
Secondo tentativo
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Finalmente arrivò il giorno dell’esame e di nuovo ci trovammo nella spoglia aula insieme a tanti altri studenti ad aspettare il professore, mentre sembrava che la cortina d’ansia fosse come una nebbia densa che permeava tutta la grande stanza. Poi, come l’altra volta, improvvisamente, ma con qualche minuto di ritardo, entrò il professore che ci guardò con il suo solito sorriso enigmatico e subito dopo cominciò la consegna dei compiti.
Esitai un attimo prima di guardare il testo, sentivo il cuore che mi pulsava veloce nelle tempie, e poi mi scossi e girai il foglio. Vidi il primo problema e feci un sospiro di sollievo: era una tipologia che conoscevamo e su cui avevamo fatto moltissimi esercizi. Il secondo era uno di quelli meno frequenti, ma era comunque famigliare. Il terzo invece sembrava di nuovo una trappola.
Decisi di cominciare con lo svolgimento del primo augurandomi di completarlo velocemente in modo poi da avere molto tempo per affrontare con calma gli altri due. Purtroppo non riuscivo a essere tranquillo, e non avevo la sicurezza che pensavo, mi accorgevo spesso di piccoli errori e dovevo tornare indietro a correggerli. Finì comunque il problema in mezz’ora circa e così avevo un’ora e mezza per fare gli altri due problemi.
Mi ci vollero quaranta minuti per arrivare al termine del secondo problema, ogni tanto mi consultavo con Carlo, che mi sembrava un po’ nel pallone, ma riuscii a dargli qualche suggerimento giusti e mi sembrò che si fosse sbloccato.
Tutti e due cominciammo il terzo problema, ma lui mi guardò smarrito e scosse la testa. Io però non mi rassegnavo a trovarmi nella stessa situazione della volta precedente e tentai alcuni passaggi simili a quelli che avevo capito guardando i problemi misteriosi della volta scorsa, ma non mi sembrava che riuscissi ad arrivare alla conclusione.
Ben presto il tempo finì e dovemmo consegnare: io inserii quei primi passaggi del terzo problema, mentre Carlo fece solo i primi due.
Uscimmo di nuovo silenziosi e ci avviammo verso la macchina.
“Ci ha fatto di nuovo il baffetto”, dissi io riferendomi al professore che avevamo così soprannominato.
“Già, questo grandissimo stronzo…”, disse Carlo.
“Però questa volta forse riusciamo a passare lo scritto: due esercizi bene o male li abbiamo fatti”.
“Si, però dobbiamo sperare di non aver fatto stronzate”.
“Sono sicuro che lo svolgimento è giusto, speriamo di non aver fatto errori di calcolo”.
Poi però, già durante il viaggio in macchina, mentre chiacchieravamo la mia testa evidentemente girava da sola e già mi ero accorto di almeno tre errori, non gravi, ma che avrebbero abbassato il voto. Avendo fatto solo due esercizi su tre il margine che avevamo non era molto alto e se gli errori fossero stati troppi rischiavamo di esserci giocati l’ammissione all’orale.
Mentre ci pensavo mi mancava il fiato: non passare nessun esame prima dell’estate mi avrebbe dato la sensazione di un anno perso, anche se in realtà si sarebbe potuto recuperare a settembre e poi in autunno.
All’esame il professore ci aveva detto che avrebbe fatto una lezione di correzione del compito e quella volta avrebbe consegnato i risultati solo dopo questa lezione. Così due giorni dopo ci trovammo nella grande stanza insieme ad altri studenti, tutti un po’ stralunati e preoccupati.
Poi entrò il professore che appoggiò la borsa e ci disse che questa volta l’esame era andato un po’ meglio, anche se non gli sembrava che fossimo entrati del tutto nella logica della materia.
Cominciò a esporre lo svolgimento del compito e io ebbi conferma degli errori che avevo già scoperto per mio conto. Mi sentii improvvisamente frastornato: nessuno dei due problemi che avevo svolto era perfetto e non sapevo come sarebbero stati valutati. È vero che avevo messo una bozza dell’inizio dello svolgimento, ma non sapevo se mi avrebbe fruttato qualcosa.
Il professore ci disse che avevano consegnato trenta studenti su quarantacinque iscritti all’esame e poi cominciò a leggere l’elenco degli studenti che avevano consegnato con i voti che avevano ottenuto.
Io e Carlo eravamo seduti uno accanto all’altro e ci guardammo con un’espressione attonita. Lui mi disse: “Io non dico niente, non parlo, perché se parlo piango”, nel suo solito modo autoironico anche se si vedeva che era tesissimo.
