Sex & Satisfaction

Prima degli anni sessanta c’era calma piatta all’orizzonte degli stimoli sessuali; le ragazze non si vestivano, si coprivano. Nelle scuole potevi vederle solo all’ingresso, ben raccolte in un angolo dell’atrio prima di entrare, e salutarle di lontano dal tuo cantuccio, quello dei maschietti.

Le classi erano rigorosamente divise. La commistione era blasfema. Loro studiavano economia domestica per diventare delle brave future massaie e mamme e noi applicazioni tecniche, per prepararci a costruire un futuro tecnologico declinato al maschile. La pubblicità ripeteva fino alla noia questo cliché consolidato, la donna non era ingegnere o poliziotto o pilota di jet. Era la brava casalinga il cui dovere primario era curare la casa e cambiare pannolini ai bambini. Non c’erano vie di mezzo la donna era, per usare le parole di un noto principe del foro milanese, o vergine o puttana. Poi qualcosa iniziò a muoversi. C’era aria fresca e carica di ormoni inespressi che veniva dagli USA, i campus, le occupazioni, Woodstock, le comuni dei figli dei fiori. Si vedevano le donne fumare e discutere mentre i maschi pulivano il sederino ai neonati. E cominciammo anche noi a capire che c’erano scenari diversi, o perlomeno che sarebbero stati possibili. Un chiaro segnale venne da “I can’t get no satisfaction” dei Rolling Stones.

Ovviamente solo per chi poteva capire appieno le allusioni del testo inglese: “non riesco a soddisfarmi… e ci provo.. e ci provo…” e anche: “cerco di farmi qualche ragazza”, roba forte… come lo era “Je t’aime moi non plus” con l’orgasmo di Jane Birkin che ha fatto sognare tanti e tanti adolescenti d’allora. Era ovviamente censurato, ma le registrazioni del disco andavano a ruba e ci si trovava di notte con una radiolina ad ascoltarlo come dei cospiratori da Radio Luxembourg che veniva trasmessa da Londra. Fece capolino poi Mina con un pezzo di Anelli e Malgioglio di cui si mormora che il titolo originale fosse “L’importante è venire” cambiato dalla censura con “L’importante è finire”. Poi arrivò Mary Quant, che ebbe l’idea di togliere un po’ di stoffa alla gonna… e fu una rivoluzione. Poi sarebbero arrivati il musical Hair e la pillola anticoncezionale, la maggiore età a 18 anni, Albachiara che nella sua stanza coltivava pensieri un po’ strani, e via discorrendo. Dalle classi separate al perizoma che occhiegga dai jeans a vita bassa dei giorni nostri, che è carino – per favore non facciamo gli ipocriti – ma che è piacevole anche per quello che simboleggia: una riacquistata consapevolezza della propria sessualità della donna, non più l’icona infagottata pre-anni ’60, non più la “strega” che voleva gestirsi l’utero da sola, ma donna intelligente, protagonista, libera di scegliere, libera di essere se stessa. Grazie, anni ’60, è stato bello avervi trascorso, ma è molto meglio ora. Meglio per tutte le donne, per una sessualità corretta e consapevole, e anche per noi maschietti un po’ frastornati e con un ruolo tutto da ridefinire e discutere.

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Discussioni

  1. Noto questo grande interesse nei confronti della sessualità, come una “nuova scoperta” per citare un tuo recente testo. Ma è interessante.
    In effetti questa è un’ epoca caratterizzata dalla scoperta del sè e come fai giustamente notare alla fine… noi donne siamo più emancipate. Forse.
    Un dato degno di nota è sicuramente quello della definizione di ruoli diventati sempre più fluidi e gravosi da gestire, lo confermano anche le notizie di attualità.
    Il “genere” è ormai un aggettivo ampiamente superato, tanto da generare immensi diagrammi ramo-foglia per spiegare anche questioni naturali che per la verità non richiederebbero nessun approfondimento. Basterebbe accettare, accettarsi per come siamo senza bisogno di apporre etichette come fossimo barattoli di marmellata.
    Ormai gli oroscopi e i test della personalità ci suggeriscono chi siamo e da dove veniamo, come alieni approdati da una galassia lontana-lontana. Questo però è un mio pensiero.
    Ma stiamo veramente meglio di ieri? In parte. Forse si è perso un po’ di quel fascino misterioso legato alla scoperta graduale dell’ altro. Oggi rimane poco spazio all’ immaginazione…

