Se ci sei batti un colpo

Serie: Radio Alto Volo

Gli occhi di Louis si erano fatti piccoli piccoli, quasi come quella maledetta fessura dalla quale era impossibile intravedere altro che contorni sfuocati mischiati a bagliori accecanti, quei fari parevano dotati di una potenza inaudita, mai vista prima. Carl si era posizionato sulla porta della cucina e puntava con la pistola dalla parte opposta dell’uscio che era tenuto sotto controllo da Philippe, le canne del fucile puntate ad altezza petto.
“Sei riuscito a scorgere qualcosa?” domandò a bassa voce.
“Per ora parrebbe tutto immobile, come se non ci fosse nessuno, o se non fosse ancora sceso qualcuno dall’auto.”
“Sono francesi, tedeschi?” chiese Carl con voce preoccupata, nessuno si sarebbe aspettato un evento del genere.
“Difficile dirlo, il camion sembra simile a tanti altri e con tutta questa luce negli occhi non riesco proprio a ricollegarlo ad un modello preciso, senza contare che i nazisti si sono appropriati di tutti i mezzi trovati in giro per sopperire alle proprie mancanze.”
L’americano stava per ribattere quando un tonfo sordo, come la portiera che si chiude, si udì nettamente nonostante nessuna finestra fosse aperta, in quel momento Louis schiacciò il volto contro le assi di legno con talmente tanta forza che avrebbe quasi potuto romperle, furono istanti di silenzio, quello che precede una tempesta, quello che ti penetra nelle ossa e ti fa rizzare i peli delle braccia.
“Secondo voi c’è ancora qualcuno in questa casa?” chiese una voce femminile vicino alla finestra, il francese riuscì solo a scorgere degli stivali sporchi di fango e nulla più, forse non si trattava di militari.
“Ehi! C’è qualche persona in grado di respirare qui dentro?” qualcuno bussò alla porta insistentemente, erano colpi forti, con tutta probabilità di un uomo.
“Cosa facciamo?” chiese Philippe voltandosi, il terrore negli occhi, il fucile ancora ben saldo nelle mani tremava un poco.
“Apriamo, hanno accento francese, magari sono della Resistenza, non facciamoci prendere dal panico e cerchiamo di capire che cosa vogliono, cosa cercano” rispose Louis mentre a passo svelto guadagnava il corridoio, Carl rimase vigile con gli occhi e la pistola ben diretta verso il lato che stava controllando.
“Vado?” Philippe aveva già la mano sinistra pronta sulla porta, la destra con l’indice appoggiato sul grilletto, in attesa di agire.
Di fronte a loro si trovavano un uomo e una donna, entrambi indossavano una giacca di pelle da aviatore e avevano una pistola che penzolava nella fondina attaccata alla cinta dei pantaloni. La ragazza aveva al massimo venticinque anni, capelli corvini e mento quasi appuntito, occhi verdi che scrutarono in fretta l’area; l’altro era di poco più grande e portava un taglio a spazzola da militare, barba nera corta e l’aria di chi voleva apparire un duro ma, forse, non lo era.

“Mani in alto, signori” intimò loro Louis con il fucile pronto a far fuoco mentre Philippe si avvicinava ai due per togliergli le pistole.
“Queste le prendo io, ve le ridaremo quando sarete usciti di qui, ammesso che questo accada.”
“Vedo che da queste parti le regole dell’accoglienza sono un po’ cambiate” sentenziò la donna porgendo la propria arma con aria sdegnata.
“Sì, sono un po’ mutate da quando i tedeschi sotto mentite spoglie hanno iniziato a battere la zona facendosi passare per contadini, salvo poi venirti a prendere nel cuore della notte su una camionetta per portarti chissà dove. Credo di non ricordarla solo io questa parte, o mi sbaglio?” ribatté Louis arretrando un poco per consentire il passaggio ai due.
“Ricordi bene ma noi siamo francesi e lo puoi notare dall’accento e dalle fattezze fisiche, molto dissimili da quelle dei nostri “cugini” teutoni; possiamo entrare ora che vi abbiamo gentilmente concesso di prelevare le nostre pistole?”
“Prego, accomodatevi, forse sarebbe meglio prima spegnere le luci del camion, qualcuno, morti compresi, potrebbe notarle da lontano ed è l’ultima cosa della quale abbiamo bisogno.”

