Seduzione di un incontro

Nella vita, alle volte, ci ritroviamo a prendere delle decisioni tempestive sulla base della frenesia del momento, dell’ebrezza di trasgredire le regole, della necessità di ritrovare noi stessi o di perderci definitivamente.

Parto per Palermo, un brivido mi attraversa la schiena, è la paura dell’incontro o la voglia di lasciarmi andare alle emozioni.

All’aeroporto, mi viene a prendere Caterina un architetto che dandomi la mano dice – “Ciao, sono Caterina, una donna felicemente divorziata”, questo incontro mi solleva subito dalla delusione di non avere trovato Matteo ad aspettarmi, speravo in una sorpresa, confidavo che il suo desiderio impellente di vedermi, fosse come il mio ma evidentemente non era così.

Con Caterina è subito amore, apprezzo questa donna aperta e diretta, entriamo subito in grande confidenza, le chiedo qual è il segreto per essere “felicemente divorziate”. Come spesso avviene, il segreto è che sia l’uomo a stancarsi, a svignarsela, raramente una donna abbandonata mette in scena atteggiamenti vendicativi e ritorsivi nei confronti del suo ex marito, soprattutto se lui è il padre dei propri figli. Lei, ha tirato su da sola suo figlio Giovanni, ormai maggiorenne, e adesso, si concede il lusso di provare a rifarsi una vita che, per una donna non più nel fiore degli anni, non è facile. Mi racconta con un’ironia ed allegria contagiose, gli incontri con uomini anche loro non più giovanotti che fanno una gran fatica ad impegnarsi in una relazione seria e nella migliore delle ipotesi sono disponibili ad incontri sessuali che lei si augura si concludano senza pessime figure. Adoro Caterina, quel breve lasso di tempo trascorso insieme a lei, mi allontana dai miei pensieri, mi fa sorridere e riesco a non pensare a lui ed al momento in cui lo rivedrò. Andiamo in giro per la città sul motorino di Caterina, senza casco come facevo da ragazzina, mi sembra di essere tornata indietro nel tempo, di non avere mai lasciato questa terra che tanto amo. Palermo calda e seducente rivela il suo antico splendore di donna bella e fatale, adesso puttana maltrattata. La attraverso su due ruote con il vento di scirocco che accarezza la mia pelle ed avvolge i miei pensieri. Mi stringo a Caterina, vista per la prima volta, pochi istanti prima, la accompagno a casa, ammiro incantata quel nido in cui è vivida l’impronta di una donna intelligente e creativa, mi innamoro del terrazzino fiorito da cui si ammirano i tetti della città. Mi rammarico del fatto che io quella città l’abbia dovuta lasciare, perché a Paolo stava stretta, non ne sopportava lo scempio le storture, io invece non riesco a perdonarmi il fatto di averla abbandonata, per me è stato come abbandonare una madre inferma, nel momento in cui lei aveva bisogno più bisogno di me.

La giornata trascorre veloce, a lavoro non riesco a mantenere la concentrazione, sono stanca, ho bisogno di dormire. La sera Caterina mi accompagna nel mio alloggio, un piccolo appartamento nel cuore della città. Non ho fame, solo voglia di perdermi nei vicoli del centro storico, scendo a fare due passi, mi perdo nel mercato rionale della Vucciria fra mille luci e colori, odori aspri, sapori antichi. I miei pensieri sono sovrastati dalle voci di sottofondo, dalle “abbanniate” dei mercanti ambulanti. Capisco di appartenere a questa terra, di avere un legame ancestrale con ogni angolo di quella città, sento che la lontananza non ha intaccato minimamenti il mio amore che è rimasto immutato, profondo, insoluto. Rido e piango, avvolta nei miei pensieri assaporando il momento del totale abbandono, l’ansia sale e con essa il piacere. Tornata nell’appartamento, mi addormento profondamente e con lui scambio solo un breve messaggio “ci vediamo domani”.

Non appenda sveglia, inizio ad avere paura, aspetto tremante che le forti braccia mi cingano e le mani sfiorino il mio corpo ansimante. Faccio la doccia, indosso il vestito scelto per l’occasione, un azzurro intenso, una scollatura profonda, mi trucco leggermente e metto il mio profumo sui polsi, dietro le orecchie.

Non ci vediamo da vent’anni, non so chi mi ritroverò davanti, so che ho bisogno di lasciarmi andare a lui, non arriva, temo che abbia cambiato idea, gli mando un messaggio, mi risponde che sta parcheggiando. Il cuore sale in gola, batte all’impazzata, fra pochi minuti lo rivedrò. Suona al citofono, rispondo sento la sua voce profonda che dice – “ Sono io”.

Ascolto i suoi passi salire le scale, bussare alla porta, me lo ritrovo davanti, richiudo la porta dietro di me, lascio fuori la donna ed il peso delle responsabilità dei quarant’anni, chiudo gli occhi e mi abbandono alla voglia che mi assale e mi travolge.

E’ un turbinio di pensieri, odori, sapori, suoni dimenticati che riecheggiano, immagini sfocate che ritornano. Ci baciamo con fame insaziabile, iniziamo a spogliarci, strofino il mio corpo al suo, lo annuso, lo mordo, mi tira i capelli, le sue mani si allungano sulle mie gambe, mi spinge sul letto, mi sfila le calze autoreggenti vedo la sua eccitazione salire, il suo desiderio è evidente, io sono bagnata, voglio sentirlo dentro di me, voglio essere presa con forza. Cerco con la mano il suo pene, lo inizio a toccare muovendo ritmicamente la mano. Il suo corpo è un tutt’uno con il mio, finalmente mi penetra, mi sbatte dicendo frasi oscene, resto un po’ spiazzata, non è più il ragazzo dolce e timido di quando aveva vent’anni. Lo lascio fare, quel gioco è eccitante, poi mi lega mi gira, mi afferra le natiche, mi penetra ancora per un tempo che mi sembra infinito, il dolore si mescola al piacere, quando finisce si abbandona esausto sul letto ed io con lui, stordita. Subito dopo mi sento svuotata, so che fra poche ore dovrà riaccompagnarmi all’aeroporto, so che dovrò tornare a casa, so che tutto quello che è successo non dovrà più accadere. Matteo, non è cambiato molto, fisicamente un po’ appesantito, qualche capello bianco in testa, gli occhi sempre uguali, lo sguardo intenso, di poche parole. Le sue espressioni fra il divertito ed il rassegnato sono le stesse di quando era ragazzo, ma è soprattutto il suo odore che mi si stampa sulle narici e non mi lascia più. Voglio tenermelo addosso, decido di non fare la doccia.

Dopo un po’ ci rivestiamo, devo lasciare la camera e quell’incontro mi ha messo fame, usciamo ci fermiamo in un locale per strada a mangiare crocchette e panelle. Ritrovo quei sapori di un tempo, mi sembra che i vent’anni non siano mai passati, poi una telefonata mi sveglia e mi riporta alla realtà

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni