Sangue Divino

Serie: La Piuma Nera Degli Dei


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Valentina la genetista conosce Eira..

L’immagine sfocata di Valentina lentamente si fece chiara davanti ai suoi occhi.

«Eira, ti senti bene?» le chiese, mentre le asciugava il viso bagnato con un panno.

«Alzati, mettiti seduta» le diceva, sorreggendola.

«In casa c’è un aroma di decomposizione vegetale: guarda le bende sul tavolo. Ma che diavolo è successo?» domandò senza ricevere risposta. 

«Non è certo l’incontro che mi aspettavo di avere con la responsabile dello scavo archeologico.»

Eira preoccupata si guardò la mano: il bruciore stava lentamente attenuandosi.

«Apri bene la mano, adesso ti prelevo dei campioni di questa sostanza.»

Valentina bagnò la ferita con la soluzione fisiologica, raccolse la sostanza viscosa con un tampone sterile e infine, con un bisturi monouso, fece un piccolo prelievo superficiale di tessuto epidermico, sufficiente per l’analisi genetica.

Eira, iniziò a fissare la fiamma del camino; i suoi occhi umidi di lacrime si persero dentro di essa mentre spiegava alla collega di lavoro ciò che le era capitato.

«Senti, domani mattina devo andare all’obitorio per il cadavere; poi andremo allo scavo insieme, così mi mostrerai ciò che ti ha procurato questa cicatrice.»

Eira annuì, tirandosi i capelli all’indietro, quando uno starnuto le uscì dalle narici, seguito da una polvere cinerea.

«Cazzo, questa merda mi esce ogni volta che starnutisco. Sento anche uno strano sapore in bocca, come se avessi bevuto un calice di sangue.»

Valentina le alzò il mento e iniziò a ispezionare le narici; prese un tampone e lo passò nelle cavità nasali.

«Questa cosa sta avanzando velocemente dentro di te.»

L’archeologa mostrò alla collega la stanza dove poteva prendere riposo e, tornata in sala, si mise a leggere sul laptop l’articolo del New York Post, torcendo con il dito una ciocca di capelli.

«L’operazione congiunta dell’FBI in programma sul suolo italiano, nel piccolo borgo arroccato sulla caldera, ha subito un brusco arresto: l’agente speciale Ksenia Darvishi, durante un’azione tattica all’American Museum of Natural History, è stata ferita da un colpo d’arma da fuoco. Le condizioni sono stabili, il gruppo di turisti preso in ostaggio è illeso. Le reliquie rubate – un mantello di piume di falco e un pugnale di corallo nero – sono tornate al loro posto dentro le teche. Il procuratore distrettuale Cassandra Hale, giunta urgentemente sul posto per verificare le condizioni della moglie, ha promesso una punizione esemplare per il responsabile. In una breve dichiarazione rilasciata ai giornalisti, il coniuge dell’agente Darvishi ha commentato: “Adesso che abbiamo ottenuto la custodia di Aruko, mia moglie dovrà rivedere le sue priorità se non vorrà passare il resto della sua vita in cella”.»

Dopo aver letto rimase a guardare la foto in primo piano di Cassandra, sentendo come una scossa elettrica arrivarle al cervello. Incuriosita dai capelli che le erano rimasti attorno alla falange, si portò davanti allo specchio e iniziò a guardarsi meticolosamente la cute. Alla base, un color rame fuso iniziava a prendere corpo, diramandosi verso l’esterno. 

«Ma che cazzo mi sta succedendo?»

Alle sue orecchie arrivò il suono ovattato di un grande corno da guerra, poi il tintinnio metallico del battente. Quando aprì, vide l’occhio vitreo del mendicante che la fissava.

«Vedo davanti a me la Regina Delle Valchirie. I miei corvi non mentivano.»

Le labbra di Eira si scurirono prima di parlare: «Óðinn, í þögn örlaganna, fylgir Freyja eigi vegi þínum — hún drottnar yfir honum.»

L’anello al dito del mendicante iniziò a brillare di una luce abbagliante; Eira, persa in quello sprazzo luminoso, sentì l’eco delle Norne: la loro voce, strascicata e increspata dal tempo, tornò a risuonare nelle sue orecchie.

