Se guardi il mare

Serie: Lascia che passi la notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver trascorso una giornata a Osaka, Annalisa e Andrew sono diretti a Ine per incontrare qualcuno.

Il mare era davanti a loro, oltre il parabrezza e una porzione curata di prato. L’orizzonte era acceso dai colori del tramonto e una traccia di arancione era ancora visibile sull’acqua.

 La musica non riempiva più lo spazio tra loro, si sentiva solo il leggero ticchettio del motore appena spento e i loro respiri. Ad Annalisa sembrò di fare troppo rumore e perché lui non parlava? Teneva una mano appoggiata al volante, le sopracciglia appena corrugate e gli occhi socchiusi, come se stesse cercando di mettere a fuoco un pensiero.

“Siamo arrivati?” La voce le uscì più esile di quanto avrebbe voluto.

Lui le lanciò un’occhiata stupita, tolse le chiavi e spalancò la portiera. Un refolo di aria fredda pizzicò Annalisa.

“Facciamo due passi.”

Presero la strada dietro alle abitazioni, le grida dei gabbiani sopra le teste sembravano indirizzate a loro. La salsedine le invase la gola in modo prepotente, mescolandosi all’odore di pesce alla griglia.

Andrew continuava a non dire nulla, le camminava a fianco e non sembrava neanche consapevole della sua presenza.

Era quasi meglio difendersi dalle sue provocazioni che rimanere in quel silenzio indecifrabile e non sapere cosa gli passasse per la testa.

Il disagio lasciò il posto al fastidio. Non le importava quello che lui pensava. Cercò di usare un tono neutro. “Che cosa ci facciamo qui?” 

Andrew si girò, un lampo di divertimento gli attraversò lo sguardo. “Tu che cosa vorresti?”

Eccolo con i soliti giochetti. “Perché mi hai portata qui?”

Davanti a loro comparve il molo, un’ imbarcazione con lo scafo rosso si stava allontanando in quel momento. Andrew accennò un segno di saluto ed entrambi gli uomini a bordo ricambiarono.

“Ti ricordi quello che ti ho detto in macchina, che tutti i viaggi richiedono pazienza?”

Annalisa schiuse le labbra, ma non disse nulla. Forse era lui ad aver bisogno di una tregua in quel momento.

Il suono ipnotico della risacca sembrò accordarsi ai loro respiri. Avanti e indietro, come una carezza o una ninna nanna a fior di labbra.

Quella stronza della mente la riportò davanti a un altro mare e a un altro tramonto, le ginocchia al petto, i piedi immersi nei sassolini e Seba seduto accanto.

Era stato allora che lei aveva iniziato la risalita, quando le sue dita avevano cercato quelle di lui? Era stato quello il momento in cui lo aveva condannato?

“Girati.” La voce di Andrew arrivò bassa. 

Erano all’estremità della baia, le prime luci si stavano accendendo. Annalisa capì almeno una ragione per cui si trovavano lì.

Le case in legno scuro di Ine erano strette l’una all’altra, abbracciavano la piccola insenatura sospese sull’acqua.

I pensieri smisero di reclamare attenzione e uno strano senso di pace la pervase. “Grazie, è bellissimo.”

Non vide il sorriso di Andrew, ma lo percepì nel suo tono. “Mi piacerebbe, ma non è merito mio.”

“È tutto un po’ più semplice se guardi il mare.” Annalisa incrociò la sua espressione interrogativa. “Neanche questa frase è merito mio.”

Ritornarono sui loro passi, le braccia che ogni tanto si sfioravano. E di nuovo, ricomparvero Seba e la spiaggia di Moneglia.

“È un po’ più semplice se guardi il mare.”

“Hai mai desiderato morire?” Il pensiero di Annalisa si trasformò in una domanda rauca e urgente. “Dopo Mineko, hai mai pensato che fosse la soluzione?”

Lui si fermò, ma non si girò subito a guardarla. “Se ti dicessi di sì, ti sentiresti meno in colpa o meno debole?”

Una macchina passò piano accanto a loro.

“No, mi sento in colpa per tutt’altro, non per aver pensato di arrendermi.”

Gli occhi di Andrew agganciarono i suoi e qualcosa le si aggroviglió nella pancia.

“Essere fragili non significa essere deboli.”

Le uscì uno sbuffo sprezzante. “Questa era dentro un biscotto della fortuna? Quale può essere la continuazione, che qualcosa di rotto, una volta riparato, diventa unico?” Gli puntò un indice contro il petto e la voce si fece più aspra. “Mi dispiace contraddirti, ma qualcosa di rotto non potrà più tornare come prima.  Andrebbe buttato.”

