Scacco matto al re  – 5

Serie: IL TRENO DELLE ANIME


Elisa e Alex acquistano un libro al mercatino dell'usato e lo mostrano ai rispettivi padri. Nico e Manuel ne restano sgomenti: la trama del racconto ricalca fedelmente la loro vita prima che venisse modificata. I due uomini, dopo, si confidano sul loro nuovo passato.

Nico si fermò un attimo e scosse la testa.

«Mi sa che salame ci sono nato, i fili non c’entrano.»

«Ma no, Nico, tu volevi proteggerla.»

«Però ho rischiato di perderla.»

«Ma poi che le hai detto? Come è andata a finire?»

«Io non risposi e lei continuò: “Avrei dovuto immaginarlo, che avevi qualcun’altra ad aspettarti e magari è gelosa, ma io sono solo un’amica”. E alzandosi mi salutò, disse che forse non avrebbe avuto più tempo per venire da me e se ne andò. Solo allora ho capito quello che avevo combinato. Dovevi vedere, dopo, la scena pietosa che ho fatto.»

«Racconta.»

«Le sono corso dietro, ma gli agenti mi hanno bloccato e trascinato in cella. La sognavo tutte le notti. Avevo il suo numero di telefono, ma non osavo chiamarla per dirle che ero pazzo di lei. Michele, vedendomi triste, mi fece un ritratto di Sara; ce l’ho in un cassetto, al riparo dalla luce. E sempre lui, un giorno, senza dirmi niente, riuscì a rintracciarla. Lei capì e tornò da me.»

​Manuel ascoltava Nico, ma questo non impedì alla sua mente di estraniarsi e riportarlo indietro di secoli, a quando l’Abate, per scuoterlo, lo aveva preso a schiaffi. E lui quasi spezzò il vecchio frate per abbracciarlo e stringersi a quella presenza paterna, come se temesse di vederlo svanire. Gridò e pianse; poi, come un anatroccolo segue la madre, divenne l’ombra di quel sant’uomo, sempre pronto ad adempiere a ogni sua direttiva. Si rendeva utile nei lavori più pesanti. L’Abate, però, lo teneva lontano dal lazzaretto; fino al momento in cui arrivò un uomo ferito di grossa mole e Gorka si avvicinò per caricarselo sulle spalle.

​«No, Gorka, vai a occuparti dell’orto. Troverò qualcun altro che riesca a portarlo dentro.»

«Perché, padre, perdere tempo e sangue? Non aiuto solo quest’uomo, ma forse anche un mio pari.»

​Un giorno giunse Marie al convento. Era contrariata. Gli occhi della donna, per un attimo, lo riportarono in vita.

«Perché sei sparito senza dire niente?»

«Chi ti ha detto che ero qui?»

«Qualcuno che conosce te e anche me.»

«Marie, devi andare via, è pericoloso stare qui. L’Inquisizione sta iniziando a indagare su tutti noi. Ci ritengono eretici. L’Abate mi ha detto di portare in salvo quelli che possono muoversi verso l’Italia.»

«Verrò con te.»

«Marie, non farmi arrabbiare, non puoi venire con me e poi…»

«E poi cosa?»

«Quel giorno è stato uno sbaglio. Ero confuso, ma non c’era niente di più rispetto alle altre volte.»

«Va bene, ma io vengo con voi lo stesso.»

«Tu devi andare via!»

«E chi sei tu per dirmi cosa devo fare? Ho parlato con l’Abate e lui è d’accordo. So leggere e scrivere e conosco anche qualche parola di italiano. So cucinare anche le pietre e sono molto forte.»

«Tu saresti forte? E sai leggere e scrivere?»

​«Perché, forte è solo chi è una montagna come te? La forza è anche pazienza, resistenza e sacrificio. E so leggere e scrivere perché i miei clienti non erano tutti asini come te; tra di loro c’era anche un giovane prete italiano che mi ha insegnato molte cose.»

«Va bene, se l’Abate è d’accordo, fai come vuoi.»

«Anche se non lo fosse, nessuno potrebbe impedirmi nulla.»

​Gorka, prima di partire, supplicò l’Abate di abbandonare le mura del convento e mettersi in salvo.

«Padre, vi scongiuro, scappate. Io ho servito l’Inquisizione e so cosa fanno agli eretici. Vi tortureranno e vi metteranno al rogo: sono sofferenze atroci.»

«Lo so, ma mai come quelle che mi aspetterebbero se lasciassi da soli i miei figli che restano qui.»

«Allora portiamo anche gli altri con noi.»

