Sammy

[Attenzione! Contenuti sensibili, linguaggio discriminatorio e temi legati al bullismo e alla violenza]

 

La campanella suona. Da tutte le aule, in poco tempo, escono maree di ragazzi e di ragazze. Corrono via verso la libertà. Fine delle lezioni, almeno per oggi.

Samuele fissa il banco. Lentamente, mette un oggetto dopo l’altro in cartella.

– Marchetti tu non scappi via con gli altri?

– No prof, faccio le cose con calma.

Non ha altro da mettere in cartella.

– Devo aspettare mia madre. – Aggiunge alzando le spalle.

Il prof sta per uscire dall’aula indifferente, ma si blocca improvvisamente. Guarda il suo studente.

– Tutto bene? Lo sai che se ci sono problemi devi rivolgerti a me, vero?

Non esita a rispondere, come se avesse imparato quelle frasi a memoria sapendo che gli sarebbero state chieste, prima o poi. – Nessun problema, prof. Solo un po’ stanco.

– Va bene, arrivederci.

Se ne va. E poi pretende di ottenere la fiducia dei ragazzi. Ignorandoli.

Samuele mette la cartella in spalla, ma non riesce a muoversi. Si accorge che la forza nelle gambe è venuta a mancare, le mani tremano quasi impercettibilmente.

Forse oggi non sono venuti. Dio, fa che non siano venuti, pensa tra sé.

Chiude gli occhi. Nel silenzio, sente i battiti del suo cuore martellare forti, nel silenzio riescono a riempire l’aula vuota.

Prende un respiro profondo ed esce.

Scende le scale, raggiunge l’uscita. Prova a vedere fuori, a cercare qualcuno. Ma non vede nessuno.

Affretta il passo, inizia a seguire il ritmo dettato dal suo cuore che sembra sul punto di esplodere. Per ora tutto bene, pensa.

Una voce dietro di lui.

– Saaaaaammyyyy…

Si ferma come pietrificato da quella voce.

– Non saluti i tuoi amici? – Un’altra voce.

È reale, non è un incubo dal quale non riesce a svegliarsi.

– Ultimamente ci trascuri…

– Dicono che hai un fidanzatino, ci tradisci così?

Samuele fa un passo avanti, ma una forza lo blocca, gli entra nel sangue e lo gela.

– Lasciatemi stare, devo tornare a casa presto.

– Tu non te ne vai da nessuna parte. – Nicola. Lo teme più degli altri. È lui che comanda.

– Hai bisogno solo di capire come devi e come non devi comportarti con noi, finocchio. – Sputa per terra.

Nicola cammina verso di lui, si ferma e guarda la faccia che nasconde il terrore, una maschera inutile oltre la quale il bullo riesce a vedere.

Il più grosso tra tutti gli stringe una spalla provocando un dolore molto forte. Afferma con tono irritato: – A noi non piacciono i froci, preferiamo curarli finchè sono in tempo.

Samuele cerca di liberarsi dalla presa e scappare, ma prima che possa muoversi il gruppo lo ha accerchiato.

Vorrebbe urlare, ma non ha la forza di reagire. E prega dentro di sé.

Non devo piangere, non devo piangere davanti a loro, Dio, ti prego aiutami a non piangere ora.

Se esce anche solo una lacrima, mi picchieranno ancora più forte. Dio, non farmi accorgere di nulla.

Una goccia di sangue gli macchia la camicia. E un’altra, e un’altra ancora.

In casa è solo. Sono in cinque in tutto, ma Samuele è solo. Si chiude in camera e legge, tutto il giorno. Ma per quanto viaggi lontano, in terre dove lui sarebbe amato, considerato e rispettato, finite le pagine è solo di nuovo.

Sua madre bussa alla porta, ma non entra. Crede sia giusto dare spazio a suo figlio.

– Sammy, tutto bene?

– Sto leggendo mamma.

– Ho trovato la camicia macchiata di sangue.

Aspetta un attimo, prepara la risposta.

– Ho sbattuto per sbaglio contro una porta. – Che scusa idiota, pensa tra sè.

La madre vorrebbe chiedergli perché non l’ha detto prima, ma decide di non farsi domande.

