SEMAFORI VERDI

Sarà che un po’ sono disturbato, forse perché quando guido ogni ostacolo che rallenta la mia marcia trionfale MI DISTURBA!

Il primo elemento di disturbo è un palo alto, non tanto alto per la verità, forse quelli alti si trovano, sparo una città a caso, a Palo Alto, in California, nella Silicon Valley. 

Cosa stavo dicendo… Ah! Parlavo dei pali. Bene, questi pali dal nome strano, senza se e senza ma potrebbero chiamarsi semplicemente fori. Sono dotati nella parte superiore di tre segnali luminosi che, dopo qualche secondo, cambiano di colore alterando, di riflesso, anche il mio umore e quello dei tanti automobilisti umorali, ovviamente di sesso maschile. 

In alto svetta il colore rosso: significa arresto obbligatorio. La flagranza di reato viene immortalata da una telecamera che, accertata la violazione del codice della strada, fa la spia alla Polizia, Polizia che poi, con calma,  invia il verbale della contravvenzione al  domicilio del trasgressore togliendo pure preziosi punti dalla patente. Che impertinente! La durata del rosso sembra pari a un eone, lo diceva un matto di nome Napoleone, però lo dico anch’io che, mantenendo rigorosamente la sinistra – anche votandola – sono un coglione. L’eone non è il re della savana, quella elle e l’apostrofo creano confusione.

Al centro il colore giallo: significa preavviso di arresto nel caso si acceleri invece di rallentare, colore che rimane acceso solo per qualche istante prima di spegnersi. Chissà perché lo fa, questo è un giallo ancora tutto da scoprire.

Per ultimo, in basso, il colore verde: libertà di passaggio nel rispetto dei limiti vigenti, la cui durata è sempre limitata, vigilata a volte da un gendarme col fischietto. È il colore più amato dagli automobilisti, forse perché ecologico. Qualcuno si chiederà il perché: ma è logico! Continue partenze e fermate, Start &  Stop, inglesismo utilizzato da chi non conosce le parole italiane partenza e fermata, fanno alzare i consumi di carburante, ragion per cui lo vorremmo vedere sempre verde, come un Abete o una Magnolia grandiflora, un evergreen, insomma. Il verde è il colore di cui ci si innamora a prima vista, inconsciamente la speranza che duri per sempre vive in noi. I semafori verdi li sogno ad occhi aperti, sarebbe bello vederli anche al cinema in una nuova irriverente interpretazione del campione d’incassi al botteghino: il cozzalone pugliese.

SEMAFORI VERDI 

– COMING SOON – 

SOLO AL CINEMA 

La calma è la virtù dei forti, a me piace andare forte e chi davanti a me procede con calma, con troppa calma, come ho detto fin dall’inizio e lo ripeto: Mi DISTURBA! 

«Ti vuoi dare una mossa? Dico a te, non far finta di niente, non vedi che sto lampeggiando? Se vuoi ti do una spintarella al tuo dannato catorcio d’annata con il mio SUV nuovo fiammante, così passiamo felici e contenti tutti e due con lo stesso verde.» Maledetto vecchietto! Lui passa tranquillamente, io no, mentre il nipotino senza cintura, appiccicato al lunotto posteriore mi fa candidamente con la manina: «Ciao ciao!» Io gli rispondo con un marameo. Tutto questo, se non lo si è ancora capito: Mi DISTURBA! 

«Guarda, Fabius, che anche tu hai superato i sessantacinque anni, vecchietto lo sei anche tu.»

«Senti, Angelo, io ancora non guido col cappello sulla testa, sia ben chiaro. Oh!»

«Fabius, fai un bel respiro che ti passa.»

«Cosa mi passa?»

«La rabbia, no!»

È il mio angelo custode, si chiamo Angelo di nome, presumo Custode di cognome.  Cerca sempre di calmarmi, di solito non ci riesce, riesce invece a farmi incazzare ancora di più. È un circolo vizioso, così lui si crea lavoro per niente, glielo ripeto spesso: «Stai zitto, sto guidando, non si parla al conducente.» Poi, rompo il silenzio e continuo a parlargli. 

«E io, caro Angelo, devo passare il mio tempo, quarantacique interminabili secondi della mia pur breve ma intensa vita terrena –  li ho cronometrati con l’app dello smartphone – guardando fisso quel faro rosso acceso allungando il collo all’insù? Non sono mica un toro?»  

«Però ti imbestialisci come un toro, guardati, Red Bull, in che stato ti trovi!»

«In che stato, dici? Dalle targhe che vedo in giro direi che mi trovo a casa mia, “l’Italia è il Paese che amo.”» 

