Sangue dal passato

Serie: Il redentore


Nonostante gli antiemetici presi, ed erano già 5 quel giorno, Leone si ritrovò nuovamente a vomitare l’anima nella siepe che separava il minuscolo giardino da quello del vicino.

“Hey ma che cazzo fai nella mia siepe?” si sentì dire dall’uomo affacciato oltre quelle foglie sempreverdi.

Leone si drizzò con una certa fatica e senza rispondere mostrò al tizio il distintivo con la mano destra e il dito medio con la mano sinistra.

“Mi scusi, non potevo sapere che…”

“Vaffanculo” biascicò il vice questore prima di tornare ciondolando e sudato nell’appartamento della vittima.

Quello che il suo stomaco proprio non sopportava era il chihuahua che lo fissava con quegli stupidi occhi a palla ed il sangue del suo padrone ancora rappreso sulla testa.

Zerilli ricominciò ad elencargli le generalità della vittima.

“Alderigi Leonardo, 38 anni. Attualmente responsabile della sezione Mutui e Prestiti della filiale della Banca di Credito Coop..”

“Attualmente responsabile di un beneamato cazzo. L’unica responsabilità di quel figlio di puttana è il mio voltastomaco.”

“Intendevo che prima…”

“Vai avanti Zerilli, vai avanti prima che decida di spedirti in postazione fissa in una porcilaia di Carpi.”

Pochi secondi di silenzio ed il giovane militare riprese il discorso.

“Almeno fino a 8 giorni fa, responsabile Mutui e Prestiti. In precedenza 4 anni alla motorizzazione e 6 presso il ramo assicurativo della stessa BCC.”

“Famiglia?” Chiese il vice accendendosi una sigaretta.

“Figlio unico con genitori deceduti, single e gay dichiarato.”

“Porca troia, di questi tempi devi stare attento a chi dai le spalle. Piuttosto, Landucci è venuto?”

“Si e ha chiesto di darle questo.”

Zerilli estrasse dalla una tasca della divisa un biglietto di carta gialla piegato in due che porse al vice. PER LEONE vi lesse sopra in grandi caratteri neri scritti a mano: era il solo a non chiamarlo VICE Leone.

Lo aprì non prima di essersi messo un fazzoletto sul collo sudato: anche quel giorno il caldo era atroce.

Se cerchi risposte, scriveva il responsabile della scientifica nella sua calma calligrafia curata da maestra delle elementari di una volta, chiedi alla piccola Titty: mentre grufolava nello stomaco del suo padrone avrà sicuramente visto l’assassino ? .

Leone corse fuori a vomitare per la quarta volta.

***

“Come cazzo può un figlio di puttana sventrarne un altro senza lasciare una sola maledetta traccia? Dai, forza, illuminami!”

Leone, seduto alla scrivania del suo ufficio, era in linea con Landucci.

“Senti”, continuò il vice, “da come la vedo io le cose sono due: o questo sa incularti e magari scopri nuovi orizzonti oppure ti sei rincoglionito!”

“Sto solo dicendo che dentro quell’appartamento la cosa più strana erano i peli del cane.” rispose l’altro.

“E io ti dico che non mi frega un cazzo di quella bestia! Dammi qualcosa di concreto, porca troia!”

“Sì, il numero di uno psichiatra. Ascolta,” proseguì Landucci, “l’impressione è che qui si vada oltre il banale litigio fra due culattoni.”

“Fin qui ci ero arrivato da solo, Einstein!”

“Voglio dire che il tizio può avere palle più grosse di quanto pensiamo.”

Leone si drizzò un poco sulla sedia.

“Spiegati meglio” lo incalzò.

“In 25 anni una scena del crimine così pulita non l’avevo ancora vista. Niente effrazioni, niente impronte, niente capelli o peli nel letto se non quelle della vittima: le rare volte che scopi non lasci qualcosa fra le coperte?”

Il vice si passò il telefono nell’altra mano.

“Era un po’ che ci pensavo, ma speravo di sbagliarmi” ammise Leone.

Ci furono un paio di secondi di silenzio dove un frusciare nervoso di carte riempì la linea.

“Stessa storia con il tizio lasciato a marcire per settimane” proseguì Landucci.

L’altro sospirò prendendo la cartellina blu che teneva nel primo cassetto della scrivania e dove aveva raccolto il materiale non ancora condiviso con nessuno.

“Ho fatto i compiti a casa anche io, quindi non fare il saputello” aggiunse Leone. Ne tolse alcuni fogli, un paio scritti a mano, molti altri fotocopiati.

“Aprile 2013” continuò Leone, “una battona fu trovata decapitata in un fosso…”

“Non nel fosso” lo interruppe Landucci, “ma nella tubatura dove il fosso si interrava.”

“Brava stellina. Come ricorderai la testa fu ritrovata solo dopo un paio di settimane divorata dai topi.”

“E risalimmo all’identità solo grazie ad un tatuaggio.”

