Sempre più rosso

Serie: I marchi sulla pelle


Resia si sentiva inquieta, angosciata. Lo stomaco sembrava volersi stringere così tanto su se stesso, da lasciarla senza fiato e con un senso di nausea orrendo. Ma ormai, stava iniziando a farci l’abitudine. Ogni volta che un nuovo gruppo di soldati arrivava al villaggio, ogni volta che questi venivano uccisi per la salvaguardia di tutti, ogni volta che i pugnali si incollavano alle mani per il sangue, si sentiva in quel modo. Il villaggio aveva approvato la sua idea di giustiziare chiunque attentasse alla libertà, ma non era stata pronta ad assumersi quella responsabilità. Per Delad Brox sembrava invece essere molto più semplice, per lui era semplicemente la cosa giusta da fare per tutelare le persone che amasse. Quei soldati, erano perfetti sconosciuti e i prigionieri niente di più di persone a cui offrire una scelta. Ma non lei, non ci riusciva. Nonostante continuasse a ripetersi che Delad avesse ragione e che fosse effettivamente per una buona causa, non si era mai reputata un’assassina o una mietitrice. Certo, aveva giurato di difendere Mya e questo sapeva avrebbe potuto implicare scontri violenti, ma l’essere in grado di uccidere non imponeva il farlo. Avere capacità superiori a quei soldati, non ne giustificava il massacro. Dopotutto, anche per quegli uomini attaccarli era la cosa giusta.

Guardò da lontano i carri allontanarsi con i cadaveri mal coperti da un telo, attorno a lei la gente sembrava rilassata. Come se quei corpi senza vita fossero solo letame e fango da ripulire. Qualcuno applaudiva addirittura, qualcuno ringraziava gli dei per averla mandata al loro villaggio. Eppure, lei non sentiva proprio nulla per cui essere grata. I carri erano ancora nel suo campo visivo quando Tai Ortis l’affiancò, sul viso l’espressione di chi avesse avuto una terribile giornata o di chi stesse per vomitare.

-Tutto questo è inverosimile, Rea. Non può essere la soluzione.

Resia sospirò. Era stanca di combattere anche contro i demoni di Tai, bastavano i suoi a farla sentire spettatrice della propria vita e burattina delle proprie azioni. Bastavano le voci nella sua testa, quella di Mya, a ripeterle che doveva pur esserci una strada meno tossica. Ma più il tempo passava e più si sentiva al pari di quei corpi, in necrosi.

-Hai suggerimenti?- domandò più duramente di quanto avrebbe davvero voluto.

Tai passò una mano tra i capelli scuotendo impercettibilmente il capo. Litigare con lei era diventato spossante, discutere sempre per le stesse cose senza mai riuscire a trovare una reale soluzione. Alle volte, gli sembrava che Resia avesse dimenticato di essere umana, dopotutto. Come se assieme agli eserciti, arrivasse un’armatura forgiata apposta per lei, ma che finisse con il risultare troppo pesante da gestire. Ciò che però Tai non poteva comprendere, era quanto Resia si sentisse persa. Non riusciva più a definirsi un’Ike, né una protettrice o anche solo una brava persona. Per quanto si sforzasse di lavare il sangue dalle mani, queste restavano sempre sporche, appiccicose e calde. Quella rete di morte, sangue, urla , applausi, elogi e sorrisi, l’aveva costruita da sola e ormai nemmeno i suoi fidati coltelli potevano più tagliarla.

-Sarà sempre così?- chiese Tai, lo sguardo perso ancora nella direzione del carro funebre.

-No, sarà sempre più rosso- rispose voltandosi e allontanandosi.

