Santa Muerte
Serie: La Muerte Dorada
- Episodio 1: Prima Della Partenza
- Episodio 2: Sussurro nel vento
- Episodio 3: Riflesso
- Episodio 4: Santa Muerte
STAGIONE 1
Il giorno seguente Cassandra si svegliò come al solito prima di Ksenia.
Indossò una vestaglia di seta scura, camminò verso la finestra, tirò indietro le tende di lino e aprì.
Il respiro le si bloccò in gola, perché il giardino era cambiato.
Non c’era più il verde opaco dell’erba autunnale e neanche le foglie secche che il vento aveva ammucchiato contro il muro di pietra. Il giardino puzzava di acqua putrida e sopra ai fiori arancioni mosche si posavano sui petali, altre giacevano morte. I cempasúchil vomitavano alghe scure dal loro centro, uscivano lentamente da dentro il fiore cadendo a terra muovendosi come serpi vecchi al sole.
La rugiada che era caduta sui petali arancio iniziò a tingersi di nero cadendo a terra come lacrime di un pianto maledetto e dimenticato.
Ksenia intanto riprendeva coscienza. I suoi occhi verde scuro erano fissi sul soffitto della stanza, fino a quando sentì l’aria della finestra aperta e vide Cassandra immobile.
Ksenia si avvicinò, lentamente le passò la mano attorno alla vita facendola ritornare alla realtà.
«Cass, cos’hai?» le chiese Ksenia preoccupata.
Cassandra sbatté le palpebre due volte, guardò Ksenia, poi il giardino.
«Ksen, hai visto il giardino? Era…» Cassandra non riuscì a terminare la frase perché le labbra di Ksenia si stamparono sulle sue.
«Vieni, che facciamo colazione» Ksenia disse, prendendola per la mano.
Cassandra mangiò lentamente, assaporando la crostata fatta in casa e l’amaro del caffè, ma la sua mente non era sul cibo. Era in giardino, tra i fiori. Era nello specchio, negli occhi dorati che l’avevano guardata con una tristezza che metteva i brividi.
Scesero verso il paese nel primo pomeriggio, quando il sole spaccava le pietre e l’aria sapeva già di mosto fermentato. La sagra della Vendemmia si era mangiata la piazza intera. I tavoli erano appiccicosi di vino rovesciato, le mosche che giravano intorno ai vassoi di formaggio sudato e le voci che si accavallavano sopra il fumo grasso della griglia.
Cassandra si fermò vicino a un braciere dove la carne sfrigolava. Il fumo saliva denso e per un secondo non le portò l’odore del rosmarino, ma qualcosa di dolciastro e marcio, come carne avariata.
L’uomo davanti a lei prese un pezzo di carne dalla griglia con le sue mani, le unghie sfumate in un colore nero che saliva verso il dorso delle dita.
Glielo porse.
«Per voi due, mangiate» disse.
La sua voce arrivò distorta, come se venisse pronunciata due volte nello stesso istante. La bocca dell’uomo si contorse in un tic nervoso, i pori della pelle trasudavano acqua stagnante.
Cassandra fissò il pacchetto. Il grasso lo aveva già inzuppato, e sulla carta oleata si stava allargando una macchia troppo rossa, troppo viva per essere unto di cottura.
Sbatté le palpebre.
L’uomo era di nuovo solo un uomo con mani normali e abbronzate. La carne era carne, il grasso era grasso. Il sorriso era ancora lì, semplice e spontaneo, come se nulla fosse successo – perché per lui, in effetti, non era successo nulla.
Aprì la bocca per dire che non l’aveva chiesto, ma le parole morirono prima di raggiungere le labbra. Il pacchetto le bruciava le dita attraverso la carta, anche se il fuoco era a due metri di distanza.
Lo incontrò sulla via del ritorno. Ksenia era rimasta alla macelleria locale per prendere la cena che avrebbe cucinato per lei. Il vecchio camminava lentamente, appoggiandosi al bastone, il suo cappotto scuro che si confondeva con il grigio del cielo.
«Hai visto Dolores» disse il vecchio. E non era una domanda.
Cassandra aggrottò la fronte. «Sì, l’ho vista, allo specchio.»
Il vecchio annuì. I suoi occhi azzurri sbiaditi guardarono oltre lei, verso il lago.
Cassandra sentì un brivido attraversarla. Aprì la bocca per chiedere, per domandare, ma le parole non uscirono: il vecchio le mise tra le mani una vecchia foto sbiadita di Dolores, e fu quella, più di ogni sua domanda, a zittirla.
