Sette Tempeste

Serie: L'imperatore dei Mari


La luna era piena, il livello del mare si alzò, il capitano della Sette Tempeste diede l’ordine di salpare. La nave si mosse bruscamente, poi, lenta, prese il largo sospinta da un leggero vento. La nottata trascorse tranquilla per Yoni e i due figli, Jark invece non chiuse occhio, pregò in silenzio la sua dea. Per lo più furono richieste di aiuto, di segni, implorava l’approvazione di Xaxura.

Il sole irradiò con i suoi raggi la cabina attraverso l’oblò. I due ragazzini osservavano l’immensa distesa d’acqua, contavano i gabbiani che accompagnavano la nave; aprivano i loro becchi ma lo stridio non era udibile. Il vetro della rotonda finestrella era molto spesso. Jark lasciò la cabina, per tornare dopo circa mezz’ora con la colazione: frutta, pane caldo e miele.

«Non ho trovato altro.» Si scusò guardando la moglie.

«È più che sufficiente.» Lo tranquillizzò Yoni.

Mentre i figli si godevano il cibo, Yoni fece un cenno impercettibile con il capo a Jark. I due si chiusero la porta di legno alle spalle invadendo lo stretto corridoio.

«Non credi che sia giunto il momento di spiegarmi?»

«Yoni, non so cosa sia successo ieri. Nostro figlio giaceva sulla sabbia, il corpo era avvolto da un qualcosa di bianco, denso. Era attorniato da cinque uomini vestiti come eremiti, non sono riuscito a guardarli in faccia, si nascondevano nei loro cappucci. Alla richiesta di spiegazioni hanno iniziato a farneticare cose strane sul loro Dio e sul nostro bambino che era stato scelto da Lui, come suo strumento.»

«Nostro figlio, uno strumento degli Dèi? Ma è fantastico.»

«Tu non capisci, Yoni. Non degli Dèi, bensì del loro, si sono professati adoratori di un solo Dio. Ho portato il ragazzo presso il tempio, per farlo risvegliare. Il Sacerdote è riuscito a farlo rinsavire, ma allo stesso tempo aveva iniziato a farneticare cose strane su Xenxo, il Dio del vento.»

«Cosa diceva?»

«Che dovevo consegnarlo a quegli uomini. Ti rendi conto? Ha solo dodici anni, non può lasciare casa, è ancora troppo piccolo. Per cosa poi? Per un altro Dio? Noi serviamo da generazioni Xaxura, non possiamo attirare la sua ira su di noi.»

«Jark, che differenza fa un Dio o un altro? Non capisci la benedizione che ci fanno?»

«Io capisco fin troppo bene. Quelli non erano servitori di un Dio. Quelli sono dei pazzi, una setta, sono fanatici estremisti. Io ho altri progetti per nostro figlio. Non lo voglio rinchiudere in una minuscola casa sul faraglione con cinque adulti.»

«Non ha nessuna rilevanza quello che abbiamo progettato noi, Jark. Gli Dèi hanno altri piani. Non possiamo interferire con il Loro volere.»

«Questo non è il Loro volere. Quale Dio strapperebbe un bambino dalla sua famiglia.»

«Stiamo correndo un grosso pericolo, lo sai vero?»

«Pericolo? Io sto salvando la vita di mio figlio.»

«Abbandonando tutto e ricominciando da capo in una terra sconosciuta? Cosa faremo arrivati a destinazione?»

«Vedremo. Ancora non lo so. L’importante è andare lontano.»

«Lontano da chi, Jark? Gli Dèi ci osservano, seguono ogni nostra mossa, non potrai mai sfuggire.»

«Staremo a vedere.»

«Non sfidarli, Jark. Siamo carne fallace, non possiamo nulla contro la loro furia.»

«Xaxura ci proteggerà.»

«E dov’è adesso? Credi veramente che approvi? Sei così stolto da credere che una Dea si metta contro un suo simile per un ragazzino?»

«Ne sono certo, Yoni. Non perdere la fede. Stai iniziando a parlare come un Forgiatore. Lo hai appena detto che Loro ci seguono, quindi Lei è qui, con noi. Adesso basta. Sono stanco.»

«Stanco. Certo.»

Yoni si assicurò che i bambini avessero mangiato a dovere, poi li prese per mano e s’incamminò lungo il corridoio.

«Dove vai, Yoni?»

La donna per tutta risposta lo fulminò con lo sguardo; Jark rientrò in cabina, poggiò la schiena sul pagliericcio e cadde in un profondo sonno.

Il ponte della nave era un via vai di marinai, il capitano lanciava ordini dal suo castello, voleva sfruttare al meglio quella splendida giornata per guadagnare quante più leghe possibili.

Solo pochi passeggeri avevano abbandonato le loro cabine. Il frenetico lavoro dei marinai rendeva il ponte pericoloso: boma che cambiavano di continuo posizione, corde che salivano e scendevano per ammainare o meno le vele, carrucole che spingevano grossi bauli da trasferire in stiva, sapone a terra. Yoni decise di raggiungere la prua, sembrava il luogo meno affollato. Fece sporgere i due bambini, il vento scompigliava loro i capelli, sorrisero soddisfatti battendo gli occhi ogni qualvolta uno schizzo d’acqua fresca li colpiva in volto. Un gabbiano planò basso sulle loro teste per poi atterrare sulla sponda. Il piccolo provò ad afferrarlo, ma il volatile fu più lesto e spiccò il volo. Yoni gli arruffò i capelli, sorridente.

Tornati in cabina, Jark dormiva ancora. Yoni si portò l’indice davanti la bocca e soffiò leggermente. I bambini capirono di non fare rumore, continuarono a osservare l’oceano. Yoni restò per qualche attimo in piedi, tenendo l’equilibrio con l’ausilio della parete, osservando preoccupata il marito. Chiuse gli occhi in una mano, una lacrima le rigò il volto.

Jark fu destato dal dondolare della nave, si faceva sempre più insistente e scostante: «Che succede?» Chiese con uno sbadiglio.

«Non lo so. Era tutto in ordine là fuori.»

«Gli Dèi sono adirati.» Disse secco il ragazzino.

«Perché dici questo, figlio mio?» Chiese preoccupato Jark.

«Il cielo è diventato nero. I fulmini brillano»

Jark spostò i figli dall’oblò e guardò in alto. Le saette disegnavano preoccupanti ghirigori: gialli, viola, rossi. L’oceano s’ingrossò, le onde superavano la nave in altezza. L’uomo afferrò una corda, legò un capo a un anello piantato alla parete, strinse i bambini a se e annodò l’altro capo alla vita. Yoni fece lo stesso.

La nave si impennò. La famiglia era sbattuta a destra e a manca. Yoni tratteneva le lacrime, i bambini urlavano, Jark gli ripeteva all’orecchio di non avere paura e di pregare Xaxura. La Sette Tempeste fu sbalzata nuovamente in aria, ricadde sul fianco. Jark, Yoni e i bambini sbatterono le spalle contro la porta. Di fronte a loro era ben visibile dall’oblò una tromba d’aria. Il ragazzino cercò il nodo, non riuscì a trovarlo. Trattenne il respiro, si sfregò contro l’addome del padre: non funzionava, troppo stretto. Decise di buttare fuori tutta l’aria, provò nuovamente e riuscì a divincolarsi dalla morsa della corda.

«Dove vai!» Esclamò Jark afferrando il ragazzo dalla maglia.

La nave si mosse nuovamente tornando alla sua posizione naturale, il ragazzino si aggrappò alla maniglia della porta, Jark perse la presa. Qualche minuto dopo, rapido come un felino il ragazzo era già sul ponte, si aggrappò a una corda facendosi trasportare, contò le oscillazioni e si lanciò sull’albero maestro; si arrampicò scivolando diverse volte fino alla coffa, si aggrappò alla punta dell’albero, visualizzò il tornado tra le mani, come aveva fatto il giorno prima, chiuse gli occhi e incrociò le dita.

Un boato.

Il ragazzo cadde sulla vela scivolando fino al ponte, incosciente. Jark vide ruzzolare suo figlio sbattendo forte sul legno; si precipitò.

Il capitano e tutto l’equipaggio attorniarono i due; grida di stupore. Il ragazzino era avvolto da una densa nebbia. Yoni li raggiunse poco dopo con la figlia in braccio: «Fatemi passare. Dov’è mio figlio? Dov’è il mio piccolo…» Il nome le rimase in gola quando vide suo marito stringere il ragazzo al petto. Strinse sua figlia, schiacciandole la testa oltre la spalla, si inginocchiò.

«Cosa siete?» Chiese spaventato il capitano «In decine d’anni non ho mai visto nulla di simile. Ha fermato il tornado. Cos’è quella nuvola?»

«Chiamate un Sacerdote, presto.» Disse Jark.

«Sacerdote?» Il capitano della Sette Tempeste scoppiò in una grossa risata.

«Siamo tutti Forgiatori, non sono ammessi i Sacerdoti.» Affermò seccato l’attendente.

«Nemmeno Maghi e Stregoni, per essere chiari.»

«Non siamo Maghi.» Sbottò inviperita Yoni.

«Oh Xaxura, perché mi fai questo. Risveglia mio figlio.»

Il capitano, seccato, afferrò un secchio, lo riempì d’acqua gelida e lo svuotò sul volto del bambino, che iniziò a tossire svegliandosi dallo stato di torpore. Anche la nebbia svanì.

Jark, pieno di meraviglia, si voltò verso l’uomo, si alzò posizionandosi difronte al capitano e lo abbracciò: «Grazie.» Disse sommessamente.

«Sono io che ringrazio voi per aver salvato la mia nave, tuttavia percorro questa tratta da più di quarant’anni e mai, ripeto mai, avevo visto una tempesta in questo punto. Il vostro viaggio finisce qui, siete portatori di sventure.»

«Non potete.» Protestò Yoni.

«Posso e come, nave mia, leggi mie. Vi restituiremo parte della somma. Scenderete al prossimo porto.»

«Aspetti, capitano. Noi dobbiamo raggiungere la Baia di Tsumaruru. Non può farlo, ce lo deve, mio figlio ha salvato la sua nave.»

«Se voi non foste stati a bordo, quella tempesta non sarebbe mai spuntata, ne sono certo. Vedete quell’isola?» Chiese il capitano indicando un isolotto sormontato da un’esuberante vegetazione «Viene chiamata la Grotta dei delfini. Gli abitanti del piccolo villaggio riusciranno a darvi una mano.»

Jark serrò i pugni, un paio di marinai gli bloccarono gli avambracci dietro la schiena legandogli i polsi. Yoni non protestò, chiese il permesso di raccogliere le proprie cose.

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