SEQUESTRATI

Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver ricevuto l'aiuto di Stanislao Polano-Banca, Giovanni e Calogero vengono sequestrati da un misterioso uomo.

Una nuova perdita di tempo era proprio quello che ci mancava in quel momento. Non solo Giovanni aveva a sua disposizione solo tre giorni per riuscire ad entrare in possesso dell’eredità della prozia, ma doveva vedersela anche con i complotti di qualche suo parente smanioso di sostituirsi a lui ed intascare tutto il patrimonio al suo posto. In quell’auto, calda e afosa, i due parenti erano alla mercé di uno sconosciuto pronto ad ucciderli per intascare, così, una ricompensa da chissà chi.

Dopo una decina di minuti, trascorsi in silenzio e con una certa apprensione, arrivò una telefonata.

«Pronto?» rispose il sequestratore. «Sì, li ho davanti a me, capo. Va bene.»

Detto ciò, concluse la chiamata, posò il cellulare sul sedile di fianco e, con una certa insoddisfazione, disse alle sue due vittime: « Il mio capo, purtroppo, mi ha appena detto che non posso uccidervi seduta stante con le mie mani. Mi tocca aspettare prima una persona, ma se vi azzardate anche solo a fiatare, vi sparo, senza tanti problemi. É chiaro?»

«Chiarissimo signor sequestratore, non poteva esserlo di più.»

Attesero una mezz’oretta, sotto il sole cocente e con la vettura che, a causa dei finestrini chiusi, aveva raggiunto temperature incredibili, somigliando sempre più al deserto del Golan.

«Scusi tanto, non vorrei disturbarla ma la volevo avvisare che se non apre un po’ il finestrino, due sono le cose: o moriamo tutti dal caldo, oppure ci spogliamo e iniziamo a fare una bella sauna. In entrambi i casi non so quanto le convenga, onestamente.»

«Sta’ zitto! Lo so anche io che fa caldo qui dentro, fammi pensare a cosa fare.»

L’uomo iniziò a ragionare attentamente. Sembrava che stesse progettando un piano eversivo. Poi, come illuminato da un’idea geniale, disse: «Apro il finestrino.»

«Ottima idea. Lei oltre che un bravo sequestratore è anche intelligente. Complimenti!» disse Giovanni. Dopodiché, rivoltosi a suo cugino, proseguì: «Non potevamo trovare miglior sequestratore del signore qui presente, Calogero. Siamo stati proprio fortunati, non credi?»

«Si, fortunatissimi. Si faccia stringere la mano.»

«Grazie, siete dei sequestrati davvero gentili voi due» rispose l’uomo sorridendo mentre stringeva la mano di Calogero.

«Ce ne fossero di vittime come voi! Tutti a piangere, a lamentarsi, a frignare…Bisogna restare calmi in questi casi, ed essere collaborativi. Sono pur sempre un uomo di tutto rispetto io!»

Giovanni non poté fare altro che esprimere la sua opinione al riguardo, mentre Calogero restava in silenzio respirando affannosamente a causa della paura che quasi lo paralizzava.

«Già, ha ragione. Io veramente non le capisco quelle persone che durante un sequestro si disperano. Avete solo una pistola o qualche altra arma puntata addosso. Nulla di tanto eclatante.»

«Allora mi capisci! Per caso anche tu sequestri persone?»

«Io? No, niente sequestri, mi dispiace.»

«Peccato. Uno come te farebbe comodo. Comunque io sono Saro: diamoci del “tu” visto che siamo d’accordo su questa cosa.»

«In realtà lei mi dava già del “tu”, ma non fa niente. Io sono Giovanni, mentre lui è Calogero, mio cugino.»

La surreale presentazione fu interrotta dal sopraggiungere di una quarta persona, molto probabilmente proprio quella a cui alludeva precedentemente il sequestratore.

«Da quanto tempo sei qui?» debuttò l’uomo dopo essere entrato in macchina. Era biondo, occhi azzurri e con una corporatura robusta. Vestito elegantemente e con al polso un orologio di valore, il distinto signore parlava molto bene l’italiano, pur avendo ancora un malcelato accento tedesco.

«Da circa quaranta minuti. Perchè?»

«E sai anche cosa avresti dovuto fare una volta presi questi due?» chiese indicando i cugini.

«Certo: ieri il capo mi disse di allontanarmi il più possibile dalla stazione, tenerli bloccati qui dentro e ucciderli, ma non prima di aver ricevuto una sua telefonata di conferma. Quando mi ha chiamato, però, mi ha detto di non ammazzarli e di aspettarti.»

«Infatti i piani sono cambiati. Il capo vuole prima parlare con loro e poi lasciarli a noi.»

Con un ghigno famelico, l’uomo si voltò verso di loro fissandoli come se quelli di fronte a lui fossero animali al macello e non persone.

«Si chiamano Giovanni e Calogero comunque…»

«E a me cosa interessa? Li dobbiamo sempre uccidere alla fine.»

«Invece dovrebbe interessarle» disse Giovanni all’uomo. «Saro le ha detto il nome di due povere persone sequestrate e vittime inconsapevoli di qualche losco malaffare. Anche noi siamo esseri umani, cosa crede? Deve sapere i nomi di chi ucciderà!»

«Hai detto il tuo nome a questi due? Ma sei stupido?»

 «Guarda che vittime come loro non ci sono mai capitate. Quanti sequestri abbiamo portato a termine finora? Tantissimi, ma mai in nessuno c’è stato un sequestrato calmo e tranquillo come loro due.» 

L’uomo lo guardò perplesso per un attimo.

«Tu non stai bene, Saro. Devi farti controllare da uno bravo» commentò. «Quanto a voi: dovete stare zitti, altrimenti vi farò ingoiare la pistola con tutti i proiettili in canna.»

La macchina, dopo altri cinque minuti e una mancata disidratazione per i passeggeri, partì finalmente da quel luogo: gli aguzzini misero da parte le proprie armi da fuoco e incappucciarono Giovanni e Calogero, legandoli successivamente e facendoli sdraiare sui sedili posteriori, in modo tale da impedire loro di vedere il tragitto percorso dall’auto. Giunti a destinazione, i due vennero fatti scendere dalla vettura e portati dentro un edificio. Una volta seduti su due scomode sedie, impauriti e al tempo stesso curiosi, sentirono una voce familiare rivolgersi a loro:

«I miei adorati cugini ridotti a relitti umani! Siete davvero belli, sapete?» 

Dopo un gesto convenuto, i cappucci sulle teste di Giovanni e Calogero vennero tolti bruscamente.

«Luigi?» 

«Certo cugino, chi altri se no? Credevi davvero che avrei lasciato tutta l’eredità della prozia a te?»

«Già ti consideravo un serpente. Così l’hai soltanto confermato.» 

«Ma quale serpente e serpente. Tu non li meriti tutti quei soldi, Giovanni, diciamocelo chiaramente. La prozia, pazza com’era, chissà per quale misterioso motivo ha designato te come unico erede. Ma scioccamente ha inserito quella clausola nel testamento, non contando sul fatto che, in questo modo, avrebbe dato a noi parenti un motivo in più per fermarti. Sai, facendo un rapido calcolo, a me toccheranno ben cinque milioni alla fine di tutto, mentre al resto dei familiari andrà fino a mezzo milione ognuno.» 

Un silenzio impetuoso scese nell’ambiente.

«Ma quanti cavolo di parenti abbiamo, Giovanni?»

«Non lo so Calogero, io conoscevo giusto gli zii, te, lui, il nonno e la prozia. Ma si vede che c’è un esercito pronto a colpirmi alle spalle.»

«Un esercito ora, che esagerazione» commentò Luigi ridendo. «Siamo dodici, ma a me toccherà la parte più grande dell’eredità perchè, come vedi, sono quello che sta correndo maggiormente i rischi. Comunque, mi sa che rimarrete qui per un bel po’, giusto il tempo di prendere la mia parte, poi farete la fine che meritate.»

«Certo che un bastardo così non l’avevo mai visto. Faresti paura a chiunque.»

«Lo sai che con me non funzionano queste baggianate cugino. Risparmiatele, e risparmia anche il fiato se è per questo. Ti servirà.»

In modo violento, i due furono letteralmente alzati di peso dalle sedie e portati in uno stanzino buio e piccolo, in cui entrava giusto un filo d’aria.

«Addio cugini adorati! Saluterò il notaio Letame…»

«Ciarpame! Si chiama Ciarpame!»

“Saluterò il notaio Ciarpame da parte vostra. Addio…»

Il rumore di un lucchetto appena chiuso risuonò forte e impetuoso all’interno dell’edificio, rompendo il silenzio che lo caratterizzava.

«Mi sembra casa tua questo stanzino.»

«Io sto rimpiangendo la sauna in macchina invece.»

«Che si fa cugino?» chiese Calogero.

Giovanni sospirò. “Non lo so. Siamo chiusi qui dentro e sorvegliati come animali. Non ne ho la più pallida idea di cosa fare.»

«Peccato.»

«Per cosa?»

«Per l’eredità.»

«Quelli ci vogliono uccidere e tu pensi all’eredità?»

«Certo che ci penso. Mezzo milione fa sempre comodo, non credi?»

«Io non ti ho mai detto di volerti dare mezzo milione Calogero. Come sei giunto a queste conclusioni?»

«Conto sulla tua lealtà e sul tuo buon cuore, ovviamente. Non avresti il coraggio di ripagarmi con degli spiccioli.»

«Forse cugino» ribatté Giovanni. «Forse. Ma ora dobbiamo cercare un modo per uscire da qui, qualunque esso sia, anche se sarà un tentativo inutile.»

 

 

 

 

Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE


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Discussioni

  1. Più leggo questa serie e più penso che dovremmo tutti prendere esempio da Giovanni e Calogero: non importa quanto sia sconveniente la situazione in cui ci troviamo, prenderla con una certa leggerezza e umorismo è la chiave vincente!
    Bellissimo episodio! 😸

    1. Ciao Mary. Sì, hai colto proprio uno dei messaggi fondamentali della serie: in ogni situazione c’è sempre un elemento tragicomico. Grazie per il commento comunque! ☺️

  2. Bellissimo Alfredo! Leggevo con il sorriso, poi mi dicevo, aspetta: questi due poveretti sono sequestrati…ma niente, hai un modo di trasformare il tragico in comico che mi piace tantissimo!
    Mi sembra di aver colto un evoluzione nel rapporto tra Giovanni e Calogero…si sa mai che diventano amici e si uniscono?!
    Staremo a vedere….