Capì che quella foto era una preghiera. La preghiera di un uomo che pregava da più di un secolo vagando in attesa della persona giusta che avrebbe ascoltato la sua testimonianza, il suo dolore.
Il vecchio si voltò, si appoggiò al bastone e riprese a camminare con passi lenti e pesanti.
La notte arrivò con il vento. Cassandra giaceva a letto in dormiveglia.
Ksenia dormiva, il corpo sazio della carne arrosto che aveva preparato per Cassandra.
Accanto al fornello, un biglietto: aveva preso appunti dal macellaio sulla cottura di quella carne così particolare.
Cassandra le baciava i capelli tenendosela stretta al petto. Poi lo sentì arrivare.
Un sussurro.
Una voce che parlava dall’altro lato di un muro. Si alzò, i suoi piedi nudi toccarono la terracotta fredda. Attraversò la stanza, apri la porta, si avvicinò al muro premendo l’orecchio.
Il sussurro era lì. Più chiaro e più vicino, niente che avesse mai sentito.
E poi, in mezzo al sussurro, un nome.
Santa Muerte.
Cassandra sentì l’orecchio bagnarsi. Non era condensa e aveva un odore dolciastro, che le si attaccò alla gola prima ancora che il cervello lo riconoscesse. Si staccò di colpo dalla parete e nel punto esatto dove aveva premuto l’orecchio, la pietra piangeva. Un filo scuro colava lento tra le fughe della malta, troppo denso per essere acqua.
Agitata e tremante, ne afferrò la punta iniziando a tirare alghe scure che accompagnavano capelli neri come la pece.
I capelli continuarono a uscire come fili di canapa che escono dalla cannella di una botte di vino.
Sul pavimento, dove l’acqua si era raccolta, il legno cominciò a gonfiarsi e dentro quella macchia, piccole forme bianche si contorcevano, cieche, cercando qualcosa che non c’era.
Le larve uscivano dal pavimento, arrivandole sotto le dita dei piedi.
Mentre i piedi si muovevano, le larve crepavano, lasciando macchie bianche esplose sul pavimento come pus sulla pelle. Cassandra sentì la bile salirle in gola. Soffocò il vomito con la mano destra, mentre la sinistra le coprì gli occhi.
Quando li riaprì tutto era sparito, solo l’impronta fangosa di un piede bagnato sul pavimento e le unghie nere che si erano staccate dalle dita del piede.
Serie: La Muerte Dorada
- Episodio 1: Prima Della Partenza
- Episodio 2: Sussurro nel vento
- Episodio 3: Riflesso
- Episodio 4: Santa Muerte
Belle descrizioni e atmosfera da horror di altri tempi, emozionante
Ciao Marco, ti ringrazio per il tuo commento, sempre grazie del tuo tempo, apprezzo davvero molto.
Ciao Skǫll! Letto anche questo episodio👏🏻 Le descrizioni sono bellissime, soprattutto quella iniziale del giardino. La parte orrorifica è molto efficace, mi ricorda un po’ gli horror nipponici d’inizio 2000. Ottimo lavoro🤗
Ciao Nicholas 🙂 grazie mille del commento e del tuo tempo, apprezzo molto. Sono felice che ti sia piaciuto. Grazie ancora
Il vecchio sembra un pellegrino che ha attraversato non solo il mondo, ma anche il tempo per aspettare qualcuno. Bravo, Skoll!
Ciao Concetta, grazie del commento e per aver letto, apprezzo molto
Il racconto sta entrando nel suo vivo e l’atmosfera si fa sempre più cupa ed inquietante. Si percepisce la tensione che sale e che, alla fine di ogni episodio, fa venire voglia di leggere il successivo.
grazie Maria, apprezzo molto il tuo commento e sempre ti ringrazio del tuo tempo 🙂 🙏
Le lente descrizioni ambientali che hanno accompagnato la narrazione vengono ‘superate’ dalla svolta repentina che la storia prende sul finale di questo capitolo. Cassandra ormai ha oltrepassato il limite e forse è pronta per riconoscere e accettare la responsabilità che le viene attribuita.
La storia è molto realistica e le descrizioni cinematografiche. Si legge con piacere ♥
grazie del tuo commento, apprezzo molto il tuo pensiero e il tuo punto di vista. ♥
“La sua voce arrivò distorta, come se venisse pronunciata due volte nello stesso istante”
Cassandra si trova adesso su una linea di confine fra i due regni. Fatica ancora a capire la probabile richiesta di aiuto che sta arrivando. Sono curiosa di sapere cosa succederà.
Esattamente, il confine sottile che viene descritto e vissuto dal suo punto di vista.