Il ragazzo la guardò confuso, non comprendendo a cosa si riferisse o cosa avesse voluto intendere. Ormai, non riusciva più a parlarci come prima. Si era sempre sentito in qualche modo orgoglioso del fatto che Resia avesse iniziato a parlare grazie a lui, come se fosse una medaglia da tenere ben salda sul petto, ma ciò che la ragazza diceva era ben lontano da ciò che pensasse. Lì, nella sua mente, non gli era concesso entrare. La vide avviarsi verso la fontana e lavare via i residui di vite altrui dalla pelle, lo sguardo perso ad ammirare chissà quale invisibile mondo. Attorno a loro, la vita riprese a scorrere come se i fatto di poco prima non fossero mai avvenuti, calpestando le tracce di una parentesi aleatoria. Come se tutto ciò che riguardasse morte e guerra, fosse solo uno spettacolo che iniziava a ripetersi troppe volte e finiva con l’annoiare gli spettatori e a lasciare vuoti i protagonisti. Guardava Resia e non trovava più la persona che aveva creduto di conoscere. C’era stato un tempo, seppur breve, in cui avevano riso insieme come due ragazzini. Un tempo in cui aveva ascoltato briciole della sua storia, custodendo quei fatti come una reliquia di enorme importanza. Stava per avvicinarsi a lei ma il villaggio si allargò in un rumoroso applauso, costringendolo a voltarsi. Vide tornare il gruppetto di Delad e alle loro spalle l’Ike. Apparirono come valorosi guerrieri, sporchi di sangue e fango, ma orgogliosi come dei conquistatori. Intravide tra le braccia dell’uomo qualcuno, ma non ci diede poi troppo peso. Si voltò ancora verso Resia, ma la ragazza non sembrava essere interessata a quel giullaresco corteo. Continuava a lavare il sangue dalle mani e dai pugnali, gli occhi verdi sempre puntati verso l’altrove e la mente ferma in un’operazione abituale.

-Delad ha portato qualcuno- disse cercando di smuoverla.

Ma nemmeno quello sembrò scuoterla. Asciugò mani e armi nel suo mantello con cura e solo quando fu soddisfatta, li ripose negli appositi sostegni posti dietro la schiena. Solo allora sollevò lo sguardo su Tai e il ragazzo gelò per quanto fosse vuoto.

-Qualcuno da interrogare?

-Non lo so Rea, potresti mostrare un minimo di emozioni?- sbottò lui.

Quelle parole le arrivarono dentro come una pugnalata e se non le fosse stata insegnata l’arte dell’autocontrollo, gli avrebbe spezzato il collo. Aveva passato tutta la vita a celarle, domarle, rinchiuderle e nel momento in cui aveva tentato di allontanarsi da tutto quello, un esercito minacciava quotidianamente tutto ciò che le era rimasto. Mostrare le proprie emozioni, sarebbe equivalso a ridursi al pari di una ciotola di porcellana precipitata dalle mani di un bambino, in pezzi. Il conflitto interiore che aveva dentro, quella battaglia silenziosa e senza vittime che combatteva da sola, avrebbe distrutto ogni cosa se avesse ceduto anche un solo momento.

Ma tutto quello, Tai non poteva comprenderlo.

Tai non riusciva ad andare oltre l’ucciso e l’uccisore, il vivo e il morte, il bene e il male. C’erano un’infinità di sfumature che lui, forse per scelta forse per obbligo, non riusciva minimamente a cogliere. Lo fissò serrando la mascella e tentando di ingoiare quella rabbia che ormai troppo spesso la ricopriva come un manto. Poi, qualcosa fece breccia nel suo campo visivo, qualcosa che aveva visto unicamente nei propri sogni e che dubitava anche fosse reale; alle spalle di Norbert Atrac, Delad portava tra le braccia una ragazza svenuta dai folti riccioli rossi e dall’abbigliamento signorile. Sulla sua tempia, una grossa macchia di sangue. Resia si mosse senza nemmeno rendersene conto, senza badare al fatto che Tai le stesse parlando, senza accorgersi di contro chi andasse a sbattere. Raggiunse i due e le gambe tremarono quando i suoi occhi andarono a sbattere contro i lineamenti della ragazza.

-Resia? Tutto bene?- domandò Norbert.

Non l’aveva mai vista tanto pallida e sconvolta, non le aveva mai visto in volto quell’aria terrorizzata.

-Mya- fu tutto ciò che riuscì a sussurrare.

Serie: I marchi sulla pelle


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. Leggo in ritardo (infatti mi sono ripresa il penultimo episodio per fare mente locale), ed è un piacere incontrare nuovamente Resia e Mya. Le tue protagoniste sono più intense che mai, le loro emozioni forti travalicano le parole scritte. Mi ha colpita particolarmente la riflessione su come a volte la violenza venga vissuta come unica via: cessata l’emergenza sembra ci sia un netto stacco di scenario, risate riempiono il silenzio portato dalla morte. E’ terribile abituarsi a questo, farne una normalità. Per quanto riguarda la trama, finalmente le due ragazze si sono riunite. Vado a leggere il prossimo episodio.

  2. Finalmente! Doppio finalmente! Finalmente un nuovo episodio della tua serie, e finalmente Resia e Mya si ricongiungono, seppure dopo essere passate entrambe tra esperienze a dir poco terribili. Anche questa volta la battaglia più intensa è quella che si svolge all’interno dei personaggi. La descrizione delle emozioni di Resia, in contrasto con la visione “semplificata” che ha di lei Tai, è davvero forte.