Sciabola del deserto
Febbraio 1991
Il confine fra la diciannovesima provincia irachena e il Regno saudita era una linea immaginaria. L’M2 Bradley sul quale Jacob si trovava come a montare un enorme cavallo corazzato superò la linea e sì, lui, G.I. di 1a classe dello U.S. Army, era entrato in Kuwait.
La diciannovesima provincia, come l’aveva definita Saddam.
Purtroppo per lui, il mondo intero a parte l’OLP di Arafat non era stato e non era della medesima opinione.
Assieme a Jacob, altri M2 del suo battaglione meccanizzato, verso nord erano in movimento unità meccanizzate e corazzate britanniche e francesi, c’erano persino minime aliquote di cecoslovacchi, nigerini, italiani… Jacob non ci pensò più, se non:
Dopo Desert Shield e Desert Storm, è giunta l’ora di Desert Sabre, è giunta l’ora di Saddam!
Il convoglio cingolato penetrò nel territorio kuwaitiano. Ogni tanto, degli F14 Tomcat solcavano il cielo con delle scie lattee. Si vedevano pure degli F117E, quelli che costavano centottanta milioni di dollari a esemplare e di cui Tom Clancy aveva parlato in un romanzo di qualche anno prima.
La Coalizione aveva il pieno controllo dei cieli grazie alla preponderanza tecnologica dei velivoli. Già la prima incursione aveva visto settecento aeroplani di ogni tipo e funzione sorvolare Baghdad e nessuno era stato abbattuto.
Jacob ripensò alle scimitarre che aveva visto a una festa in un’oasi nella vasta Rub’ al-Khali.
Quella, era una spada diversa.
Con un sussulto improvviso, l’M2 si fermò, quasi Jacob cadde dalla corazzatura. Il regolamento prescriveva che lui dovesse rimanere nello stomaco del veicolo; Jacob, affascinato dal tankovy desiant dei sovietici in Afghanistan aveva preferito rimanere sopra, a prendere il sole.
Pessima scelta.
Per poco non cadde sulla sabbia, il pericolo di farsi travolgere dai Bradley seguenti, i quali lo superarono sollevando nubi di polvere.
«Che succede!» protestò Jacob.
«Guasto» gli rispose il pilota, il cui cranio, più una testolina simile a un bubbone, era sbucato dall’abitacolo dell’M2.
«Non è possibile! Io voglio combattere».
«Forse non accadrà» continuò il pilota.
Dallo stomaco dell’M2 uscirono i membri della squadra. Non parevano sconvolti della novità.
«Tanto, poi!» lo raggiunse la voce del pilota. «Gli iracheni si stanno arrendendo. Tutti. Persino gli elementi più irriducibili della Guardia repubblicana».
Forse, rifletté Jacob, le spalle flosce, la sciabola del deserto non ferirà nessuno. Come può ferire se tutti scappano… e io resto qua?
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Mi piace, bravo. Peccato che sul più bello la storia si interrompe, e non per colpa della pubblicità.
Sai come scrivo… Grazie per essere passato!