Sandy spera

Non importa quanto brutto possa essere il mondo, Sandy spera. Sua madre l’ha chiamata così forse per via di “Grease”, oppure, più probabile, per quella vecchia canzone “Sandy, Sandy, Sandy, perché siamo caduti così? Senza lacrime o risa, soli alla deriva”. Che dentro ci sentivi come un’onda grama che ti serrava i polmoni.

Io lascio fare, questi sono momenti di festa. La mia bambina spera.

L’altro giorno siamo usciti, con le nostre mascherine, e siamo andati al centro commerciale per comprarle il regalo di Natale. Mia moglie si preoccupava, vedi che ci scopre! Difficile che non ci scopra, amore mio, volevo dirle. Siamo arrivati a un punto che ci trasciniamo tra il tinello e la cucina, dove vuoi che sia Sandy, mentre noi siamo via? In videochiamata con la nonna? In chat con qualche sua amica? Collegata da remoto, dalla camera da letto.

Ma Sandy spera, per cui chiuderà un occhio. D’altra parte, che babbo Natale non esiste lo sa da un pezzo. E così la mia metà si è rasserenata e abbiamo potuto procedere alla ricerca del regalo perfetto. Certo, Sandy non ha grosse pretese, però è pur sempre una ragazzina di dodici anni, qualcosa di un po’ ricercato lo vorrà, dico io! 

Mia moglie ha target troppo alti. Sono un cassaintegrato vorrei suggerirle, anche un po’ scassaminchia, per cui, fata mia bella, stiamo bassi.

Via dalla pazza folla che fa le file e s’affolla sulla porta delle gioiellerie (amo’, così non gliela fò), optiamo per un pigiama di Intimissimi. Sì, faccio pure il nome, perché il fulcro è tutto lì. È un marchio giovane, figo. Se regali il pigiama del mercato, per dire, lei pensa che si debba ricoverare da un momento all’altro e questo non lo voglio per mia figlia. Invece, quella marca là, pubblicizzata da gente giovane che sgambetta in mutande, anche quando non è Natale o c’è freddo, dà un tocco di classe al tutto. Il regalo diventa fantastico, pure se alla fine si paga poco. Che poi, il periodo è proprio quello buono. Dove andiamo mai, se non in pigiama o in tuta da ginnastica?

La commessa è stata gentile. Mia moglie ha ragliato, sotto la mascherina, ma grazie al cielo quella l’ha capita uguale. Mesi e mesi d’allenamento, a sentire gente che blatera come fosse chiusa in una scatola di ovatta, insonorizzata acusticamente, avrà portato pure dei risultati.

E abbiamo comprato un pigiamino che è una favola! Rosso, con degli alberi di Natale disegnati sul davanti, che mi sono chiesto se fosse il caso, però mia moglie ha deciso che sì, lo era.  Poi a lei è venuta anche l’idea di abbinarci una mutanda, ma le ho fatto capire che avevamo già sforato col budget. Mesta si è azzittita, abbiamo pagato e siamo usciti.

Prendiamo un caffè? Ho proposto. No, no, ha fatto lei. Andiamo a casa, che Sandy è da sola.

In realtà c’è diffidenza. Ci guardiamo tutti in cagnesco. Chiunque potrebbe essere l’untore che ci fa trascorrere il Natale a letto, sempre quando ci dovessimo salvare.

Siamo tornati, ma Sandy era ancora chiusa in camera sua. 

Quando è uscita, ha dato un bacio a sua madre, perché ha visto il pacchetto sotto al nostro albero spelacchiato. E io pago, diceva qualcuno.

Però la magia del Natale, non me la perderò per niente al mondo. E questa magia è, ogni anno, negli occhi della mia Sandy che apre il suo regalo. L’entusiasmo che ci mette, mi fa sentire ricco.

Sandy spera, spera sempre. Forse è prerogativa della sua età, oppure solo merito del suo carattere d’oro. Quando poi la mia principessa si recherà al pranzo di Natale, elegante nel suo pigiama rosso, alla nostra tavola imbandita avremo un piccolo miracolo. Luccicherà tutta, sbaragliando le assenze. 

La fantasia resiste al Covid-19, aggiungere altro non so.

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Discussioni

  1. Ciao Cristina. Da papà di bambine non posso che apprezzare 🙂 Ho apprezzato molto il tuo richiamo continuo alla speranza che è stato l’oggetto anche del mio Lab. Racconto semplice ed efficace, bravissima! 😉

  2. “Sandy, Sandy, Sandy, perché siamo caduti così? Senza lacrime o risa, soli alla deriva””
    ammetto che non la conoscevo! l’ho cercata, ed ho letto il resto del racconto con “Sandy” di sottofondo. E ci sta bene!! 🙂

    1. Sì, Sergio. Avevo tipo diciotto anni e l’ascoltavo sempre. Bella, vero? Triste. Altrimenti non mi avrebbe colpito.

    1. Ciao Micol, grazie. Mi premeva di rendere il racconto in modo più naturale possibile. Ero in cerca di credibilità, diciamo. Spero di esserci riuscita. Un abbraccio.

  3. “Quando poi la mia principessa si recherà al pranzo di Natale, elegante nel suo pigiama rosso, alla nostra tavola imbandita avremo un piccolo miracolo. Luccicherà tutta, sbaragliando le assenze.”
    ❤️

  4. “Invece, quella marca là, pubblicizzata da gente giovane che sgambetta in mutande, anche quando non è Natale o c’è freddo, dà un tocco di classe al tutto”
    Vero, la pubblicità può trasformare qualsiasi cosa in un “oggetto del desiderio”

    1. Mi chiedo sempre come facciano a stare tutti mezzi nudi, con pigiami che potremmo acquistare solo se abitassimo ai Caraibi. Io d’inverno ho bisogno di pigiamoni belli pesanti. Che volgarità 😁

  5. Ciao Cristina, un lab molto realistico, uno stralcio contemporanea che riflette su disagi e sulle sostanze di tutte le famiglie medie Italiane. Alla prossima!