Andrew spostò lo sguardo dalla sua mano al viso, soffermandosi sulla bocca. Scandì piano le parole successive. “Aggrapparsi a qualcuno per non affogare non ci rende sbagliati.”

Lei scrollò la testa e riprese a camminare, pur senza conoscere la meta.

La rabbia scivolò via e una nuova domanda premette per uscire. “A chi ti sei aggrappato tu?” Non sapeva perché fosse così importante saperlo.

Non erano più solo colleghi, era inutile fingere il contrario, ma non poteva neppure considerarlo un amico. E neanche un’ancora; questa volta avrebbe dovuto salvarsi da sola.

“All’unica persona in grado di farsi carico della mia rabbia e dei rimorsi.” Andrew le indicò con il mento la casa davanti a loro, una costruzione in legno simile alle altre, fatta eccezione per un piccolo giardino straripante di piante. “Siamo arrivati.” Prese un mazzo di chiavi dal giubbotto e superò un cancelletto cigolante.

Annalisa cercò un’insegna che indicasse una pensione, ma non c’era nulla oltre a una cassetta della posta scolorita.

Andrew aprì la porta e si affacciò all’interno. “Tōsan, siamo qui.”

“Mi puoi dire dove siamo?” bisbigliò lei senza seguirlo all’interno. Se le avesse risposto in modo criptico lo avrebbe piantato in asso e sarebbe andata a cercarsi un posto dove passare la notte, fosse stata anche l’auto con cui erano arrivati lì.

Andrew si era già tolto le scarpe e scrollò appena la testa, sforzandosi di mantenere un’espressione seria. “Non essere scortese, Ann. La casa dei miei nonni non è un albergo di lusso, ma è decisamente meglio del tuo alloggio a Tokyo.”

Cercò una risposta secca con cui ribattere, ma un dettaglio la colpì in ritardo. “La casa dei tuoi nonni?” Come se un meccanismo misterioso le fosse scattato dentro, si avvicinò all’ingresso.

Andrew si scostò e le indicò un tappeto e delle ciabatte. L’aroma invitante del cibo le stuzzicò il naso, mescolandosi a una traccia pungente di incenso.

Lui le fece segno di seguirlo oltre una porta scorrevole con un motivo a quadretti.

C’erano dei tatami sul pavimento, mobili dalle linee semplici e sedie rasoterra. Le sembrò di trovarsi nella casa di uno dei cartoni che guardava da bambina; forse dalla prossima porta sarebbe spuntata una donna uguale alla mamma di Nobita con un vassoio di dorayaki tra le mani.

Invece, comparve un uomo.

Continua...

Serie: Lascia che passi la notte


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. Mi è piaciuto come nessuno dei due, ancora, si abbandoni del tutto. Lei è in bilico, sente il desiderio e la voglia di lasciarsi andare, ma ha anche dubbi, paure che la fanno retrocedere. Lui le fa sentire la sua presenza, e le trasmette affetto, ma non troppo. È anche lucido, e ancorato a terra. Non le sta dando false illusioni ne promesse che poi non manterrà.

  2. Mi piace soprattutto Andrew, trattenuto e mai “terapeutico”, e Annalisa che resta spigolosa, contraddittoria, credibile. Il finale sospeso funziona: non promette rivelazioni facili, ma un passaggio delicato. È una scrittura che sa aspettare, e questo le dà forza.

  3. “Non erano più solo colleghi, era inutile fingere il contrario, ma non poteva neppure considerarlo un amico. E neanche un’ancora; questa volta avrebbe dovuto salvarsi da sola”
    Manca la terza opzione😜

  4. ““Mi dispiace contraddirti, ma qualcosa di rotto non potrà più tornare come prima.  Andrebbe buttato.””
    Una tentazione comprensibile, anche se il kinstugi (l’arte giapponese di riparare le cose rotte) ci insegna qualcos’ altro.

  5. Il mare, la casa dei nonni e la comparsa dell’ uomo, alimentano il piacere di continuare a leggere questa serie. La chiarezza della narrazione e la suggestione delle immagini che descrivi, consentono di non perdere il filo della storia, anche leggendo a distanza di qualche settimana un episodio dall’ altro.

  6. “Il suono ipnotico della risacca sembrò accordarsi ai loro respiri. Avanti e indietro, come una carezza o una ninna nanna a fior di labbra.”
    Questa descrizione mi é piaciuta in modo particolare.

  7. Stavo attendendo il ritorno di Annalisa, ritorno qui su Open, non il rientro dal Giappone, non è ancora il momento. Andrew mi sembra la medicina giusta per trovare una chiave e rivelare, finalmente, se stessa sciogliendo tutti quei nodi che le complicano la vita. Come Annalisa mi sono voltato e ho avuto chiara l’immagine delle case in legno affacciate sul mare, mi è piaciuto. Grazie Melania!