Sangue

Serie: Il sangue del mito


Hope sentì il rumore causato dai propri passi rimbombare per i corridoi dell’istituto. Miranda le era accanto, Samuel invece era rimasto in macchina. Lo psichiatra Dan era dinanzi le due, le aspettava con sguardo annoiato.

Miranda: Gengive, qualcuno ha prelevato il sangue dalle gengive di Chris per utilizzarlo come firma. – la ragazza fece un espressione disgustata.

Dan: Signore. – disse preparandosi ad aprire la porta – State per conoscere Mike Datef, forse il più grande ammiratore di Chris.

Miranda: Un attimo. – si fermò di colpo indietreggiando, aveva uno sguardo terrorizzato – Mike Datef? Il fratello di William Datef?

Hope: William Datef. Accusato di svariati omicidi…

Miranda: Sette omicidi. – la interruppe – Rapiva delle donne, le dissanguava, ricuciva le ferite e poi le faceva ritrovare impiccate.

Hope: Sapevamo fosse lui, tuttavia le prove finirono contaminate e se la cavò.

Vide Dan girare lentamente la maniglia ed aprire la porta. Mike era in ginocchio a terra, sorrideva causando brividi gelidi lungo le schiene delle due ragazze. I tre entrarono chiudendo la porta alle loro spalle.

Mike: Ha incominciato, giusto? – l’uomo sorrideva.

Dan: Siamo…

Mike: Siete in svantaggio. – disse interrompendolo – Non catturerete mai Ho.

Hope: Se sai che si firma Ho, evidentemente dobbiamo supporre…

Mike: Non penso ci sia bisogno di supporre. So perfettamente la vera identità di Ho e non ho alcuna intenzione di aiutarvi. Sta rendendo realtà il sogno di Chris, – disse alzandosi in piedi – rendere reali i pensieri del genio. – avanzò fermandosi dinanzi i tre – Non riuscirete mai a fermarlo!

I tre uscirono dalla stanza di Mike, era palese che non vi fosse modo di farsi aiutare.

Miranda: Dobbiamo trovare il modo di farlo dubitare della persona che evidentemente protegge.

Giunsero nell’ufficio della sicurezza e videro velocizzati i video delle telecamere. Mike non riceveva visite da anni, speravano di trovare qualcosa che provasse il coinvolgimento dell’uomo ma senza successo.

Hope: Pensavo avesse prelevato lui il sangue anni fa per poi consegnarlo a qualcuno. – disse demoralizzata.

Dan: William. – sembrò serio – Lavorava qua all’epoca.

Hope, Miranda e Samuel irruppero nell’ufficio di Mark. Dan era rimasto all’istituto.

Hope: William Datef. Pensiamo possa avere a che fare con gli omicidi.

Mark: Ne siete certi? All’epoca abbiamo commesso errori gravissimi e se l’è cavata, dovete essere certi.

Hope: Pensiamo abbia prelevato il sangue da Chris, purtroppo non abbiamo trovato il video…

Mark: Allora non avete prove. – rispose scorbuticamente.

Miranda: Ma suo fratello sa della firma…

Mark: Dovreste leggere i giornali. Qualcuno ha spifferato questo particolare ai giornalisti e vi rammento che è un paziente di un ospedale psichiatrico ricoverato per schizzofrenia.

Hope: Ma signore, abbiamo tutte le riprese del reparto medico dell’istituto eccetto il giorno del decesso di Chris e si vede William entrare nella stanza.

Mark: Servono prove.

Hope: E se avesse ancora qualche prova in casa? Qualcosa che provi il possesso del sangue di Chris?

Mark: Cosa vorresti fare?

Hope si sedette al tavolino, era entrata nel distretto da qualche settimana, non la avrebbe mai riconosciuta. Vide William entrare nel ristorante. Gelidi occhi celesti e capelli corti neri laccati, indossava uno smocking blu scuro. Si sedette dinanzi a lei.

William: Tu devi essere…

Hope: Tess, piacere di conoscerti. – sorrise e benedì il commissario per aver accettato di dar corda al suo piano, fortunatamente tenevano sotto controllo l’uomo da anni ed avevano scoperto che utilizzasse una app per incontri. – E tu devi essere William. – mise la mano in avanti sfiorando il menu ed il bordo del foglio le graffio il dito, una minuscola goccia di sangue uscì.

William: Tieni. – prese un fazzoletto e pulì il dito della ragazza, aveva un espressione disgustata.

Hope rimase stupita. Stava fingendo? Imitava un’espressione disgustata solo per prevenire ciò che prima o poi sarebbe venuto fuori?

Hope: Allora? Cosa fai nella vita?

William: Psichiatra.

Hope: Interessante, io posseggo un negozio di fiori. Parlami del tuo lavoro.

William: Gestisco un gruppo di sostegno. Autolesionismo, tentativi di suicidio ed anche dipendenze. Meglio non rovinare questa serata parlandone. – disse lanciandole un sorriso.

Hope: Deve essere molto stressante. Immagino come possa essere fare questo lavoro ogni giorno.

William: Ogni notte, dall’alba al tramonto, sono un animale notturno ed impeccabile, neanche un giorno di assenza fin’ora.

Hope sorrise e si preoccupò, stava conversando oppure le aveva appena sbattuto in faccia il suo alibi? William era evidentemente intelligente, avrebbe potuto manipolare qualcuno per fare il lavoro sporco. Sapeva di dover indagare. Sentì il cuore battere per l’agitazione, doveva rimanere calma e non far notare l’agitazione.

Hope: Mi sembra di aver già sentito il tuo nome. – sorrise fingendo imbarazzo.

William: Vecchi problemi ma non temere, nulla di grave. – le fece l’occhiolino – Non sono un serial killer. Il mio avvocato l’ha provato.

Hope: Allora ottimo! – sorrise un po’ per nervosismo ed un po’ per fingere simpatia.

William: Mi accusarono di alcuni omicidi e ne uscii pulito, fu a quel punto che capii di poter essere una persona migliore.

Sentì la mano del ragazzo accarezzare la sua e guardarla negli occhi con quella che sembrò essere sincerità. Fingeva? Tentava di manipolarla?

Fine terzo atto.

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