Secondo giorno

Serie: Forse una storia

Suuf si sveglia alle prime luci dell’alba completamente sopraffatta da quel che prova. Paura, angoscia, e uno strano senso di attesa le scorrono dentro come onde. Già una gran parte della radura ai margini del bosco vero e proprio, di solito regno dei ramolacci selvatici, di alcuni stentati noccioli e di malvoni delicatamente colorati, è diventata un pianoro di monconi che il sole ha rapidamente seccato. Oggi forse i sei inizieranno a tagliare anche degli alberi e non è sicura di poterlo sopportare.

Alle sette del mattino in punto, si ripete l’arrivo del furgone, l’apertura del lucchetto, lo scarico del materiale, l’inizio del lavoro, mentre Suuf si rifugia (non sa per quanto tempo ancora) nell’alto cespuglio di rovi.

Gli uomini si dispongono a raggera, manovrano il decespugliatore, cambiano il filo o la lama, ogni tanto si interrompono per bere, poi ricominciano, sistematicamente, come ingranaggi di una macchina bene oliata. Niente può fermarli, pare.

«Ma che cazzo fa quest’imbecille?».

Suuf non si volta. Ha avvertito, senza udire alcun suono, queste parole, il loro tono allarmato e irritato, ha sentito dentro di sè come un’eco la paura e la rabbia.
Ha percepito con le orecchie il rumore di un motore che subito si spegne, e insieme la stessa voce che dice, stavolta in modo meno concitato: “Ma che fai? c’è mancato poco mi falciassi una gamba…” e poi qualcuno che parla in tono di scusa. Uno degli uomini nel lavorare si è avvicinato pericolosamente ad un altro, e sarebbe bastato un attimo: il tessuto, per quanto robusto, della tuta, non potrebbe certo impedire un incidente, una ferita grave.

Suuf improvvisamente si rende conto che la voce del primo, quello che ha urlato silenziosamente, lei l’ha già sentita, nella sua prima vita. Adesso avverte il sollievo dell’uomo per il pericolo scampato. Non ha visto chiaramente l’accaduto, non ha voluto muoversi, è una spina fra le spine del rovo, invisibile… ma tutte le sensazioni provate da quella persona sono state anche le sue. Inizia a riflettere.

Serie: Forse una storia
  • Episodio 1: Potrebbe essere l’inizio di una fiaba
  • Episodio 2: Il cartello
  • Episodio 3: La rete
  • Episodio 4: Suuf
  • Episodio 5: La ferita
  • Episodio 6: Il ritorno
  • Episodio 7: Il consiglio
  • Episodio 8: Lo studio
  • Episodio 9: Primo giorno
  • Episodio 10: Secondo giorno
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Nicoletta, eccomi di nuovo. Non ho resistito ed ho terminato di leggere gli episodi della serie a disposizione. In questo, ho scorto il grido ambientalista di una terra “stuprata” dall’uomo: falciata, abbattuta per fare spazio a cemento e metallo. Ho ricordato le ricerche fatte di recente a proposito del cambiamento climatico globale, in particolare l’inquinamento, e la definizione dell’uomo come “cancro” che distrugge ogni cosa che tocca.

      1. Nicoletta Degli Innocenti Post author

        Grazie tantissima Micol, sei gentile… Ho continuato la storia, dato che non riuscivo ad inserire altri episodi dopo questo (non sono molto esperta, solo dopo ho capito come funziona) ho iniziato una nuova serie, “Forse una storia II” di cui il raccontino “Salvo” è il primo episodio. Non finisce qui…

    2. Luisa Vardiero

      E’ vero, Giovanni. Difficile collocare questo scritto in uno stile predefinito. Io pensavo a una sorta di “naturalismo intimista”, con toni vedremo quanto apocalittici ma mai fuori dalle righe perché mai slegati dal verosimile. Interessante anche il punto di vista della narrazione, con un soggetto la cui identità si costruisce passo dopo passo, incuneato in questa sorta di microcosmo a trama fitta, in cui ogni sussulto, fisico ed emotivo, viene amplificato e riportato come un’eco che ci tocca nel profondo. Come un presentimento che ci riguarda tutti. Una scrittura davvero affascinante