😀
Ti ringrazio di cuore, è stato un piacere leggerti durante la realizzazione del piccolo racconto! 😊