Show, don’t tell (esempi pratici)

Nella narrativa moderna, costruita attorno all’idea di intrattenere il lettore e calarlo in un contesto di lettura immersiva, sembra essersi affermata la tecnica narrativa dello “show, don’t tell” ovvero del “non raccontarlo, mostralo!“. La premessa doverosa è che la letteratura è una forma d’arte, e in quanto tale non ama essere imbrigliata in regole, regolette, canoni e registri accademici. Non c’è un modo giusto o un modo sbagliato di scrivere (regole grammaticali e sintattiche a parte). Però, però però…c’è un però, ed è il seguente:

un corretto uso dello “show, don’t tell” molto probabilmente aggiungerà valore alla vostra Opera, rendendola più coinvolgente per il lettore.

Ora, sull’aggettivo “corretto” si gioca la vera partita, ma prima di entrare nei dettagli, proviamo a capire meglio cosa si intende per “Non raccontarlo, mostralo!” attraverso qualche esempio concrerto.

Alcuni esempi di show, don’t tell

Il concetto alla base della tecnica narrativa show, don’t tell è semplice: anzichè raccontare al lettore quello che sta succedendo, bisogna mettere in scena la vicenda attraverso azioni, dialoghi e immagini.

Esempio 1: Luca e la sua casa trasandata

Scena raccontata: Luca era molto disordinato e non si prendeva cura della casa da più di una settimana.

Scena mostrata: Quando Luca aprì la porta fui investito da una zaffata di aria viziata.

Accomodati” disse.

“È una minaccia?” replicai tappandomi il naso.

Mentre mi toglievo il cappotto, calpestai involontariamente un cartone di pizza che giaceva sul pavimento da dio solo sa quanti giorni.

“Quelle le stai collezionando o hai intenzione di buttarle, prima o poi?” domandai indicandogli tre buste dell’immondizia allineate sul pavimento. La macchia scura e brulicante alla loro base doveva essere una colonia di giovani formiche.


Quale delle due scene vi sembra più coinvolgente? Se avete risposto “la scena mostrata” vi invito a riflettere su come l’espediente più utile, in una scena mostrata, sia quello di cercare di coinvolgere i 5 sensi (vista, udito, olfatto, tatto e gusto). Certo, evocarli tutti e cinque non è semplice, e forse neanche necessario, ma scomodarne alcuni può aiutarvi a mostrare la scena ai vostri lettori in modo più palpabile. Analizziamo l’esempio di Luca:

  • Nel dire “fui investito da una zaffata di aria viziata” è stato scomodato l‘olfatto.
  • Nel dire “calpestai involontariamente un cartone di pizza” il tatto (e, marginalmente, anche l’udito se si suppone che ciò abbia provocato un piccolo fragore).
  • Nel descrivere una colonia di formiche alla base dei sacchetti dell’immondizia è stata tirata in ballo la vista.

Perchè è importante lo show don’t tell

Non è una questione di mantra, di obbligo letterario, che fa dello show, don’t tell una tecnica efficace e da prendere in considerazione. Il senso è un po’ più profondo e riguarda l’atteggiamento rispettoso dello scrittore verso il lettore. Nello scrivere “Gianluca è tirchio” sto esprimendo un giudizio su Gianluca, cioè, sto imboccando il lettore offrendogli un pre-giudizio formulato da me. Sto sottraendo al lettore il gusto della deduzione, della riflessione, del crearsi un’opinione personale sulla base dei fatti. Se invece mostrassi la tirchieria di Gianluca attraverso gesti, dialoghi e aneddoti, attiverei nel lettore la molla della deduzione, mettendolo nella condizione di esercitare un ruolo più attivo. In pratica, offro al lettore la possibilità di pensare e non di assimilare stolidamente delle nozioni. In altre parole, lo attivo e lo coinvolgo.

Esempio 2: Gianluca è tirchio

Scena raccontata: Gianluca era molto tirchio, anche nei confronti di sua moglie. Il giorno del loro venticinquesimo anniversario di nozze prenotò in un locale economico e non adatto a quella ricorrenza. Come se non bastasse, quella sera, volle risparmiare anche sul vino.

Scena mostrata: Da Romolo, la pizzeria scelta per festeggiare il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio, i tavoli erano praticamente ammassati l’uno sopra l’altro. Il maxischermo proiettava la partita dell’Italia e sul 2 a 1 si sollevò un lunghissimo coro da stadio che costrinse Gianluca a tapparsi le orecchie.

«Certo» protestò sua moglie, «per una volta avresti potuto portarmi in un posto diverso. E poi che puzza di fritto, domani dovrò portare tutto in tintoria.»

«Ma qui ci è sempre piaciuto» tagliò a corto Gianluca, scorrendo l’indice sul menù per assicurarsi che il prezzo della marinara era rimasto a quattro euro e novanta.

«Ci facciamo portare almeno una bottiglia di vino o è chiedere troppo?» domandò sua moglie.

«Amorino…hai voglia di scherzare? Ma il brindisi lo facciamo a casa, no? Perchè regalare dei soldi a questo posto quando in frigo è rimasto dell’ottimo Tavernello?»


Analizziamo l’esempio di Gianluca (ed esprimiamo la massima solidarietà nei confronti di sua moglie):

  • Anzichè dire che il locale non era adatto ad una cenetta intima, mostralo attraverso l’odore di fritto, il maxischermo che proietta una partita di calcio e il chiasso infernale di cori da stadio.
  • Anzichè dire che Gianluca era tirchio, mostra il suo interesse per il listino dei prezzi sul menu e il suo rifiuto ad ordinare una bottiglia di vino al solo scopo di risparmiare.

Esempio 3: un personaggio arrogante

Scena raccontata: Enzo era arrogante

Scena mostrata: Quando la cameriera arrivò con il vassoio, Enzo non alzò lo sguardo dal portatile; con la mano indicò alla cameriera di lasciarlo sul tavolo.
«Posso fare altro per lei?» disse la giovane donna.
«Cosa mai potrebbe fare per me una cameriera, mentre sto preparando il discorso per il presidente?»*

*Quest’ultimo esempio è stato tratto dal presente articolo: https://www.scritturacreativa.org/show-dont-tell/

Come ve la cavate con l’inglese?

Se avete confidenza con l’inglese, provate a dare un’occhiata a questo video:

In questa spiegazione dello show, don’t tell, Benjamin spiega (traduzione letterale):

“Quando scriviamo, evitiamo semplici affermazioni che in realtà non aggiungono alcuna descrizione o sapore.

Ad esempio, invece di dire L’uomo era stressato, voglio che tu dipinga un quadro, voglio che tu descriva un uomo stressato senza usare la parola stressato. Come puoi farlo? […] L’uomo si agitava. Non riusciva a stare fermo. E si mordeva le unghie.

Scegli un paio di dettagli che mostrano com’era la persona. […]

Un altro esempio: La donna era sicura di sé.

Sarebbe molto più efficace se descrivessi quanto era sicura di sé. Come si muove? Come reagiscono le altre persone a lei?

Lei avanzava a grandi passi, ad esempio, significa che camminava, si, ma con uno scopo. […] È entrata nella stanza e tutti hanno voltato la testa.

Questo dá l’idea di una donna sicura di sé in modo molto più chiaro e vivido del semplice dire che era una donna sicura di sé.”

Ma bisogna mostrare proprio tutto?

Giova rimarcare che lo Show don’t tell non è un comandamento, è solo una tecnica narrativa che può aiutare il lettore a vivere un’esperienza di lettura più coinvolgente. Non dimentichiamo che la storia è nelle mani dell’autore, che deciderà cosa scrivere e come scriverlo. Nel filo della narrazione ci saranno evidentemente delle circostanze più importanti di altre, e lo Show, don’t tell ben si presta a enfatizzare e drammatizzare i passaggi più significativi.

Secondo James Scott Bell:

A volte lo scrittore utilizza le spiegazioni come scorciatoie, per muoversi rapidamente verso le parti più importanti della narrazione o della scena. Mostrare è essenziale per rendere le scene vivide. Se tentate di farlo costantemente, le parti che dovrebbero emergere non lo faranno […].

Vi sarete accorti, inoltre, che con lo Show, don’t tell servono più parole e un’intera produzione letteraria basata su questa tecnica risulterebbe molto dispendiosa in termini di tempo e di pagine.

Un altro argomento che suggerisce un uso modulato dello Show, don’t tell è che mostrare una scena confina la narrazione al tempo presente, mentre il raccontare facilita l’estensione dell’arco temporale di una vicenda. Raccontare può creare delle scorciatoie temporali, andare avanti anche di dieci anni, di un giorno o di tornare indietro, mentre lo show don’t tell è focalizzato sul qui ed ora.

Esercitatevi

Molto probabilmente avrete già applicato questa tecnica narrativa, in modo più o meno consapevole. Da oggi in poi, provate a farci caso. Provate a scorgere, in quello che leggete, il ricorso allo show, don’t tell. E quando scrivete, provate a drammatizzare in modo più consapevole una scena, descrivendola anzichè raccontandola. Nel farlo, utilizzate immagini vivide, usate i sensi e immaginate di dipingere un quadro.

Se avete voglia di avviare una discussione su questo argomento, o di suggerire nuovi esempi, non esitate a scrivere un commento qui in basso.

Tiziano Pitisci

Fonti:

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Discussioni

    1. Ciao @emmerre , quando ho letto il tuo commento il mio viso si è aperto in un sorriso a trentadue denti ed ora le mie dita tamburellano freneticamente sulla tastiera dalla smania di ringraziarti. A presto, siamo felicissimi di averti in questa community 🙂

  1. articolo molto interessante, conoscevo la tecnica, ma spesso mi sono accorto che per brevità o per evitare di dimenticare qualcosa di importante tendo a dire troppo, l’effetto spiegone crea sempre noia nel lettore. Credo che sia una tecnica utile che necessariamente deve essere ben padroneggiata

  2. “Se invece mostrassi la tirchieria di Gianluca attraverso gesti, dialoghi e aneddoti, attiverei nel lettore la molla della deduzione, mettendolo nella condizione di esercitare un ruolo più attivo”
    Questo passaggio mi è piaciuto
    Ottima analisi