«Gorka, lo so, vorresti salvare tutti, ma non è possibile. Quelli che resteranno sono tutte persone deboli e ferite. Non possono affrontare un viaggio così lungo verso l’Italia e rallenterebbero il cammino degli altri. Ci sarebbe il rischio di essere presi tutti.»

«Potrei restare io con quelli del lazzaretto e voi guidare gli altri in Italia.»

«Ma ti rendi conto di quello che dici? Io sono vecchio e non mi sono mai mosso da questo luogo. Gorka, noi siamo come due traghettatori che vogliono portare persone verso la salvezza, ma non basta il desiderio, c’è bisogno di strumenti adatti per farlo. Tu sei giovane, forte e conosci i sentieri più sicuri, io invece ho le parole giuste… o almeno ci provo.»

«Va bene, Padre, farò come volete. Spero di non delutervi.»

​«Gorka, tu credi in Dio?»

«Non lo so.»

«Però lo ami.»

«Non posso. La mia fede non è abbastanza forte, come faccio ad amarlo?»

«Certo che lo ami: ho visto come guardi quelli che porti nel lazzaretto. Inginocchiati.»

​Gorka non capiva, ma piegò le ginocchia e il capo. L’Abate gli toccò con la croce tre volte la spalla.

«Vai adesso, Gorka. Che Dio protegga il mio cavaliere.»

​Il vecchio frate uscì e si avvicinò a Marie; Gorka poteva vederli ma non sentiva quello che si dicevano. Solo adesso che era Manuel, comprendeva quel ricordo.

«Marie, ascoltami: a te do il compito più difficile.»

«Quale, Padre?»

«Io non potrò più proteggere Gorka, d’ora in poi dovrai farlo tu. Se non te la senti, puoi rifiutare.»

«No, farò come volete. E poi so come tenergli testa.»

«E in più lo ami come lui ama te. Pregherò per voi. Adesso il compito più difficile ce l’hai tu: hai la responsabilità di Gorka e, di conseguenza, di quella gente che porterà in Italia.»

​Durante il viaggio, per molto tempo, Marie e Gorka evitarono persino di guardarsi. Un giorno, mentre Marie distribuiva una misera zuppa agli esuli, Gorka si accostò e le porse la sua ciotola.

«Posso averne un po’ anch’io?»

«Se avanza, perché no.»

​Della minestra non rimase neanche un mestolo e Gorka si stava allontanando. Marie lo chiamò: «Vieni con me nella tenda».

Lui la seguì. Su uno sgabello c’era una ciotola ancora fumante. Si precipitò e finì la minestra senza mai alzare la testa. Solo alla fine guardò Marie.

«Ma tu hai mangiato?»

«Sì, prima di tutti.»

Gorka accarezzò il viso di Marie.

«Non è vero, sei pallida, era questa la tua zuppa. Da domani controllerò che la prima a mangiare sia tu… Marie, tutto quello che ti ho detto qualche giorno fa era falso. Io, finché vedrò i tuoi occhi, avrò la possibilità di salvarmi; altrimenti per me sarà la fine.»

Continua...

Serie: IL TRENO DELLE ANIME


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. “Da domani controllerò che la prima a mangiare sia tu… Marie, tutto quello che ti ho detto qualche giorno fa era falso. Io, finché vedrò i tuoi occhi, avrò la possibilità di salvarmi; altrimenti per me sarà la fine.»”
    Gorka fa il duro quadno dice di non credere in Dio, e forse è vero. Ma non credo. Sa amare molto più di chiunque altro, ma è come se ancora non sapesse.

    1. Infatti è proprio come dici. Aver provocato la morte di Leon gli ha fatto conoscere la parte più vera di sé, cambiandolo profondamente: quando presta soccorso nel lazzaretto, Gorka non vuole solo aiutare i feriti, ma anche alleggerire la coscienza di chi ha colpito quelle persone. Più che non sapere cosa prova, ha paura di fare ancora del male. Grazie di cuore per il commento, Irene❤️🙏

  2. Ciao Concetta, stai affrontando un viaggio nei ricordi entusiasmante. Ha un grosso impatto emotivo sul lettore, se non fosse stato un racconto ad episodio l’avrei letto tutto d’un fiato 👏👏👏

  3. “Ma ti rendi conto di quello che dici? Io sono vecchio e non mi sono mai mosso da questo luogo. Gorka, noi siamo come due traghettatori che vogliono portare persone verso la salvezza, ma non basta il desiderio, c’è bisogno di strumenti adatti per farlo. Tu sei giovane, forte e conosci i sentieri più sicuri, io invece ho le parole giuste… o almeno ci provo.»” bellissimo, intenso ❤️👏