Scosse

Serie: Uccello di Tuono


Luoghi reali, storia e personaggi di fantasia per un viaggio nel Dakota del Sud.

I muri tremarono ancora. Anche se solo per pochi, interminabili secondi.

A nessuno piaceva parlarne, ma a Rapid City s’incrociava, sempre più spesso, un volto nuovo: era quello muto e schivo della paura. Tutto aveva avuto inizio quando, cinque mesi prima, c’era stata la prima scossa. Seguita, a distanza di qualche giorno, da una seconda, poi una terza. Se ne contavano ormai undici. Brevi momenti in cui il mondo sembrava fermarsi e con esso il respiro, mentre il cuore accelerava a dismisura, come per scoppiare.

Quella sera Vincent rientrò alla stessa ora. Lasciò la borsa sulla poltrona e, slacciandosi la cravatta, dette una rapida occhiata attorno. Accese la tv, ma non per guardarla: voleva udire una voce qualsiasi, poco importava se piatta, vivace, inutile. Perfino le risate a comando della più stupida serie avrebbero fatto al caso. Si mosse allora da una stanza all’altra, accompagnato dal suono di parole che, a quell’ora, nulla potevano contro il muro dei suoi stanchi pensieri… niente più che rumori, distanti e incomprensibili. Ma la notizie del sisma fecero animare, di colpo,, un tracciato altrimenti piatto:
«Le case tremano ancora a Rapid City: una scossa in piena notte ha buttato giù dal letto centinaia di persone. La vicinanza dell’epicentro, a pochi chilometri di profondità dal centro cittadino, ne ha amplificato gli effetti. La domanda che tutti si pongono è se questa sequenza preannunci il temuto…».

La serratura della porta, girando, rimandò il colpo secco dello scatto finale. Abigail entrò nel salone preceduta da un lieve, piacevole sentore di profumo. Scorse Vincent in boxer e camicia che, sulla porta del bagno, faceva capolino per sbirciare la tv. Lui si voltò salutandola con un sorriso… aveva imparato a camuffare così la gioia che il solo guardarla gli regalava.

«Ciao, Vince».

La seguì con lo sguardo per non perdere quel momento magico quando, in piedi di fronte allo specchio, toglieva gli orecchini a goccia e, sollevandole appena, sfilava prima una scarpa, poi l’altra. Quest’ultimo era il gesto che lo faceva impazzire: i tacchi, le calze, i piedi sulla moquette. Poi il solito scambio, a senso unico, di domande e risposte: tutto ok, niente di particolare, ma no, così così. Harry.

Harry. Un nome capace di far sussultare i pensieri di Vincent come un terremoto. Tante, troppe scosse erano avvenute negli ultimi anni, tutte sprigionatesi da un unico punto che più vicino non si poteva: Abigail.

Lei si era già defilata al piano superiore, come faceva da tempo. Vince restò in boxer con i suoi pensieri davanti a una tv che non seguiva, i pensieri rivolti alla figura di lei, sempre curata, sempre perfetta. Troppo perfetta.

I giorni passavano, ma non quel dubbio martellante.

Serie: Uccello di Tuono


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Robért. Inizio ora la tua serie che parte nel modo che mi piace di più in assoluto: con uno stile narrativo che mi conquista per la padronanza con cui è espresso, con l’illusione di avere afferrato alcuni indizi e con la certezza di dovermi attendere un totale stravolgimento delle mie intuizioni in merito alla trama. Che prospettiva ricca di promesse!

  2. un incipit molto attraente. Lo stile asciutto, rapido, che dipinge con poche pennellate. Mi sono iscritta solo oggi, via via leggerò il seguito.

    1. Benvenuta Francesca… se questo è la tua prima recensione qui, che onore! Il primo commento è come il primo amore: non si scorda mai.

      Grazie per le belle parole, significative. Mi sbaglierò ma anche tu a pennellate non scherzi.

      Mi ha fatto davvero piacere leggerti e soprattutto qui, sul primo episodio.

      A presto

  3. Grazie Rita.

    Ho letto il tuo profilo e anch’esso sa di favola. Mi piacerebbe davvero conquistare una lettrice come te.

    E veniamo al commento. A volte, i racconti sono come le persone: basta una sola parola, la frase detta al momento giusto, e non ce le dimentichiamo più. Spero tu sia d’accordo e che anche quella sola piccola sequenza di parole sia bastata per “agganciarti”. Un incantesimo: come nelle fiabe.

    A presto.

    1. Grazie Rita.

      Ho letto il tuo profilo e anch’esso sa di favola. Mi piacerebbe davvero conquistare una lettrice come te.

      E veniamo al commento. A volte, i racconti sono come le persone: basta una sola parola, la frase detta al momento giusto, e non ce le dimentichiamo più. Spero tu sia d’accordo e che anche quella sola piccola sequenza di parole sia bastata per “agganciarti”. Un incantesimo: come nelle fiabe.

      A presto.

  4. Rapid City è un nome geniale da dare a una metropoli e già questo, secondo me, vale il prezzo di un biglietto che, già dal primo episodio, sembra entrare con forza, con scosse pesanti come il bicchiere d’acqua in Jurassic Park prima che arrivi il T-Rex. Il linguaggio sporco e blaisè pone in me la visione di un Frank Miller intrecciato con venature poetiche. Rapid City può essere la città delle Risposte o delle Eterne disfatte, tutto può capitare se ci si apre ai labirinti della metropoli. Assolutamente tutto.

    1. Non posso che ringraziare questo autore per un commento così “carico”, pur nella sintesi.

      Poche righe ma sostenute dal riferimento cinematografico, dall’accostamento a Frank Miller (ecco, lo ammetto, mi ha fatto venire la pelle d’oca), dalla considerazione sul muoversi dentro una metropoli, narrativamente parlando.

      Mi sono addentrato in questa prima serie con molta attenzione, con massimo impegno nel rispetto di chi legge. Avere dei primi riscontri positivi invoglia a proseguire sul percorso.

  5. Rispondo a @biro

    In realtà, l’immagine non è ancora definitiva. Ma ci sono quasi. Quella di Left Hand Bear era bellissima, attinente ma non perfettamente “centrata”.

    Non credevo fosse così complicato trovarla, forse mi dovrò accontentare di una rappresentazione. Ma richiamerà il motivo del titolo che, posso garantire, spazia su altri fronti.

  6. Scosse di diversa natura che si intrecceranno durante la serie, a quanto sembra. Hai scritto un capitolo introduttivo molto ben ragionato, funziona bene. Ci hai presentato i personaggi e l’ambiente, rimandando alla prossima puntata di fare conoscenza.
    “Il tanto temuto…” e si apre la porta: bella scena. Viene voglia di leggere il testo.

    1. Il resto, volevo dire. E anche il titolo della serie e la fotografia incuriosiscono, visto che fanno presagire qualcosa che non ci hai ancora mostrato.

    1. Il primo commento è importante.

      L’impegno per sviluppare questa pazza idea, che mi è balenata per la testa mesi fa, è stato cospicuo.
      Tuttora ci sto lavorando anche se, come sai bene, quando si unisce ricerca a invenzione tutto diventa davvero appassionante.

      Ma nulla è scontato a priori. Voglio dire, le buone intenzioni non bastano, solo i lettori mi potranno dire, a fine serie, se l’obiettivo sarà stato raggiunto.

      Quindi grazie, proseguo confortato da questo tuo apprezzamento.