“E qui potremmo parlare per ore dell’inefficienza della scientifica visto che anche allora non siete serviti a un cazzo.”

Landucci lasciò correre.

“Novembre 2015” continuò il vice, “un povero cristo fu ritrovato impiccato nella cappella della chiesa che frequentava ogni domenica.”

“La devozione non paga quanto si crede” aggiunse piatto il collega.

“Caso archiviato come suicidio, tante lacrime da parte degli amici timorati di Dio, qualche segno della croce e fine della festa. Ricordi anche questo?”.

“No. Niente morte violenta, niente chiamata alla scientifica.”

“Sei sveglio come non succedeva dal ’92. Comunque… entrambe le vittime erano froci conclamati: uno di professione, l’altro per diletto.”

“Calma” puntualizzò Landucci, “ La prostituta però…”

“Non vorrei rovinarne il ricordo ma la sua patatina era prima il pisellino del fu Raphael Suarte. Come vedi ci sono sempre di mezzo dei culattoni. O meglio, dei culattoni e dei fiori: sia per la puttana che per il suicida furono trovati dei fiori ma non vennero considerati dettagli importanti.”

“Con l’altro c’erano ma a casa di Alderigi, no.” obbiettò l’altro.

“Riguardati le foto genio, in almeno due stanze c’erano dei fiori freschi nei vasi.”

Landucci attaccò senza salutare e cercò subito fra i fascicoli per poter dare del coglione a quell’arrogante testa di cazzo del vice.

Bastarono pochi minuti per trovare le foto di cui parlava Leone e no, non era un coglione.

Il coglione era lui.

***

Con una calma degna di un rito spirituale, si passava i polpastrelli di ciascuna mano sulla superficie rovente della piastra per capelli di sua moglie Giulia.

Partendo da una estremità, sfregava ciascuna falange sul metallo caldo della piastra avendo particolare cura di ruotare il dito durante l’operazione per riuscire a trattare perfettamente tutta la delicata cute del dito.

Quel metodo che richiedeva pazienza e costanza, doti di cui certo non era carente, lo aveva elaborato dopo aver letto per caso un articolo su di una rivista scientifica dove veniva raccontato cosa riescono ad inventarsi i pazienti ospiti dei reparti psichiatrici. In particolare una di loro, raccontava l’articolo, per qualche motivo ebbe l’insana idea di usare una piastra per capelli trovata Dio solo sapeva dove, per bruciarsi lentamente varie parti del corpo fino a quanto un giorno, non riuscì più a resistere alla tentazione di infilarsela rovente dritta in gola, per ammazzarsi.

Quella matta gli aveva suggerito un metodo tanto semplice quanto efficace per eliminare il fastidioso problema delle impronte digitali. Debitamente modificato gli consentì nel tempo di bruciarsi strati su strati di pelle fino a rendersi i polpastrelli lisci come il culetto di un bambino. 

Serie: Il redentore


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Nella mia carriera da lettore credo di aver letto solamente tre thriller (prova a dirlo tre volte velocemente senza sbagliare): Io uccido di Faletti, il Confessore di Nesbo e il Redentore.
    Non sono un appassionato del genere ma la tua serie mi ha conquistato, molto ben scritta, mai banale e con un protagonista che si fa fatica a non amare.
    Bravissimo

    1. Wow Ale, che bel commento. Sei troppo gentile anche se apprezzo tantissimo le tue parole. Questo è un genere che mi piace molto e ho voluto cimentarmi cercando appunto nel cercare di non cadere mai nella banalità. Non è semplice e alle volte cado in qualche trappola. Per questo commenti come i tuoi e di altri amici, sempre attenti e mai scontati, sono così utili.
      Grazie.
      Alla prossima lettura…

  2. “Attualmente responsabile di un beneamato cazzo. L’unica responsabilità di quel figlio di puttana è il mio voltastomaco.”
    Questo passaggio mi è piaciuto
    Mi ricorda il mitico ispettore Bloch di Dylan Dog

  3. Ciao Raffaele. Non me ne intendo di thriller, ma credo che uno degli assunti principali preveda che l’assassino sia conosciuto e compaia nella storia. Questo, mi fa sorgere qualche sospetto 😀

    1. Non sospettare Micol, altrimenti il Redentore arriverà anche a te! 😉
      Grazie del tempo che mi hai dedicato e stai serena, la serie ha in canna ancora diversi episodi per chiarire i tuoi dubbi…

  4. Di certo l’attesa non è stata vana, grande episodio, Raffaele! Cavolo, Leone mi è sempre più simpatico. E l’idea della piastra per capelli: geniale! Quasi quasi te la prendo in prestito…

    1. Grazie Ivan dei tuoi commenti sempre estremamente apprezzati.
      Sono veramente felice che continui a seguire Leone e che nonostante i suoi modi non proprio regali, susciti simpatia.
      Alla prossima lettura…
      P.S: ti avevo detto di aspettare per capire come mai le scene del crimine sono sempre pulite 😉