Scena del crimine (parte 1) 

Serie: Carmilla


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Papino, Carmila e Yuvraj si recano dove è avvenuta l’evocazione. Asmodeo è alquanto contrariato in quanto non gli è stato concesso esprimersi in questo capitolo.

Sciura Carla ha vissuto quasi tutta la vita a due vie di distanza da dove abita ora. E, se la sua pensione gliel’avesse permesso, vivrebbe ancora in quella favolosa casa. Ma ormai le spese condominiali avevano raggiunto cifre con troppi zeri e non poteva sostenerle. A malincuore, un paio di anni prima, si era trasferita in un appartamento più piccolo. Alla fine, non era stata una cattiva scelta, alla sua età era difficile riempire tutti quei metri quadri. Lei e Duchessa si trovavano bene nella nuova sistemazione, che era anche più vicina al parco. Anche Duchessa ormai aveva una certa età. Ieri non era nemmeno riuscita a saltare sul divano, aveva dovuto aiutarla. Aveva guaito di vergogna, povera cara. Lei la capiva bene. Ancora non sopportava l’idea di doversi appoggiare a quel dannato bastone.

La sera stava ormai calando tra gli alti alberi. Amava questo momento della giornata, l’ultima passeggiata prima di coricarsi. Non voleva rinunciare a tale piacere, anche se ultimamente aveva visto gironzolare dei ragazzi poco educati.

Ai suoi tempi si sentiva sicura ad attraversare questi luoghi anche all’alba. Sorrise a quel pensiero. Per una ragazza della sua età non era consono rientrare così tardi. Ma lei era una ribelle, andava con le sue amiche al Piper. Indossava minigonne e fumava.

Suo padre era un avvocato famoso e non smetteva mai di rimproverarle che tali atteggiamenti non erano adatti alla sua classe sociale.

Carla adorava divertirsi.

Duchessa abbaiò.

Carla intravide tre ombre muoversi velocemente tra gli alberi fino al sentiero illuminato, per poi scomparire nella zona nascosta dal muro di pietra.

Era il 23 giugno del 1968. Carla ricordava quel giorno. Jimi Hendrix aveva suonato al Piper. Era stato un evento incredibile. Ancora oggi poteva sentire l’adrenalina scorrerle sottopelle. Erano tantissimi stipati nel locale. E lui era lì. Era riuscita persino a sfiorargli il braccio. Stava quasi sorgendo il sole quando passò per quegli stessi luoghi. Fu allora che lo vide.

Non riuscì a comprendere “come sia possibile“.

Erano passati più di cinquant’anni da quel giorno.

Come mai quell’uomo e il suo servitore indiano erano ancora uguali?

Duchessa abbaiò nuovamente.

L’indiano si voltò a fissarla.

Non si poteva sbagliare, era proprio lui.

Quell’uomo pareva avere una rana sulla testa. In quel giorno lontano aveva una papera. Se lo ricordava benissimo. Una paperetta di gomma gialla appuntata sul capo.

Ora la fissavano entrambi.

«Signora, tutto bene?»

La voce di una ragazza le fa emettere un gridolino spaventato. «Oh damoni! Che sciupun!» Quando si era avvicinata? «Mi era parso di riconoscere una persona ma…. no…devo essermi confusa… non è possibile, vero? Non lo è»

«No, non lo è» le sorride amabile Carmilla prendendola sottobraccio «venga, il chioschetto è ancora aperto. Bere un goccetto le farà bene. L’accompagno»

«Oh. Sì, cara. Grazie. Va che béla tusa»

Carmilla sorride mentre accarezza la testolina del barboncino che si è acquietato. Scodinzola.

Al chioschetto ordina un tè freddo per la nonnina. Il ragazzo non le chiede nemmeno di pagarlo. Sorride estasiato mentre serve alla sciura Carla un bicchiere con cannuccia di carta, che si scioglierà prima che lei abbia terminato la sua bevanda.

Il tempo di alzare gli occhi dal tavolino e Carmilla è scomparsa.

Il Piper oggi si chiama Old Fashion ed è stato riconosciuto come locale storico.

Traduzione frasi dialetto lombardo (sono una provincialotta (˶′◡‵˶), quindi il dialetto utilizzato varia un pochino da quello stretto di Milano città):

Oh damoni! Che sciupun! ➤ Oh Demonio! Che spavento! (sciupun in realtà significa scoppio, ma nella frase è inteso come colpo. “Che colpo!”)

che béla tusa ➤ che bella ragazza

Continua...

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