    1. Togli il forse, SIETE, senza ombra di dubbio, più emancipate. Sapete cogliere sfumature infinitesimali.
      Per me esistono colori primari: rosso bianco blu, verde, rosso.
      Una collega di lavoro una volta mi disse che voleva dipingere una stanza col colore “becco d’oca”.
      Beh -le risposi – arancione, no?
      Mi guardò come si guarda un alieno. 🙂
      Solo quando un maschio, se davvero tale vuole ritenersi, assume l’umiltà di cercare di entrare nel vostro mondo che è un caleidoscopio infinito di nuances, allora può dire di essere sulla strada per iniziare a capire le donne. Non arriveremo mai a comprendervi completamente, perché siete più avanti col pensiero, e non lo dico per captatio benevolentiae ma perché ne sono sinceramente convinto.
      Siete un mondo meraviglioso, e siamo meglio di ieri, ricordo i miei anziani in famiglia che vivevano in situazioni dove la donna doveva solo tacere. Oggi la donna assume sempre più il ruolo che le spetta: di guida, di gestione, di sviluppo di idee originali e geniali.
      Mi va bene così. Perché è giusto che sia così.

    2. Una citazione che trovo stupenda è:
      “Il maschio e la femmina rappresentano i due aspetti del grande dualismo radicale. Ma nei fatti sono in fase di perpetuo passaggio dentro l’un l’altro. I fluidi si induriscono in solidi, i solidi si liquefanno in fluidi. Non c’è un uomo completamente maschio, e nessuna donna puramente femmina.”
      Margaret Fuller (1810-1850) giornalista, educatrice, difenditrice dei diritti delle donne e critico letterario statunitense
      “Woman in the Nineteenth Century”

      Un’altra parimenti meravigliosa (a mio parere) è:
      “Ci sono due tipi di sesso: classico e barocco.
      Il sesso classico è romantico, profondo, serio, emozionale, morale, misterioso, spontaneo, rilassato, concentrato su una particolare persona, ed è uno stereotipo femminile.
      Il sesso barocco è popolare, gioioso, divertente, sperimentale, conscio, deliberato, immorale, anonimo, concentrato sulle sensazioni per le sensazioni, ed è uno stereotipo maschile.
      La mentalità classica portata all’estremo è sentimentale e infine puritana; la mentalità barocca portata all’estremo è pornografica e infine oscena.
      Idealmente una relazione sessuale dovrebbe creare una tensione soddisfacente tra i due modelli (un’idea barocca, particolarmente se la tensione è ironica) oppure miscelarli così bene in modo che la distinzione scompaia (un’aspirazione classica).
      Il fare all’amore non può essere totalmente classico a meno che non sia anche totalmente barocco, dato che non puoi abbandonare tutte le inibizioni e giungere così a una intensità classica.
      In pratica, comunque, molte persone sono più inclinate verso un modello che verso un altro.
      Una persona molto classica sarà incompatibile con una persona molto barocca a meno che ciascuno non esterni la propria altra opposta componente latente.
      Due persone che sono molto orientate nella stessa direzione possono essere estremamente compatibili ma rischiano di perdere l’intera dimensione dell’esperienza a meno che che si immergano così profondamente in un modello al punto di farlo diventare l’altro.
      Ellen Willis (1941-2006) giornalista, saggista, attivista, femminista e critica musicale statunitense
      “Classical and Baroque Sex in Everyday Life, beginning To See the Light: Pieces of a Decade”

      Perdonami lo spamming, giuro che non lo faccio più…🤪

  2. Interessante, lascia che te lo dica chi è mamma di un diciannovenne e di una quasi quindicenne. Differenti, certo, ma entrambi ‘meritevoli’ della medesima educazione sessuale e sentimentale. Entrambi ‘meritevoli’ altresì delle medesime opportunità. Vero, lui più frastornato, lei simile alla mamma, naturalmente, se la cava un po’ meglio. Il tuo testo lo hanno letto e hanno sorriso. Lei dice ‘ma veramente eravate infagottate?’. Io la guardo e rispondo ‘La mamma non era ancora nata’, però me lo hanno raccontato.

    1. Mi fa piacere che sia piaciuto ai tuoi ragazzi.
      (Il maschilismo subdolo della nostra lingua: sono un ragazzo e una ragazza, ma non si può dire “che sia piaciuto alle tue ragazze 🙂 )
      Infagottate non mi pare che lo fossero del tutto (guarda che parlo di cose viste da ragazzino) ma certo allora, non essendoci le “influencer” le ragazze non spiccavano per eleganza nel vestire.
      Certo poi, quelle della Milano bene andavano a Parigi a vestirsi negli atelier di moda.

  3. Un po’ di sincerità espressione, finalmente, da parte di un “maschietto” che pensa giusto. Giusto pensare da “maschietti” senza essere “maschi”, in senso deleterio. Donna e uomo non sono identici, per fortuna, ma sono ugualmente esseri umani. Stessi diritti, stessi doveri, stessi ruoli, stessa possibilità di scegliere. Possiamo dire che non siamo identici ma semplicemente, assolutamente, pari? Possiamo?