Scintille

Serie: Amore o Sesso


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La baciai, non c'era altro da fare per farle capire quanto fosse importante per me...

Lei si staccò, ma poi tornò su di me, baciandomi ancora più intensamente, tenendo con le sue mani stretto il mio viso.

Ero inebriata da brividi ed emozioni contrastanti. Io volevo essere dolce, lei passionale.

I suoi baci erano contornati da spigoli duri, incastri precisi e una lingua insidiosa.

Mi fece alzare, mi prese per mano e mi portò in camera da letto, mi disse dolcemente di farmi vedere quanto la volevo.

“Sei sicura di volerlo?”

“Sicura, ma fai tu, io non so se me la sento.”

Rimasi vestita, mentre la spogliavo lentamente. Le tolsi la maglietta, le slacciai il reggiseno, la feci sdraiare su quello che ormai era il suo lato del letto. Le sfilai il reggiseno e rimasi incantata da quel suo seno così ingombrante su quel corpo così esile. Iniziai a baciarle il collo, lei chiuse gli occhi e sentii il suo respiro farsi più intenso. Continuai a scendere accarezzando con le mani il suo seno, che però non mi piacque abbastanza, era rigido e poco malleabile, non potevo stringerlo forte, non riuscivo mordere senza la paura che scoppiasse come un palloncino. Passai la mia lingua sui suoi capezzoli asimmetrici, e lì iniziai a sentire il suo ansimare mentre le mie mani si facevano strada sui suoi glutei ancora coperti dal jeans.

Scesi, baciando la pancia le slacciai i pantaloni, sollevò il sedere lasciando che scivolassero via. Accarezzai le sue gambe snelle, passai lentamente una mano sulla sua vulva e sentii le mutandine bagnate. Le sfilai e il mio viso si fiondò in mezzo alle sue cosce, la guardavo, mentre il suo viso esprimeva insicurezza e fermento. Avvicinai la mia lingua al suo clitoride,lo accarezzai e sentii un gemito di piacere uscire dal suo corpo. Sentii la mia vulva in fiamme, mi sentivo bagnare, la mia soglia di eccitazione era alle stelle.

Infilai un dito e subito un altro nella sua vagina, cercai il punto giusto su cui spingere per darle piacere. Mentre le mie labbra risucchiavano il suo clitoride a tempo le dita la penetravano. Scostai il mio viso, raggiunsi la sua bocca e tornai a baciarla mentre le mie dita si facevano strada dentro di lei. Avanti e indietro, prima leggero, poi più a fondo. Si muoveva senza controllo, non dava pace a quell’ insicurezza, ma godeva del piacere che le stavo procurando.

Tra un gemito e l’altro mi disse che stava venendo, tornai con la mia lingua sul suo clitoride, le sue dita raggiunsero il suo seno ed iniziarono a stimolare quei capezzoli già durissimi.

Leccavo e succhiavo il suo clitoride ormai gonfio e turgido, le mie dita diventarono tre e spinsero in profondità finché i suoi movimenti furono incontrollabili e la sua vagina iniziò a pulsare sulle mie dita.

Avrei voluto continuare, ma lei mi bloccò subito e mi chiese di smettere.

“Basta, è troppo” mi disse con voce stremata.

Io mi sentivo grondare, volevo venire, ma sapevo che quello non era il momento..

Mi sdraiai vicino a lei, passandole i vestiti.

“Come stai?” le chiesi, per comprendere cosa provasse.

Lei rispose, “Tutto bene.” lo disse velocemente, quasi come se volesse uscire da quella situazione.

Ci rimasi un po’ male perché non sapevo, cosa volesse dire con quella sua reazione, ma allo stesso tempo ero felice ed appagata.

Si sdraiò nuovamente accanto a me, io le posi il braccio intorno alla vita, appoggiai la testa sulla sua spalla e lei la sua sulla mia.

Quel giorno Lara tornò a casa presto, la sentii per due massaggi e mi diede la buonanotte prima del solito, anche se sapevo sarebbe rimasta sveglia ancora a lungo. Solo qualche giorno dopo, riuscii a vederla, le chiesi come stava e lei annuì sorridendo, dicendo che era tutto a posto.

“Lara se qualcosa non va dimmelo, non serve che lo rifacciamo se non vuoi.”

“Mi è piaciuto tantissimo Ami, ma non so se sono pronta a questo tipo di esperienza davvero.”

“Lo capisco, non preoccuparti.”

Il discorso andò a perdersi e io non volevo insistere ulteriormente.

La sera le chiesi se voleva restare a dormire da me, rimase, sembrava serena. Prima andammo a berci un drink solo io e lei, tra una battuta e l’altra ci trovavamo a scherzare sui ragazzi che passavano. Il drink arrivò pian piano alla testa, sembrava piuttosto carico, allora decidemmo di fare una passeggiata per smaltirlo tornando così verso la macchina.

In macchina cantavamo le canzoni del momento a squarciagola, come due ragazzine, ridendo per ogni stonatura.

Lei mi prendeva ancora in giro per quel ragazzo del bancone che sembrava averci provato. 

“Io nemmeno me ne sono accorta, figurati.”

“Appunto, era un figo della madonna. Altro che il professore.”

“Dai smettila povero, d’altronde che avrà mai fatto di male quel povero ragazzo?”

“Niente, niente. Per carità, guai a chi te lo tocca. Certo è che ho spompinato cazzi migliori. Puoi che è una statua anche in quei momenti?!”

“Lara ti dirò, dovremmo provarlo insieme una volta, secondo me sarebbe capace di soddisfare entrambe. E poi  nonostante le dimensioni, non mi sono mai potuta lamentare.”

