Senza di me (Epilogo)
Serie: Ricevimenti al crepuscolo
- Episodio 1: Il tuo amore per la neve (Parte prima)
- Episodio 2: Il tuo amore per la neve (Parte seconda)
- Episodio 3: Il tuo amore per la neve (Parte terza)
- Episodio 4: Irene (Parte I)
- Episodio 5: Irene (Parte II)
- Episodio 6: Irene (Parte III)
- Episodio 7: Irene (Parte IV)
- Episodio 8: Irene (Parte V)
- Episodio 9: Irene (Epilogo)
- Episodio 10: Doppia eclissi
- Episodio 1: Le mosche azzurre (Parte I)
- Episodio 2: Le mosche azzurre (Parte II)
- Episodio 3: Le mosche azzurre (III)
- Episodio 4: Senza di me (I)
- Episodio 5: Senza di me (II)
- Episodio 6: Senza di me (III)
- Episodio 7: Senza di me (Epilogo)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Non li rividi più, nessuno dei tre, fin dai giorni successivi all’ultimo incontro serale. Tornai qualche pomeriggio nei pressi del loro palazzo – ormai il percorso lo avevo memorizzato – sollevando il viso alla stessa finestra del terzo piano, senza scorgere nulla, nemmeno un riflesso, uno sguardo, un richiamo. Dietro i vetri non restava nemmeno il buio, ma solo un vuoto ruvido e profondo, senza toni, contrasti, colori.
Quando decisi di informarmi di loro all’agenzia immobiliare della zona, mi dissero che l’appartamento di cui parlavo era vuoto da diversi anni.
«L’ultimo ad averlo occupato è stato il custode della scuola elementare del distretto. Vi ha abitato per molti anni, insieme a sua moglie e a sua figlia. Il poverino era invalido, per una brutta trombosi che gli ha causato l’amputazione di un braccio, e per di più era divorato dal vizio del gioco e quindi dai debiti. Uno sconclusionato, a quanto si diceva in giro; un poco di buono, a cui le due donne, la moglie e la figlia, erano così legate, però. Da non credersi. Lo hanno seguito fino all’ultimo, in silenzio, senza controbattere, protestare, opporsi. Quando si dice l’amore, ma chissà…»
«Si sono uccisi col gas, tutti e tre, una domenica sera di sedici anni fa, sul presto, di comune accordo, a quanto pare. In un’ora intermedia, di passaggio, detta da alcuni l’ora del lupo, del vespro o del gelo perpetuo, qualcosa del genere» non lo ricordavano di preciso, però. Erano impacciate, quasi pentite di quella rivelazione così macabra, inverosimile, che mi stavano imponendo come un castigo per aver chiesto di loro, averli rianimati dalle loro ombre dopo tanto tempo, a rompere l’ordine delle cose, della logica, della bellezza, con l’umiliazione di una sconfitta così esemplare.
«I tre, prima di eseguire il loro compito, hanno lasciato una breve lettera sul tavolo della cucina, firmata da ciascuno di loro in una grafia calma, perfetta – come quella di un rogito – con la cena intatta nei piatti. Ma il tutto alla fine è svanito nell’oblio, come succede quando non si trovano delle ragioni plausibili, o dei motivi utili, quanto meno ragionevoli, per trattenersi dentro i vetri rotti delle persone troppo comuni e sconosciute, quelle poco influenti e importanti, per intenderci, che non hanno peso o presa quasi su nulla, nemmeno su loro stessi, come poi si è visto.»
«L’isolamento eccessivo, quando è volontario, può confondersi con tanto altro, a volte insospettire, creare nuove distanze, ondate di gelo, pregiudizi, maldicenze. Così è stato con loro» disse l’altra, con un tono più rassegnato e austero.
