Scendo alla prossima.

L’orologio segnava le 18:30. Ero su quella metro da pochi minuti ma riuscivo già a godermi appieno quel senso di pace che mi cullava in attesa dell’arrivo. “Scendo alla prossima”, pensai.  

Lei mi attendeva lì come tutte le sere, al mio ritorno da lavoro, seduta sulla panchina a bordo binari con quel vestito bianco che mi faceva impazzire al solo pensiero.  Mi aspettava come si aspetta la neve d’inverno, come si aspetta un temporale dopo un’estate torrida. 

La metro sfrecciava silenziosa e nonostante le numerose persone a bordo, al suo interno regnava il silenzio più totale. Fuori era buio da un pezzo e l’arrivo era sempre più prossimo. Chiesi quanto mancasse alla destinazione e una ragazza mi rispose:”tutto il tempo del mondo”. Non capivo se mi stesse prendendo in giro ma effettivamente quel viaggio sembrava infinito quindi le sorrisi educatamente e lei ricambiò a sua volta. Guardai fuori dal finestrino, il verde dei prati che correva veloce e gli alberi che sembravano sagome umane comparivano e scomparivano in un batter d’occhio.

Guardai l’orologio e con mio stupore mi accorsi che segnava ancora le 18:30. Com’è possibile, pensai.  La ragazza era seduta nella stessa posizione di prima e tutte le persone intorno sembravano verosimilmente imbalsamate. Cosa stava succedendo? Dove stavo andando? Dovevo chiamarla e avvisarla del mio ritardo o l’avrei fatta attendere per nulla. Feci per estrarre il telefono dalla tasca ma non c’era! Dovevo averlo perso salendo, eppure ero convinto che fosse lì..

Tornai da quella ragazza e le domandai dove fosse diretta quella metro. Lei alzò gli occhi, mi fissò da cima a fondo per un istante, sorrise, ma stavolta non rispose. Nemmeno una parola uscì dalle sue labbra rosso fuoco. Infastidito alzai la voce ripetendo la domanda ma di colpo tutte le persone presenti sulla metro si girarono verso di me. 

Non capivo perché nessuno volesse darmi una spiegazione di quello che stava accadendo, ma tornai a sedermi cercando di riprendere la calma persa. Non appena mi sedetti sentii un fischio fortissimo prima di poter percepire la frenata decisa della metropolitana. Stavo per morire. Non riuscivo a capacitarmi di ciò che stesse succedendo, ma anche stavolta sembrava che il tempo si fosse fermato. Nessuno urlava, tutti impassibili, nonostante riuscissi a scorgere le luci di una metro nella direzione opposta alla nostra. Stavamo per impattare a 100km/h e nessuno sembrava curarsene, il mio cuore correva più veloce degli alberi, mancava pochissimo alla fine e non potevo fare nulla per evitarlo e tantomeno per salvarmi. La luce era ormai accecante, mi aggrappai con tutta la forza che mi era rimasta al sedile e urlai con quanto fiato avessi in gola ma nulla. La mia voce sembrava essersi dissolta prima ancora che venisse udita. 

Di colpo l’inevitabile, un rumore devastante mi attraversò i timpani, pensai fosse tutto finito. Ero diventato un cumulo di macerie insieme a ciò che restava di quella carcassa metallica, ma fu in quel momento che sentii una voce in lontananza:” Signore?! , Signore mi scusi, deve scendere, siamo arrivati. “

Aprii gli occhi e riuscii a sentire chiaramente l’avviso di fermata, quello che poco fa sembrava avermi fatto perdere la vita.  Ringraziai, scesi di corsa per andarle incontro ed abbracciarla, ma sui binari non c’era nessuno ad attendermi. Nulla. Solo l’eco della metro che riprendeva la sua tratta e un vecchio mendicante seduto sul pavimento.  Mia moglie non c’è più, sono ormai 5 anni che è morta ma tutte le sere scendo dalla metro con la speranza di rivederla lì, su quella panchina, con quel vestito bianco candido, ad aspettarmi sorridendo. Tutte quelle maledette sere vorrei che fosse solo un brutto sogno.

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Discussioni

    1. “Incubo nell’incubo” è l’espressione esatta per descriverla. Ho cercato di riassumere il tutto in poche righe e sono felice che ti sia piaciuta.

  1. Che storia triste e angosciante. Complimenti. Sono stata in pensiero e poi stralunata esattamente come il protagonista, a chiedermi cosa stesse succedendo. Una storia ben scritta, con un finale che toglie il fiato dai polmoni.

    1. Ti ringrazio davvero. Non è semplice riassumere in poche righe quello che passa nella testa ma ho fatto del mio meglio. (: