Serenità.

Serie: Dramma in poesia #2stagione


Agata era sdraiata sul letto con sguardo fisso sul vuoto.

“Lei l’ha ucciso” si ripeteva “colei per cui lottai tutta la vita ha ucciso colui che pace mi portò.”

Le lacrime scorrevano limpide. Era nuovamente sola, lui era morto e lei invece era fuggita lasciandosi alle spalle i cadaveri. I funerali di Ted erano stati pochi giorni prima e la polizia era ancora sulle tracce della ragazza. Agata si morse le labbra, l’arma era sul tavolino ed a differenza degli agenti sapeva bene dove trovare la ragazza. Ucciderla? No, non avrebbe mai potuto farlo, d’altronde aveva compreso che fosse là per uccidere Thomas dunque Ted doveva esser stato un effetto collaterale.

Si alzò stordita e raggiunta l’auto si mise al volante, non aveva armi con se. La macchina partì ed il viaggio durò poche ore. Raggiunse il luogo, l’orfanotrofio sembrava abbandonato oramai. Il tetro edificio le fece tremare il cuore. Ispirò intensamente. Sapeva di trovarla là, raggiunse il portone e con titubanza lo aprì. La vide seduta a terra nel corridoio dove la vide per la prima volta tanti anni prima. Si avvicinò traballante e la udì

“Serenità.

Fragranza dell’io,

ingenuità di ciò

che sul viso porto

forse.

Malinconia che scorgi

nonostante

la maschera

che io con me porto.

Dannata ricerca

di qualcosa che ho desiderato

tanto a lungo da venir assorbita

divenendo io stessa

il mio passato”.

Agata le si sedette accanto.

“Serenità,

strenua ricerca d’ella.

Attimo del presente

mai giunto

eppur non me ne pento.

Melodia intensa,

ella che placa i traumi

eppur

a volte li evita.

Gorgoglio implacabile

del sentore d’essa,

serenità ricercata

eppur vagante”.

La vide estrarre una lametta.

Agata: Non farlo.

Ragazza: Non sai neanche il motivo per cui sei venuta, avresti potuto mandare la polizia.

Agata: Ti odio poiché hai posto fine alla vita di Ted eppure ti amo poiché sono io ad averti cullata per la prima volta tra queste mura. Non potevo lasciarti finire in carcere così come non posso lasciarti fuggire, eppure non sono neanche in grado di farti del male. Penso di trovarmi qua semplicemente per cullare le tue ombre e farti percepire serenità.

La vide alzarsi ed avanzare lentamente verso le camere dove venivano tenuti i neonati. Agata si alzò stanca e la seguì lentamente

La corda penzolava dal soffitto. Senti la lametta colpirla alla gamba. Agata cadde a terra sanguinante. Le lacrime scorrevano cadendo sul pavimento. La vide raggiungere il cappio e mettervi la testa. Provò a strisciare ma senza successo. Gridò ma nessuno poteva udirla.

La ragazza le sorrise ed Agata la raggiunse strisciando.

Agata: Non farlo.

La vide gettarsi impiccandosi. La corda si spezzò pochi istanti dopo. Le cadde il cadavere tra le braccia e tremante la strinse.

Shoccata iniziò a cullarla lentamente. Che fosse quella la serenità? Muoveva lentamente le braccia cullandola come fece tanti anni prima, “Fui io la prima a stringerla con amore al suo arrivo in questo luogo maledetto e destino volle che fui anche l’ultima”.

Fine.

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