«La loro casa, intanto, sarà per il brutto spavento e l’orrore della storia, ma non la vuole nessuno, purtroppo, e non c’è da meravigliarsene. È stracolma dei libri della figlia, tra l’altro. Sono tutti lì a marcire, un gran peccato. Dovresti vederli, giovanotto, e sapessi quanti ne aveva, poi. Nessuno degli eredi li ha mai reclamati, tanto da farci pensare che quei tre non avessero davvero nessuno al mondo, è l’unica spiegazione. Li avranno dimenticati, o forse puniti per qualcosa di brutto, che non scopriremo mai – dopo tanti anni, poi, che senso ha…» come mi raccontarono le due signorine gentili e disponibili dell’agenzia immobiliare della zona, che mi videro pallido e mi chiesero se andava tutto bene, offrendomi dell’acqua minerale – e poi una caramella all’anice – per quanto fossi nervoso e traumatizzato dal resoconto.
«Ma come mai ti interessa proprio il loro appartamento?» mi chiesero.
«Una mia amica mi aveva chiesto di informarmi.»
«Quindi non sarebbe per te?»
«No, io non c’entro …»
«Cosa hai fatto al braccio, se non sono indiscreta? Un incidente?» mi chiese l’altra, ma io avevo già dato loro le spalle, apprestandomi a uscire, non sapendo più dove fossi, dove cominciassi o finissi, dove mi trovassi, in quale abisso di follia o di irrealtà. Ma chi me lo avrebbe spiegato tutto questo? Avrei mai avuto il coraggio, se non il decoro, di parlarne almeno a una delle persone reali della mia vita, quelle per cui non esistevo e non contavo, allo stesso modo del mio braccio?
Ma lungo il ritorno a casa, senza alcun preavviso, riaffiorò dal nulla, come per consolarmi, la tempia sottile della mia lettrice solitaria, che si posò sull’ultimo tratto della mia spalla interrotta… e sul finale sospeso di una sua poesia “L’uccellino e il rinoceronte”.
«… mi sa che dovresti ricordarla. Te l’ho rubata una sera di un po’ di tempo fa, ma poi ho strappato il foglio.»
«Allora sei un ragazzaccio. Non sei più la personcina dolce che credevo.»
«Ti accompagno a casa?» le feci.
«Che senso ha? A quest’ora, poi?»
«Ma che ore sono?»
«Secondo te?»
«È già mattino?»
«Forse di più.»
«Di più di cosa?»
«Dell’amore per i fantasmi, e di questo istante un po’ strano e perduto senza di te. È solo lì che tu cominci e poi finisci; proprio come il tuo braccio.»
«No, io non c’entro: così ho detto come un codardo alle signorine dell’agenzia immobiliare. Sono due streghe, quelle lì. E che linguacce malefiche!»
«Ma non c’entri con cosa, poi? Non capisco» mi dicesti tu.
Qualcuno mi chiese se ti conoscevo e che cosa mi comunicavi di tanto importante da ridurmi così.
«Ma così come?»
«Dovresti vederti, sai? Se almeno ci fosse uno specchio.»
«Te lo immagini?», un attimo prima che la nebbia ci riavvolse, quando la strada, la città e l’eco di una tua risata ritornarono perfette, intonse, ancora più lontane della tua vita, dell’innocenza, di una carta di caramella nell’androne deserto.
(Fine)
Serie: Ricevimenti al crepuscolo
- Episodio 1: Le mosche azzurre (Parte I)
- Episodio 2: Le mosche azzurre (Parte II)
- Episodio 3: Le mosche azzurre (III)
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- Episodio 5: Senza di me (II)
- Episodio 6: Senza di me (III)
- Episodio 7: Senza di me (Epilogo)
alla fine mi viene da pensare che il protagonista si ritrova in una spirale dell’esistenza, la similitudine con fantasma magari non è solamente una questione fisica, le due donne che spettegolano sulla vita della famiglia lo feriscono come si riguardasse direttamente lui. Dove termina la vita del fantasma e inizia la sua?
Ciao, Laura. Hai centrato il cuore del racconto.