“Vorrei solo che qualcuno si rendesse conto che esisto, che mi amasse e che mi proteggesse, disse la ragazza. Per me sei importante, io ti amo e ti proteggerò quando avrai bisogno, rispose il bel giovane biondo.”

A quelle parole lette, Samuele si rende conto che nessuno lo amerà mai, che è un fallito e per questo per il resto della sua vita rimarrà solo. Con gli occhi, cerca il cutter sulla scrivania. Lo trova, lo apre. Prende la lametta e la guarda. Prova ad appoggiarla alla pelle. È fredda, come uscita da un frigorifero.

Basta poco per finire, pensa.

Osserva come la luce della lampada viene riflessa perfettamente dalla lametta, e improvvisamente si rende conto di ciò che ha pensato. Getta immediatamente la lama e tutto il cutter di plastica verde nella spazzatura.

Se non vieni in bagno a metà della terza ora, ti cerchiamo noi e te la facciamo pagare, gli avevano detto quella mattina.

– Prof, posso andare in bagno?

Dieci e mezza spaccate.

– Certo Marchetti, vai pure.

Non sa perché lo fa, perché li asseconda. Forse per paura di conseguenze più grandi.

Il bagno è deserto.

Per poco ancora. Entra Nicola. Solo Nicola.

– Finocchietto, sei in anticipo!

Chiude la porta del bagno a chiave.

La voce e la forza per un attimo gli tornano in corpo, tanto che riesce a chiedere, seppur sottomesso: – Perché ce l’hai con me? Cosa ti ho fatto?

Nicola lo fissa negli occhi, sguardo gelido.

– Perché tu mi provochi! – Urla e lo spinge contro la parete. – Hai iniziato con i sorrisi, con gli sguardi, standomi sempre attorno!

Samuele non capisce.

Nicola lo tiene premuto contro il muro, premendo con tutto il corpo con forza.

– Sei un frocio di merda, io ho una fidanzata!

Samuele ora capisce. Tutto si fa chiaro. Nicola è un represso, si sfoga su di lui che, almeno un tempo, era sicuro di sé.

– Guarda cosa ti meriti!

Samuele non riesce a opporre resistenza e viene baciato con violenza. Peggio di un pugno o un calcio, peggio di qualsiasi insulto ricevuto finora.

In questo sfogo, Nicola si fa spazio con la lingua ed entra in contatto con Samuele.

Dio, non farmi piangere, prega dentro di sé. Ma le sue preghiere non funzionano. Non sa se qualcosa lassù esiste, o se nemmeno un ipotetico Dio si interessi davvero a lui. Inizia a piangere e non riesce a fermarsi.

Nicola si stacca da lui e lo guarda.

– Guarda cosa mi hai fatto fare, checca!

Gli tira uno schiaffo forte in faccia.

Samuele versa le lacrime che ha trattenuto per giorni, per settimane, per mesi.

– E se domani non vieni di nuovo a quest’ora in questo bagno, dovrai ripulire il tuo schifoso sangue dal marciapiede. – Questa volta è quasi un sussurro, un sussuro terrificante. Sblocca la

porta ed esce.

Samuele si affretta a lavarsi la bocca, la faccia e tenta di nascondere i segni della violenza.

Un ragazzo più grande entra nel bagno comune. Gli sembra che sia dell’ultimo anno, ma non è certo.

Lo vede e lo fissa per un po’ non sapendo cosa dire.

La voce di Samuele è rotta, in cerca di aiuto. – Non va tutto bene, se lo stai per chiedere.

Il ragazzo lo guarda stranito.

– Devo solo lavarmi le mani, non stavo per dire niente. Permesso.

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Discussioni

  1. Ho due bambini alle scuole elementari, intravedo in loro una bontà pericolosa, ereditata sicuramente dalla madre. Sono periodi tristi questi, dove il debole è sopraffatto solo perché debole e questo dentro ciò che dovrebbe essere il tempio della cultura: la scuola.
    Ci ho girato attorno perché il tuo racconto risveglia le preoccupazioni di me genitore, ma la verità è che hai scritto un gran bel pugno allo stomaco. “C’è del marcio…” E c’è da cacarsi sotto.
    Bravo Gabriele.

