Sbuffo di sigaretta

C’era questa finestra… tutta chiusa e col vetro sporco che si affacciava sulla strada di una città. Sulla strada posava un bar di gran classe; pulito, sempre pieno di clienti, famoso in tutto il luogo per il ritrovo quotidiano di chi si gode un caffè mentre si delizia con una sigaretta. Dall’altro lato della finestra, invece, non si riusciva a capire cosa ci fosse. C’era una stanza, ma cos’altro? Non sembrava prender piede nemmeno un poco di interesse nei confronti di quel buio che isolava la tenebra dal giorno, e quando cadde la notte non c’era più differenza tra il dentro e il fuori. Come le coperte di un letto ben imbottito il manto astrale coprì il cielo sopra la strada dove si affacciavano gli scuri. E il colore del nero della torba prese vita nel rosso acceso di una fiammella che ballava sotto il tetto di una stanza non più anonima. Una candela venne illuminata dentro l’appartamento di qualche signorina, e si consumava lentamente; lenta, lenta, grossa com’era. Dall’altro lato della strada il bar continuava a prender vita illuminato dalla corrente elettrica che lo metteva al centro dell’attenzione. Uno spettacolo di luci per attirare animali dall’indole sociale, uomini e donne di ogni ceto per qualche minuto di bonheur. Nei tavolini posti al di fuori del locale due signorine si godono il vizio del fumo, lasciando un fil di fumo che aleggia tutt’intorno tazze di bevande calde, strusciandosi contro sedie e capi di gentiluomini cui cade l’occhio verso abiti sontuosi e d’alta moda. Una delle due sigarette in procinto di esser terminata non riuscì a non notare un flebile colore posto da tutt’altro lato nei confronti della sua padrona. Se su di un verso di quella strada si trovava un locale esplodere di luce e fare a gara contro il sole, l’altro rimaneva nel proprio angolo buio, illuminato giusto un poco dalla luce dei lampioni. E ancora più in alto una finestra faceva da contorno alla luce di una candela. Bianca, senza margini in errore che bruciava flebilmente, ma che alla sigaretta di quella dama sembrava essere un fuoco che inondava tutta la stanza. Il suo scopo nella vita sembrava esser quasi terminato; sicché stava venendo consumata dagli energici polmoni che tiravano via la sua esistenza minuto dopo minuto. Che momento e che soddisfazione sarebbe stata provare a farsi notare da quella bellissima candela che combatteva in solitaria contro un fellone chiamato buio. Provò a far danzare il suo fil di fumo nelle forme più strane; si esibì in cerchi e piroette, e grandi anelli di miasmi tutti indirizzati alla sua cotta. Nemmeno a dirlo, ovviamente non servì proprio a niente. Le luci illuminate grazie all’ingegno dell’uomo mettevano in imbarazzo i tentativi della stecca che provava e riprovava, ma il suo fumo non veniva colto per la grande luce in risalto tutt’intorno. Come avrebbe potuto? Non c’era verso di riuscire nell’impresa, e la candela non si sarebbe girata per sorbirsi quella pompa magna di luci estranee al suo dovere. Scadde il tempo, venne consumata, rimase solo il mozzicone di quel che era mentre le due donzelle lasciano il bar. Guardava la sua innamorata che fluiva verso l’alto e sempre in basso, pronta anch’ella a spegnersi come doveva. Il mozzicone non aveva più fumo da esibire, e preferì darsi alla macchia piuttosto che andarsene con l’amaro in bocca. Fece un ruzzolone giù dalle ceneri dove posava, e rotolò sul terreno coprendosi di sporco. Rotolava battendo quel che rimaneva della sua testa per raggiungere un buon luogo dove la candela non avrebbe più potuto non permettersi di ignorarlo! Si avvicinò alle tende di una finestrella che scendevano fino in fondo il pavimento del caffè, e ruzzolò dritto nelle fauci di seta che tremavano di fronte alla risolutezza del mozzicone. Come un suicida al grido di speranza fece breccia con poche scintille che ancora scoppiettavano di vita. E dal nulla presero fuoco tirandosi dentro tutto quel che avevano nelle vicinanze, divampando in un incendio di incredibili dimensioni. Bruciò tutto il locale come fosse un bosco sotto tiro di una pioggia di fuocherelli che non volevano finire. Da fil di fumo diventò un vulcano sotto sforzo che inondò di nuvole grigie tutto il circondario. La candela presa da quella luce gigantesca si girò per godersi lo spettacolo di un circo rosso fuoco. Quando il fuoco raggiunse la finestra della candela fece breccia verso l’amata, prendendo per mano la fiammella che esitava.

Si abbracciarono dentro il cuore di un incendio senza eguali, portando molto più di un fil di fumo.

Foschie e brume offuscanti; fumo, catrame, un po’ d’amore.

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