Si ripetè la scena che solo poche ore prima aveva visto Carl protagonista, di nuovo ebbe luogo una sorta di interrogatorio per comprendere meglio la storia dei due stranieri capitati da quelle parti, forse davvero per caso.
“Vaghiamo per tutta la Francia da ormai credo un anno, più o meno da quando tutto ha avuto inizio; credo di aver visto tutti quelli ai quali tenevo trasformarsi oppure venire massacrati dai nazisti e lo stesso vale per Lara. Quel camion è tutto ciò che ci rimane e non abbiamo intenzione di perderlo, almeno fino a quando si troverà il carburante per utilizzarlo.”
“Esattamente cosa cercate, cosa vi aspettate di trovare girando il mondo come nomadi, senza una casa e senza affetti?” domandò Philippe, sinceramente curioso.
“Speriamo di trovare superstiti, conosciamo qualche comunità che si sta organizzando nel cuore di questa fantastica terra, cercano luoghi inaccessibili ai più per vivere una tranquilla esistenza, prima di trasformarsi definitivamente” disse la ragazza mostrando una foto che aveva in tasca.
“Chi diavolo sono questi?”
“Contadini che hanno creato un piccolo villaggio fortificato nel quale coltivano la terra e si proteggono dai pericoli esterni, i nazisti fanno finta di ignorarli poiché per loro sarebbe complicato attaccare una cittadina così ben difesa, finché se ne staranno buoni senza dar farstidio a nessuno le cose non muteranno.”
“E perché dovremmo volerci muovere da qui, abbiamo ciò di cui necessitiamo, nessuno ancora ha provato ad assalirci in qualche modo, al momento parrebbe folle lasciare una strada ben conosciuta come questa per intraprenderne una piena di punti oscuri.”
“Questo luogo è pronto per essere distrutto dalla prima vera minaccia che passerà nelle vicinanze: avete visto che sterminata pianura avete intorno? Potrebbe transitarvi un’intera divisione nazista, se solo lo volessero davvero; oppure un gruppo ben folto di cadaveri ambulanti, ne abbiamo visti tanti in questi mesi e sappiamo che possono causare devastazioni incredibili. In una comunità avreste la sicurezza di qualcuno che vi guarda le spalle continuamente mentre voi farete lo stesso, avete soltanto da guadagnarci. In ogni caso se non volete lo capisco, vi invito soltanto a pensarci bene perché potrebbe fare al caso vostro tutto ciò, potrebbe essere la via d’uscita verso una vita più normale, più vicina a quella di una volta.”
“Abbiamo bisogno di parlare un istante.”

I tre si allontanarono sino in corridoio, Philippe teneva il fucile in direzione dei due seduti l’uno accanto all’altra, li scrutavano senza dire una parola, quando furono abbastanza lontani Louis mise la mano davanti alla bocca.
“Che cosa ne pensate di tutta questa faccenda?”
“Non dico che non possa essere vero, del resto quella foto ritrae una palizzata del tutto amatoriale, gente magra e stanca, potrebbe esistere una comunità simile da qualche parte ma io non ho interesse nel muovermi, come già detto” disse il fratello.
“Hanno ragione, la vostra fattoria è poco difendibile, potreste essere attaccati da ogni lato senza una vera possibilità di difendervi, aver creato una sorta di sbarramento con dei vecchi veicoli distrutti vi salverebbe quanto un singolo sacco di sabbia a protezione di un fiume in piena.”
“Quindi ci consigli di abbandonare casa per andarcene con loro, che potrebbero anche essere spie?”
“No, penso che dovreste andarvene da soli, cercando un posto simile a quello da loro descritto.”
“E tu?”
“La mia meta è Parigi, e lo sapete, vi ringrazio per l’ospitalità ma non né avrò bisogno tanto a lungo, quindi non pensate a me.”
Improvvisamente un colpo alla porta, seguito da uno alla finestra della cucina, riportarono l’attenzione sulla realtà, sulla casa in particolare, tutti e tre alzarono l’arma tenendosi pronti al peggio.
“Che diavolo?” esclamò Lara alzandosi in piedi.

Serie: Radio Alto Volo
  • Episodio 1: Echi lontani
  • Episodio 2: Uno strano carico
  • Episodio 3: Alto mare
  • Episodio 4: L’acqua non spegne le fiamme
  • Episodio 5: Buio
  • Episodio 6: Imprecisioni di una bussola
  • Episodio 7: Se ci sei batti un colpo
  • Episodio 8: Buona educazione
  • Episodio 9: Questione di sopravvivenza
  • Episodio 10: Niente è come sembra
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      In questo episodio mi sono immerso completamente, sembravano dialoghi tratti da the walking dead o roba simile, con il gruppo che cerca di decidere se unirsi ai nuovi o meno. Mi è piaciuto tanto un particolare, quando dici cugini teutonici, in effetti, vicinanza geografica a parte, i franchi erano una popolazione germanica, hanno solo avuto un destino diverso dal punto di vista linguistico. E i tuoi finali sono sempre ad alta tensione. Una serie che personalmente sto apprezzando tanto!