
Senza padrone
Tom non lavorava, la proprietaria premeva per l’affitto del mese precedente e lui architettava scuse per rimandare il pagamento. Era un periodo nero, bollette scadute, frigo vuoto, pensava a come avrebbe potuto riempirlo prima ancora che pagare i debiti.
Chiuso nel lembo della disperazione, quel tipo di disperazione che toglie qualsiasi identità e che deprime anche la persona più vitale, uscì di casa con un unico scopo.
Prese un mezzo pieno zeppo di turisti, all’interno si stava pressati come sardine, Tom entrò nella mischia spingendo e facendosi largo e si piantò dietro un signore con un borsello, il suo viso diventò rosso, si sentiva osservato dalla gente che in realtà non lo considerava per niente. Il borsello era arretrato, proprio alla portata di Tom che in quel preciso momento sentì pompare adrenalina. Infilò la mano nel suo interno rovistando tra le cose, la sensazione che tutto sarebbe finito schifosamente male lo spingeva a non commettere errori, nulla era studiato ma tutto estemporaneo, l’uomo girò la testa e Tom con la mano ancora nel suo interno si tolse dalla visuale del tipo per non farsi vedere. Con le dita sentì un portafogli, lo afferrò ed estraendolo delicatamente se lo mise nel giubbotto, in quel momento i battiti rallentarono ed entrò in uno stato di torpore, il tempo intorno a lui si era fermato.
Il giorno seguente prese la stessa linea, questa volta si mise dietro ad una signora, la sensazione che provava era diversa dal primo borseggio, era più sicuro di se, si sentiva invisibile come se nulla potesse andare storto, prese il portafogli dalla borsetta della donna e scese con disinvoltura dal mezzo, dentro c’erano duecento euro, fece un giro per i negozi e si soffermò di fronte a una vetrina di giocattoli, erano esposte repliche di pistole, stava valutando qual era la più realistica, entrò nel negozio per osservarle da vicino e ne acquistò una.
Trascorsero altre settimane d’intensi borseggi e aveva accumulato oltre duemila euro, pagò il mese arretrato ma ne restava ancora uno.
Arrivato l’inverno acquistò una grande TV, saldò tutti i debiti e prese un gatto. Spesso pensava a che vita avrebbe fatto se non avesse pagato tutti i debiti e senza che nessuno lo aiutasse, perché senza genitori e con parenti miserabili.
Pronto per un furto più grande, prese di mira un piccolo supermercato. Si era piazzato fuori dal minimarket e aveva un grosso giaccone con dentro la pistola. Era sera, poco prima della chiusura delle casse, quando il bottino è più ricco.
Lasciò il motorino acceso dietro l’angolo dell’edificio e passeggiando davanti al supermercato trovò il momento propizio per entrare, si mise cappello e passamontagna ed entrò;
«Dammi l’incasso!» disse alla cassiera puntandogli la pistola.
La cassiera gelò, divenne bianca in volto, l’altra cassa era vuota e non c’erano clienti.
Tom dovette insistere perché la cassiera era paralizzata dalla paura e dopo il secondo tentativo aprì la cassa e le mollo tutto l’incasso, Tom scappò verso il motorino che lo attendeva acceso dietro l’angolo, tutto era avvenuto in una manciata di minuti, un senso di potere lo invadeva, lo scopo per lui era di provare questa sensazione anziché fare tutto ciò per sopravvivenza.
Dopo un mese i soldi stavano finendo, spendeva tutto rapidamente, ormai era chiaro che doveva fare un altro colpo e che sarebbe stato più remunerativo dei borseggi.
Prese di mira un altro minimarket, sembrava portato per questo tipo di vita. Si appostò al solito ed entrò con la pistola spianta paralizzando la cassiera con l’arma, “come se il compito delle cassiere fosse stato d’immobilizzarsi davanti ad un’arma”. Mentre stava uscendo urtò contro una guardia giurata, fuori c’era la camionetta della vigilanza, appena la vide andò nella direzione opposta all’angolo dove lo avrebbe atteso lo scooter acceso, correva velocissimo e la guardia gli stava dietro gridandogli «fermati!», anche l’altro collega giurato partì all’inseguimento, ora erano in due a pedinarlo, Tom era stremato correva a più non posso nelle vie del quartiere, oramai le guardie stavano vicine, Tom correndo stringeva nella mano quella finta e ridicola pistola, come se potesse dargli sicurezza, voltò l’angolo e in quel momento pensando di averla scampata si girò per vedere se li avesse seminati e puntò involontariamente la pistola verso le guardie, una delle due sentendosi sotto mira estrasse la pistola ed esplose due colpi in direzione di Tom il quale cadde a terra. Un colpo di questi gli trapassò il torace mettendo fine all’estenuante corsa, le guardie accorsero e una di queste chiamò un’ambulanza ma per Tom non c’era più molto da fare.
La gente si riversò in strada ed accerchiò il corpo di Tom che era immobile in posizione supina, la luce del lampione illuminava la sfondo.
Nei giorni a seguire nessuno si accorse della mancanza di Tom tutti gli oggetti nel suo appartamento erano statici come fossero privi di vita e solo il gatto attese in vano i croccantini.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Che noir!
Questo racconto, specie nella parte iniziale, mi è piaciuto molto perchè mi ha ricordato uno degli scrittori che ho apprezzato di più, John Fante, specie le peripezie del suo protagonista: Arturo Bandini. Il clima di povertà è reso benissimo, anche se l’avrei preferito in un contesto italiano (ma questa è una mia opinione). La deriva criminosa, invece, mi ha ricordato l’epilogo di “Accattone” di Pasolini. MI è piaciuto molto
Grazie David, allora dovrò leggere John Fante. Purtroppo non leggo molto e sono consapevole che devo farlo.