Salvo

Serie: Forse una storia II

  • Episodio 1: Salvo

Per tutto il resto di quella giornata l’uomo che ha rischiato di essere ferito (lo chiameremo Salvo) si sente strano. Taglia cespugli automaticamente. Ma nella sua mente, mentre le mani e le gambe si muovono, avverte di nuovo le sensazioni provate una notte di alcuni mesi prima, una notte in cui, senza sapere in fondo perché, si è fermato ai bordi della provinciale e ha preso su una nera per farci quello che fanno tutti con le nere che stanno ai bordi della provinciale. E chi lo fa, poi a volte lo dice, scherzando con gli altri.

Quello che ha sentito allora continua a tornargli in mente oggi, chiaro e netto come se fosse presente. Le poche parole scambiate con voce neutra, l’odore della pelle, il piacere.

Dopo, anche lui ha riso al bar. Come gli altri. Poi si è dimenticato. Ora invece ricorda, ricorda. E, di nuovo, non capisce perché.

Salvo lavora, mangia, beve, lavora. Il mondo fuori, via via che passano le ore, è sempre più sfocato, sembra meno reale delle sensazioni di quella notte. Sale sul furgone senza parlare con nessuno. A parte l’uomo che l’ha quasi ferito, non ha parlato con nessuno per tutta la giornata. Qualcuno chiude cancello e lucchetto. La giornata di lavoro è finita.

Suuf si è nascosta nel suo angolo del capannone abbandonato: ormai il grande cespuglio di rovo non esiste più. Vede davanti a sé una distesa di sterpi e di erba il cui colore rapidamente passa dal verde al marrone; il sottobosco è sparito. I fusti delle piante hanno gridato la loro silenziosa agonia tutto il giorno, e lei l’ha accolta, mentre le radici stendevano nel profondo, nelle microscopiche crepe del terreno, migliaia di cellule iridescenti per cercare l’acqua, l’azoto, qualsiasi cosa le potesse preparare a far risorgere la parte aerea. Milioni di creature striscianti sono morte lanciando messaggi, generando comunque informazioni.

La rete è indebolita, sfilacciata, ma non distrutta, anzi, determinata ancora più fortemente a sopravvivere.

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