Questa frase mi ricordava qualcosa, più qualcuno, ma ormai è storia passata e mi contengo.

«Beh! Questa battuta potevi risparmiarmela, Fabius.» 

«Hai ragione, ma è più forte di me, quante risate, che tempi.»

Nell’attesa del verde ingrano la prima prima di ripartire. Bisogna essere sempre pronti, come gli orchestrali della Scala prima della Prima.

Accecato dal verde e dall’euforia riprendo la corsa contro il tempo, è una questione di principio, dovevo raggiungere quel vecchietto per superarlo. Sono ancora giovane, anzi, un giovinoto; fortunatamente c’è ancora qualche novantenne in autobus a Trieste che rivolgendosi a me in dialetto mi chiama: «Giovinoto, la me lassa el posto?»

La strada la conosco a memoria, è un lungo tratto  che costeggia le rive del centro città con una serie di semafori sincronizzati: la chiamano onda verde; mantenendo una media costante la probabilità di superare indenni un semaforo dopo l’altro è garantita dal Sindaco –  quello famoso perché non si fa comandare da una donna – salvo imprevisti. Gli imprevisti si materializzano nelle automobili con targhe straniere che procedono a rilento, non per colpa delle automobili ma di chi, seduto al volante – difronte al volante per la precisione – le guida con due occhi rivolti verso lo schermo del navigatore satellitare, confidando nella sua infallibilità, salvo infilarsi contromano in qualche senso unico di recente istituzione o per un mancato aggiornamento del software. Nel traffico mi districo brillantemente, supero a destra e a manca, manco fossi uno slalomista azzurro alle Olimpiadi di Milano-Cortina. La concorrenza degli altri piloti locali è alta, la sfida: agguerritissima; se non cogli l’attimo, o hai un attimo d’esitazione, ti superano. 

Con l’adrenalina a mille percorro le rive fregandomene del panorama, del mare, anche delle belle mule, pur di arrivare indenne alla rotonda in fondo. Sì, la rotonda. La rotonda ha ucciso i semafori, decretandone la loro lenta estinzione. Ne nascono sempre di nuove, per la gioia di un estimatore molto critico: Sgarbi. Le rotonde, è risaputo, LO DISTURBANO! 

Forse perché è nato anche lui come me, un po’ disturbato.

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Discussioni

  1. È un pezzo che corre e sbuffa come il suo protagonista: nervoso, ironico, volutamente sopra le righe. Il tormentone del “MI DISTURBA!” funziona perché diventa ritmo e carattere, e il dialogo con l’angelo custode aggiunge un controcanto divertito che salva tutto dalla semplice lamentela. Satira leggera ma centrata, con una voce ben riconoscibile.

  2. Ciao Fabius, dovrei leggere una tua storia ogni mattina prima di andare in ufficio. Una carica gratuita e genuina. La tua ironia mi fa impazzire. Ancora complimenti, non mi stancherò mai di scriverlo.

    1. Se inizi dalla prima storia ci impieghi 132 giorni, una maratona di 12 ore e 40 minuti. Madonna quante “cazzate” che ho scritto! Dovrei proprio vergognarmi. Che sia un “Fenomeno”? Nooo, ho solo dormito meglio con ZzzQuil Natura, come un altro Fabio: Ravazzi. Come vedi sono un ex ragioniere, preciso preciso, finora i miei 2.562 giorni di pensione li ho occupati scrivendo, forse qualcuno dirà che era meglio se mi fossi occupato dei cantieri in giro per la città. Grazie, Tiziana, col tuo entusiasmo ho maturato un pensiero positivo, forse la mia vita non è del tutto inutile.

  3. O, forse, perché è nato quadrato, Sgarbi intendo, non tu. Tu sei tondo, o forse tonto, ( questa non la penso, è venuta da sola). Quel FORI senza SE e senza MA, mi ha fatto morire… cinque minuti per capirla! Sono tardo e sono pirla. 6 unico e per fortuna. Ti apprezzo e ti ammiro caro Fabius. A proposito di Milano Cortina, sai che metà delle gare si svolgeranno nel posto innominato dove risiedo io? Sono convinto che il nome, prestigioso, sia stato concepito da quella santa… Santa in che?

    1. L’importante che tu l’abbia capita, io ne ho messo di tempo a impostarla questa battuta, però l’ho facilitata scrivendo in grassetto, altrimenti avrei rischiato di essere “un genio incompreso”. Per quanto riguarda le gare olimpiche dovrai scrivere una supplica di ringraziamento a quella rappresentante “plastica” della Santa dei balneari.