“Mah chissà. Non ti assicuro che arriverà quel giorno.”

“Mai dire mai.”

“Eh, ormai non lo dirò più.”

Arrivate a casa, lei andò a farsi una doccia, nel mentre io mi lavavo i denti e poi ci invertimmo. Io stetti in bagno con lei tutto il tempo, chiacchierando e fantasticando sul prossimo viaggio che avremmo fatto.

Quella sera faceva caldo e andammo a letto in intimo senza badarci nemmeno.

Lei si accoccolò a me, il suo viso poggiava sul mio seno e il mio braccio sinistro la cingeva fino al fianco. Emisi un gemito involontario, qualcosa stava iniziando a scaldarsi dentro di me. La sua pelle liscia, il contatto col suo seno, le sue gambe accavallate alle mie, il contatto con il suo corpo mi stava provocando un’eccitazione istintiva.

Lei lo percepì e mi disse, “Vorresti rifarlo?”

“Certo, direi una stronzata se dicessi il contrario. Ma non ti preoccupare lo terrò per me.”

“Se vuoi, possiamo rifarlo.”

“Sei sicura?”

“Sì, anch’io ho un po’ voglia. Però non credo di farcela a fare quello che fai tu.”

“Non fa niente, mi occuperò di me stessa da sola.”

Cominciai a baciarla, sfilandole il reggiseno mi spostai presto sui suoi capezzoli trovandomi su di lei. Con il pube iniziai a strusciare la mia vulva sulla sua, mi sentii pervadere da quel calore che ci scorreva dentro. Mi stavo bagnando velocemente e quasi già venivo solo all’idea di essere ancora lì a muovermi sul suo corpo. Lei cercava passione, io la trattavo con la massima delicatezza e dolcezza. Andavamo un po’ in contrasto ma io non sapevo usare violenza su di lei.

Mentre le mie labbra tornavano sulle sue e le nostre lingue iniziavano a intrecciarsi anche fuori dalle labbra, la mia mano scostò le sue mutande, si fece strada sulla sua vulva liscia e delicata, sentii calore e umidità allo stesso tempo. Le mie dita arrivarono alla vagina, dove si aprì un fiume che mi fece strada per entrare. Lei percependo la penetrazione emise un gemito di piacere, mi risucchiò la lingua e sentii presto pulsare sulle dita. Iniziai a muoverle dolcemente, fino a battere sul punto giusto e spingendo verso la vescica. I suoi gemiti si fecero più forti, il suo battito veloce e il suo respiro ansimante. Mi sussurrò in un orecchio, “leccami”. Scesi lentamente, scorrendo la lingua sul suo corpo, sfilai la mano, le sfilai le mutandine e aprendo le sue labbra la vidi rossa, umida e pulsante. Passai la lingua sulle grandi labbra, la passai sulle piccole e mi avvicinai al clitoride risucchiandolo completamente in bocca. La sentivo gemere, chiedendomi di continuare, non resistevo dovevo toccarmi anch’io. Infilai la mano nel perizoma, due dita si fecero strada nella mia vagina e iniziai a penetrarmi muovendomi lentamente, sentivo colare i miei umori sulla coscia, mentre i suoi, insieme alla mia saliva, bagnavano le lenzuola.

Mi disse di farla venire, sfilai le dita dalla mia vagina e con la mano le strinsi il gluteo, penetrai con due dita della mano destra, e iniziai a scoparla spingendo fino in fondo. La sentivo gemere intensamente. Continuavo a succhiare il clitoride, alternando con movimenti veloci della lingua. Lei gemeva e mi chiedeva di farla godere. Mi alzai mettendomi a cavalcioni sulla sua coscia sinistra, strusciando con la vulva, poggiai la mia mano sulla sua coscia, la strinsi forte. Infilai tre dita nella sua vagina e osservandola godere venimmo insieme urlando il nostro piacere.

Fu bellissimo, riuscii a lasciare andare tutto quello che avevo dentro da troppo tempo ormai. Crollai al suo fianco, la baciai e la ringraziai per quello che mi stava regalando.

Lei mi disse col fiato sospeso, “Sei bravissima, nessun uomo mi ha mai fatto godere così.”

“Menomale, almeno qualcosa di buono lo faccio.”

Mi baciò, andò in bagno a lavarsi e io la seguii, quando lei finì mi lavai io e ci ritrovammo di nuovo in quel letto bagnato.

“Buonanotte mia dolce Ami.”

“Buonanotte bellissima Lara.”

Serie: Amore o Sesso


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Erotico

Discussioni

  1. C’è magari un po’ di fretta iniziale, come se tu avessi sentito da subito l’urgenza di arrivare a quel momento che desideravi descrivere. Questo è assolutamente comprensibile anche se, a mio parere, potevi tranquillamente prenderti ‘tutto il tempo necessario’. Poi, piano piano, la narrazione si fa più fluida, calda e coinvolgente. Forse più sentita, come se ogni freno si fosse sciolto.

    1. Grazie Cristian per questo commento! L’ ho pensato e hai confermato il mio pensiero. Sto rivedendo i prossimi passaggi per non commettere lo stesso “errore”.
      Grazie mille ancora!

  2. Ho letto gli ultimi due episodi in un fiato solo. Comcordo con quanto gia detto da @nyam. È come se la scrittura, man mano, si fosse sciolta e lasciata seguendo il ritmo delle due ragazze. Davvero brava!

  3. Ciao Annalisa, stai acquistando scioltezza e consapevolezza, ed alcune tue espressioni sono un vero tripudio di linguaggio immaginifico. Se posso permettermi un consiglio, continua a limare, rileggere e riscrivere per acquisire una continuità stilistica che pervada tutto il racconto. Brava !