Il professore leggeva i nomi e arrivò ai nostri: “Carelli, voto 12, ammesso… Monti, voto 14, ammesso…”. Io e Carlo ci guardammo senza capire bene: agli studenti che non erano stati ammessi il professore non aveva assegnato un voto, o perlomeno non lo aveva dichiarato. Quindi noi due indubbiamente eravamo stati ammessi, anche se da quello che sapevamo il minimo voto per l’ammissione avrebbe dovuto essere 15.
Evidentemente però il professore aveva abbassato la soglia di ammissione, visto che alla fine, quando espose il foglio vedemmo che gli ammessi erano appena otto, di cui ben quattro con voti sotto il 15, due con voti dal 15 al 18 e solo due con voti sopra il 18.
Il professore ci salutò e ci ricordò che gli esami orali si sarebbero svolti in Dipartimento il Lunedì della settimana successiva alle 9. Rimanemmo nell’aula e io guardai gli altri studenti: la maggior parte di loro apparivano delusi e preoccupati perché erano fra quelli che non avevano passato lo scritto. Li guardavo e mi stupivo, perché fra loro c’erano quelli più rampanti che nei mesi di lezione ostentavano con sicurezza la loro dedizione all’unica causa dello studio, eppure ciò non aveva impedito che si scontrassero contro il muro di quell’esame. Sapevo che la maggior parte avevano scelto Geometria come primo esame e non avevano tentato altri esami prima e quindi si trovavano nella scomoda situazione di non aver superato ancora nessun esame nella sessione estiva.
Fra loro c’era anche Ugo Rambaldi, lo studente con cui avevamo pranzato diversi mesi prima e con cui ogni tanto parlavamo, visto che era fra quelli con cui Carlo intratteneva rapporti. Cercava di far sembrare che non era molto preoccupato e ci disse che avrebbe dato Geometria già a Settembre e che non era riuscito a passare perché aveva deciso di studiare anche Analisi e quindi avrebbe poi dato entrambi gli esami. Però osservandolo mi sembrava che fosse meno sicuro di come ero abituato a vederlo, mi pareva che quelle dichiarazioni di fiducia fossero solo una pallida facciata, ma che quella situazione avesse cominciato ad incrinare la sua sicurezza. Non ero contento di vederlo in quello stato, ma mi sembrava che lui fosse la prova evidente che non c’erano ricette facili o tattiche sicure per affrontare quei corsi universitari e la cosa mi dava semmai un maggior smarrimento perché non capivo quale fosse la strada da seguire: la nostra non sembrava certo un successo, ma neanche quella di tanti studenti pieni di sicurezza e convinzione aveva avuto miglior esito.
Nei giorni successivi decidemmo di studiare da soli, visto che oramai eravamo nella fase in cui dovevamo memorizzare tutto il programma e non era utile fare questo processo insieme.
Furono giorni di immersione completa nello studio, dato che ormai tutto il processo di approccio e di comprensione di quella materia era stato già svolto e ora si trattava di cercare di ricordare i teoremi, le definizioni, le dimostrazioni per essere in grado di saperle poi ripetere durante l’interrogazione. Mi sembrava in quei giorni di essere completamente addentro le pagine di quelle dispense di Geometria: rileggevo ormai tutto il programma in un giorno, visto che oramai mi bastava verificare mentalmente se ricordavo gli argomenti nelle pagine che sfogliavo e mi soffermavo solo sui piccoli particolari che mi sfuggivano.
Arrivò finalmente il giorno dell’orale e ci trovammo tutti nell’atrio del Dipartimento; c’erano tutti gli studenti ammessi all’orale e anche molti che erano venuti ad assistere agli esami. Eravamo tutti molto tesi, ma io sentivo anche un certo sollievo perché finalmente eravamo arrivati al giorno che aspettavamo da tanto e cercavo conforto nel pensiero che il giorno dopo a quell’ora avrei potuto essere al mare rilassato a pensare all’esame concluso.
Arrivò il professore insieme a un suo assistente, che conoscevamo perché aveva tenuto diverse lezioni di esercitazione, ed entrambi si sedettero in una sala riunioni all’interno del Dipartimento. Cominciarono le interrogazioni chiamando gli allievi in ordine di ammissione, cominciando dagli studenti che avevano avuto i voti maggiori: io e Carlo quindi saremmo stati fra gli ultimi a essere chiamati.
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
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