SI NASCONDONO

Serie: Il Macabro di Lilstone


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Raccolta di racconti brevi

Compresi sin da subito di trovarmi in un sogno. L’aria era così pulita e limpida e tutto quello che mi circondava era anormale.

Non riuscivo a percepire lo scorrere del tempo. Il mio corpo era leggero e inesistente. Camminavo senza muovere le gambe e sotto i miei piedi non percepivo il terreno.

Davanti a me si ergeva un’immensa foresta di alberi imponenti e con le chiome che si perdevano al di là delle nuvole.

Sentivo qualcosa spingermi al suo interno, così andai.

L’immenso bosco sembrava disabitato, non vidi alcuna creatura, animali o insetti, sentivo un suono indescrivibile, simile ad un fischiettare di uccellini, ma non ne vidi, probabilmente si trovavano sui rami che risiedevano al di là del cielo .

Un forte bagliore mi fece distogliere lo sguardo per qualche secondo e quando finalmente fui in grado nuovamente di vedere di fronte a me notai un lago circondato dagli imponenti alberi.

D’improvviso percepii una strana forza agguantarmi e catapultarmi al centro di quel lago.

Mi ritrovai in piedi appena sopra lo specchio d’acqua e scrutando al di là della superficie vidi della luce di diversi colori provenire dal fondale, in quel momento fu come osservare dentro ad un acquario. Tutto divenne limpido ed io potevo vedere tutto quello che si trovava al di sotto di me, persino contare il numero di sassi che si trovavano sul fondo.

C’erano alghe fluorescenti e un’immensa quantità di pesci che solo nei sogni potevano esistere. Nuotavano senza fermarsi mai, giocavano fra di loro e ogni tanto avevo come la sensazione che riuscissero a vedermi.

Qualcosa mi aveva spinto fin lì, qualcosa aveva voluto farmi vedere tutta questa bellezza, ma ora volevo tornare indietro.

Sin dal mio arrivo in questa terra di sogni, tutto aveva fatto sì che io proseguissi sempre dritto per la strada che mi era stata assegnata, persino adesso sentivo l’impulso di proseguire, ma mi sentivo stanco, privo di energie e volevo tornare al punto di partenza, magari sarei riuscito a visitare qualche altro mondo dei sogni.

Distolsi a forza lo sguardo dal cammino che mi era stato prefissato e per la prima volta notai che fino a quel momento non avevo mai avuto la libertà di guardarmi intorno, né di muovermi veramente.

Lottai con tutto me stesso per liberarmi da quegli impedimenti e mentre lo facevo il paesaggio intorno a me mutava. Gli alberi avevano iniziato a muovere con frenesia i loro rami, le foglie cadevano come gocce di pioggia, le alghe del lago avevano attenuato la loro luce lasciando zone d’ombra sul fondale, dove i pesci dovevano essersi nascosti perché in quei tratti oscuri vedevo dozzine di occhi fissarmi.

Dopo essermi finalmente liberato da quel vincolo il paesaggio mutò ancora, prima sembrò come se ogni cosa si fosse fermata, come se il tempo avesse bloccato tutto d’improvviso, ma poi tutto riprese. Una quantità indescrivibile di foglie cadde in una sola volta dagli alberi, ora nascosti in una strana nebbia viola scuro, le alghe avevano completamente smesso di emanare luce e il lago si era tinto di rosso, i pesci invece stavano morendo ed emergevano uno ad uno in superfice rilasciando una sostanza oscura simile al petrolio, ma impregnata dell’odore di putrefazione.

Il sogno si era trasformato in incubo, i bei pensieri che avevo avuto visitando quel magnifico luogo erano svaniti, la paura si stava impadronendo di me.

Forse avrei dovuto proseguire il mio cammino, spingermi dove il sogno voleva farmi arrivare, ma ormai era troppo tardi.

Il terrore di tutto quell’immondo mi spinse a fare l’unica cosa che fino a quel momento non avevo mai fatto. Mi voltai d’istinto per fuggire, ma dietro di me non c’era la sponda del lago, non c’era il bosco, non c’era la strada del ritorno, ma solo un terribile buio, un nero che aveva mangiato tutto e ancora stava inghiottendo tutto.

Mi ritrovai da solo in una profonda oscurità, tutto intorno a me era celato. Le uniche cose rimaste erano il mio corpo, i mei pensieri e la mia paura che mi stava logorando dall’interno.

Le orribili sensazioni che avevo provato mi permisero di risvegliarmi e feci un sospiro di sollievo quando i miei occhi videro la mia stanza. Era ancora notte fonda e dalla finestra aperta entrava la luce argentata della luna, ma mi accorsi che stava entrando anche un vento gelido.

Tentai di alzarmi, ma invano, il mio corpo non mi rispondeva. Alzai il capo, fu inutile, l’unica cosa che riuscivo a muovere erano i miei occhi.

Nella stanza c’era completo silenzio, nella mia testa invece miliardi di immagini si sovrapponevano senza sosta. Il mio respiro diventava sempre più irregolare. Alternavo momenti di dinamica inspirazione ed espirazione a momenti di completa apnea; l’aria non sembrava voler rimanere nei miei polmoni.

Gli occhi iniziarono a ispezionare freneticamente il soffitto, alla ricerca di qualcosa che potesse salvarmi da quella situazione.

Nel sogno ero avvolto da un nero totale, ora ero circondato dal panico. Cosa era tutto questo? Cosa mi stava succedendo? E soprattutto…chi è che stava ridendo?

In una frazione di secondo il mio respiro tornò regolare, i miei occhi si fissarono su un punto, tutto sembrava di nuovo essersi arrestato.

Voltai lentamente gli occhi verso destra e li vidi. Ombre deformi in piedi di fianco al mio letto. Ridevano. Non avevano occhi eppure mi fissavano.

Una goccia di sudore si formò sulla mia fronte.

Si avvicinavano a me, al mio viso, sempre più visibili ai miei occhi. Cosa fare? Cosa?

Sentii un forte dolore al collo come se si fosse conficcato un pungiglione. Cosa mi stava succedendo?

Stremato dal dolore e dalla paura alzai nuovamente gli occhi al soffitto. Centinaia di creature erano lì di fronte a me, nascoste nell’oscurità, celati alla vista degli uomini. Ci saranno sempre state? Ormai cosa importa. Ho perso il sonno, la follia mi ha raggiunto, ma preferisco essere sottoposto alla privazione del sonno che incontrare nuovamente le creature che si muovono fra le ombre.

Serie: Il Macabro di Lilstone


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