Alla fine della battaglia del Ragnarök, Freyja, nel sonno profondo della notte, venne avvolta dall’oscurità. Hyndla, la gigantessa, costruì in quella notte l’altare nero che venne radicato nell’estremo Nord, tra le genti norrene che ancora custodivano gli ultimi frammenti delle antiche tradizioni. Lo avrebbero portato con sé come un dono, o forse come una condanna, nel loro viaggio di conquista verso il Sud. 

Eira inspirò profondamente; immobile davanti alla porta mentre l’aria gelida le sferzava il viso.

«Dov’è andato lo storpio? Era qui davanti a me.»

Valentina allertata dal trambusto tornò in sala;  le scrutò con cura le labbra che lentamente tornavano al suo colore naturale.

«Chiudi questa dannata porta e vatti a riposare» diceva mentre gli occhi caddero sullo schermo del laptop.

«Il procuratore distrettuale di New York ha finalmente ottenuto la custodia, allora. Avevo seguito la vicenda quando quella ragazza era stata trovata dalla polizia.»

Nel cuore della notte, una risata echeggiò dal  secondo piano facendo rabbrividire Valentina che lentamente iniziò a salire le scale, fino ad arrivare alla stanza di Eira.

Sulla parete bianca alle spalle del letto era dipinto con il sangue una specie di simbolo: una linea verticale, affilata come il corno di un animale sacro, da cui si staccavano in alto due tratti obliqui.

Il corvo era stretto tra le mani sanguinanti di Eira, le zampe conficcate violente nel muro lasciavano solchi profondi; la testa dell’animale veniva schiacciata lentamente contro la parete, mentre gli occhi schizzavano dalle orbite.

L’aria gelida entrò dalla finestra, lo stormo nero volteggiava disperato sopra il comignolo della casa di fronte.

«Fehu (ᚠ), la runa di Freyja. Scritta con il sangue dei messaggeri di Odino, è il simbolo dei nuovi inizi.» La voce di Eira uscì come una freccia da una feritoia. Il cadavere martoriato del corvo lo lanciò fuori dalla casa, mentre si avvicinava lentamente alla collega, che, terrorizzata, non poteva far altro che indietreggiare fino a sbattere contro la parete alle sue spalle.

«Prima la farò cadere ai miei piedi e la sedurrò fino a farla strisciare: lei, la donna dai capelli color grano, sarà la mia sacerdotessa sul trono di ossa e sangue.»

La mano destra afferrò con violenza il collo di Valentina, mentre le unghie affilate della sinistra lasciavano solchi profondi sulla sua pelle, da cui gocce di sangue affioravano scivolando lungo la gola.

«Mi piacciono i tuoi occhi: sono così profondi.» L’unghia del pollice si fermò ad un soffio dall’occhio di Valentina.

«Il Valhalla accoglie i valorosi guerrieri: tu non sei degna nemmeno della loro ombra.»

La vista di Eira si offuscò; barcollante, iniziò a perdere l’equilibrio fino a spegnersi sul pavimento.

Continua...

Serie: La Piuma Nera Degli Dei


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Che bella idea quella di “intrecciare” tra loro le diverse storie e serie, in modo che ognuna rimandi all’altra. Sono curiosa del ruolo che potrà assumere Aruko in questo gioco di narrazioni; sospetto che non rimarrà una semplice “comparsa”…

  2. Un capitolo intenso e inquietante, in cui il mistero si intreccia con la mitologia norrena e ogni nuovo dettaglio apre scenari sempre più oscuri.
    Mi incuriosisce soprattutto la trasformazione di Eira e il legame che sembra emergere tra le antiche divinità e gli eventi presenti.
    Stai mettendo molta ‘carne al fuoco’, ma hai davvero la capacità di sostenere benissimo la struttura narrativa.
    La voglia di scoprire cosa accadrà dopo è inevitabile!

  3. Ciao Skǫll! Stai creando una specie di serie unica fatta di tante serie e di episodi autoconclusivi. Una cosa molto intrigante 👏🏻 La trasformazione di Eira mi ricorda un po’ una via di mezzo tra L’Esorcista e gli effetti collaterali del malefico liquido verde presente ne Il Signore del Male, di Carpenter🔥🔥🔥

    1. Ciao Nicholas 😀 bellissimo il tuo commento, mi piace anche molto la tua chiava di interpretazione. Carpenter è un idolo, ha una visione tutta sua del cinema. Sempre grato del tuo tempo 🙏