  2. Ciao, anche io sono stata vittima del bullismo, so’ riconoscere le complesse e fragile vie interpretative a questo dramma che proponi con questo racconto molto coraggioso

  3. sai a volte il bullismo può farci smarrire in una spirale d’inquietudine in cui è possibile perdere sé stessi, spesso si racconta la parte finale ma non le vere dinamiche che lo hanno scatenato, è un racconto molto coraggioso, narrato con uno stile asciutto e impeccabile.

  4. E poi la seconda che magari no andrebbe per convenzione condivisa. Tuttavia, quando qualcuno ti smuove dentro, hai anche voglia di aprirti. Sono mamma di due ragazzi bullizzati, con storie di percorsi psicologici alle spalle. L’infanzia non è facile, l’adolescenza lo è anche meno. Tutto si ripercuote sull’età adulta. Mi sono spesso chiesta il perché. Ma un perché non c’è. Le vittime sono sempre due. Una sta da una parte e l’altra dall’altra. E scusami il gioco di parole. Io avrei voluto che i miei figli non stessero da nessuna delle due. Tuttavia, se si può dire, sono felice per loro che siano state vittime. Avrei provato maggiore dolore se invece li avessi scoperti dalla parte del carnefice. Grazie

    1. Grazie per aver condiviso la tua esperienza, sono onorato e grato della fiducia datami, davvero. Spero che il mio racconto, in qualche modo, non sia andato solo toccare un tasto doloroso, ma abbia offerto in qualche modo un po’ di conforto. Ti mando un abbraccio

  5. Ciao Gabriele. Per prima cosa, quella più facile. Ottimo stile narrativo. Le parole scorrono rapide e i dialoghi mostrano bene quello che non viene detto. I pensieri del ragazzo esplicitano la scena e si alternano alla narrazione aumentandone il ritmo. Veramente bravo

  6. Ciao Gabriele, eccomi qui come anticipato poco fa. Bello da far male: questo è quanto sento con tutto il cuore. Fa male la realtà che hai descritto così accuratamente, molto di più perché non è così lontana da tutti noi. L’indifferenza appiattisce i rapporti umani che dovrebbero essere più saldi, così pure l’incapacità di provare empatia. La soluzione del dialogo non sempre dà buoni frutti. Mi ha colpita e rincuorata, che tu abbia dato al tuo protagonista il coraggio di buttare via quella lama. Crescerà con i suoi traumi, probabilmente lo faranno più forte, ma al passato non si può rimediare: quel ragazzo che si sente completamente solo rimarrà dentro di lui per tutta la vita.

    1. Ricordo ancora quando, quella notte, descrissi la scena. Mi sono chiesto dove stesse andando, come potesse finire questa storia. E Samuele mi ha fatto capire che no, non sarebbe finita così, non in quel momento. Non vuol dire faccia meno male, ovviamente… grazie per aver letto <3

  7. Ciao, mi fa pensare molto al film American beauty e di quanto anche dietro ad un bullo possa nascondersi una storia, del disagio e del malessere. Grazie per aver condiviso questo racconto, mi è piaciuto.

  8. Cavolo, sono arrivato in fondo con addosso una sensazione di malessere, di disagio, di frustrazione… Direi, quindi, che il tuo racconto ha colpito nel segno. Diretto, crudo, senza fronzoli: che non è un limite, ma anzi a mio avviso in questo caso è proprio un pregio, rende più appuntita la lama del coltello che ti colpisce leggendo questo brano. Chapeau.

    1. Non posso dire altro che grazie per aver letto e per le belle parole. Regalare emozioni (non a tutti i costi positive) è per me motivo di grande orgoglio, se ho lasciato anche solo un pochino il segno ne sono grato!

  9. Ciao ❣️
    Sei stato molto realistico in ogni aspetto descritto … hai esplorato il bullismo fisico a 360 gradi, facendo accenni anche a quello psicologico.
    Nel mentre tocchi una tematica che la gente pensa sia ormai una questione risolta, ma non è assolutamente così, ovvero le discriminazioni che subiscono gli lgbtq … ho un amico che è omosessuale, è stato ed è il migliore amico che potessi mai desiderare e ho visto per anni ( e purtroppo continuo a vedere) quello che subisce … il main stream fa sembrare erroneamente che ormai si è fatto il passo successivo, ma la società è ancora lontana dal maturare su certi argomenti… per questo è bene parlarne 🙏🏻❣️
    Complimenti ❣️ ❣️