Sangue, droga e ossa spezzate

«Perdonami, la mia mente non funziona più come un tempo».

«Sono paziente con lei, signore».

«Grazie. Sai, l’eroina e la cocaina mi hanno bruciato i neuroni e non si è trovata ancora una cura per guarire. Così eccomi qui, un vecchio tossicodipendente con una storia da raccontare… e non ai nipotini, ma a te».

«Il mio giornale è interessato alla sua storia».

«Posso capire, sono un tale relitto».

«Mi racconti di lei».

«Sono nato sessant’anni fa in periferia e la mia vita era noiosa, così mi avvicinai al mondo della droga. Volevo i soldi facili, volevo fuggire da una vita preordinata. Feci molti soldi con l’eroina, ma poi feci un grave errore: iniziai a consumarla. Il tempo trascorse e mentre avevo il culto della palestra, continuavo ad abusare di quella roba. I progressi che facevo con gli allenamenti erano bruciati da quel che consumavo e volevo sempre più soldi… Rubai automobili, rapinai pensionati e casalinghe, feci anche un colpo in banca e uccisi un uomo. Ma non era mai abbastanza! Un giorno un mio amico mi disse: “Guarda, Alex, perché non vai dal mio migliore amico?”».

«Chi era?».

«Il peggiore che ci si potesse immaginare. Era un boss della droga. Aveva collaborato con i Marsigliesi e poi con la Banda della Magliana. In quel periodo era in affari con la ‘Ndrangheta e aveva un business particolare: combattimenti clandestini».

«Sono curioso di saperne di più».

«Entrai nella sua scuderia e partecipai a… non so quanti incontri, l’ho dimenticato. Si tenevano nella Villa della discarica, una costruzione abusiva in campagna con intorno la discarica dove i corpi dei perdenti erano gettati in pasto agli animali. Mi diedi da fare e combattevo solo per la droga. Era una pacchia! Non dovevo più arrangiarmi a rubare e rischiare di finire in galera o in una comunità di recupero, combattevo, mi allenavo e se vincevo avevo la droga come premio».

«E se perdeva?».

«Se avessi perso sarei diventato cibo per gli animali».

«Mi spiace per quel che ha vissuto».

«Non ti deve dispiacere, ragazzo, è la mia storia. Mentre là fuori cadeva il Muro di Berlino e scoppiavano le guerre in Iugoslavia e gli americani invadevano il Medio Oriente, io vivevo in un limbo. Fortificavo il mio corpo e mi sballavo senza mai uscire dalla Villa della discarica, poi il sabato sera entravo nel ring e spezzavo le ossa a qualche disgraziato meno abile di me. Mi piaceva… Del resto, cosa me ne fregava di loro!».

«E poi? Come ha fatto a uscirne?».

«Un momento, chi te l’ha detto che ne sono uscito?».

«Io… credevo…».

«Non ne sono uscito. E sai, mi piacciono i tuoi muscoli. Fai tanta palestra?».

«Che cosa significa?».

«Ragazzi, venitelo a prendere, c’è della carne fresca da mandare sul ring, ah ah ah!».

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Discussioni

  1. Bello il colpo di coda finale, confesso che questo, dei tuoi, è il racconto che preferisco fra gli ultimi pubblicati. Forse perchè riesco a visualizzarlo meglio in base all’ambientazione e all’epoca.

  2. Nella serie Breaking Bad, la ragazza di Jesse Pinkman lo invita alla mostra della sua amica ma lui si rifiuta perché dice che l’artista fa sempre lo stesso quadro, ovvero disegnare una porta. Allora la ragazza di JP gli spiega che malgrado siano simili, ogni volta la parte è diversa, c’è un dettaglio in più o qualcosa di diverso. Ho citato questo esempio per dirti che secondo me hai uno stile unico, ma forse sei ancora troppo giovane per replicarti\ autocitarti ogni volta nella stessa maniera. Se puoi, vedi su YouTube il discorso della porta su Breaking Bad, ciao friend

  3. Inizio interessante, con curiosita` crescente. Testo conciso che non rischia di annoiare. Finale che mi ha raggelato. Puo` essere un punto a tuo favore, a seconda del punto di vista dei lettori.