Satellite contro satellite

La vita al NORAD era noiosa.

«Signor colonnello, una nota dal comando».

Albert sollevò lo sguardo dal Playboy che stava sfogliando. «E sarebbe?».

«Un satellite sovietico si sta dimostrando… minaccioso nei nostri confronti».

«Ha per caso testate atomiche, a bordo?».

«Non lo sappiamo con certezza».

Albert posò il Playboy sulla scrivania. «Fammi strada».

Si avviarono e il soldato lo condusse fino alla sala di comando e controllo. Da lì, tramite un’antenna, si potevano controllare tutti i satelliti a stelle e strisce in orbita geostazionaria che fossero spia o infarciti di missili atomici.

Il nerd sul pannello di comando accolse Albert con il saluto militare. «Signore».

«Riposo, tenente. Allora?».

«È Aquila d’argento, il nostro satellite che al momento sta sorvolando l’Africa. Dalle immagini che ci pervengono, ha inquadrato un satellite sovietico che… ecco, come vede ha qualcosa di pericoloso».

Albert indossò gli occhiali. «Sì, in effetti queste cuspidi… sono missili».

«Può darsi che i sovietici vogliano bombardare Johannesburg se non il Cairo, o forse spazzare via i nostri amici in Angola».

«Può darsi. Sarebbe un uso di armi atomiche su un obiettivo secondario, ma mi serve più precisione».

«Per il momento non è possibile».

«Okay».

«Che cosa facciamo, signor colonnello?».

Albert avrebbe preferito sfogliare il Playboy che si era portato da casa. «Chiedo istruzioni».

***

Mezz’ora dopo, Albert era teso. «Ho sentito la Casa Bianca. Il Presidente è infuriato… non vuole che i nostri alleati africani siano colpiti».

«Signor colonnello, credo che più che l’Africa australe i sovietici vogliano colpire il nord Africa, se non il medio oriente».

«Benissimo, tenente. Ma quale città? Il Cairo o una città in medio oriente». Fosse stata Tel Aviv, sarebbe scoppiato il caos tra israeliani e arabi.

«Temo il Cairo».

«Oggi Andropov ce l’ha con Mubarak» commentò. «Molto bene, procedura di contrattacco preventivo».

«Agli ordini». Il nerd manovrò con pulsanti e leve, allora Aquila d’argento si sistemò contro il satellite russo.

All’ultimo momento, il nerd guardò Albert con il dubbio stampato in volto. «Questo potrebbe dare l’avvio alla Terza guerra mondiale».

«Lo vogliono i russi, non io, non noi americani».

«Sì, ma…».

«Il Cremlino sa benissimo di Star Wars, quindi cosa crede, che stiamo fermi a vedere i nostri alleati essere vaporizzati? Fai fuoco, ragazzo, fuoco».

«Agli ordini». Fece un cenno al soldato che aveva avvertito Albert del pericolo e insieme girarono due chiavi.

Iniziò il conto alla rovescia, poi Aquila d’argento lanciò un missile contro il satellite sovietico. Lo schermo si riempì di una luce malvagia.

«Benissimo. Abbiamo salvato il Cairo. Adesso, voglio rilassarmi». Ripensò al Playboy che lo attendeva, ma soprattutto ai suoi parenti al Cairo.

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