Porcini

Tu non hai mai adorato andare per boschi vista la tua paura incontrollata per gli insetti. Senza sconti per nessuno, li temevi tutti. Anche un solo ronzio ti rendeva isterica, cominciavi a roteare le mani davanti al viso a casaccio per scacciare qualsiasi cosa ti stesse attaccando. In realtà anche gli altri animali non ti facevano meno paura, ad ogni scricchiolio o fruscio la testa ti scattava a destra e sinistra per controllare da dove provenisse il rumore. L’ansia di avere incontri troppo ravvicinati con qualche ragnatela, serpente, cavalletta o chi per loro era sempre in agguato.

Per stare con lui, però, non ti fermava nessuna fobia. A tuo padre piaceva andare per boschi soprattutto per raccogliere funghi. Con la vecchia macchina, piena di ogni genere di attrezzo, vi dirigevate al limitare del bosco non lontano da casa. Mentre l’auto sobbalzava per le buche della strada sterrata tu cominciavi con la tua raffica di domande: siamo arrivati? Raccogliamo anche altre piante? Quanti tipi di funghi ci saranno? Ne troveremo tanti? Lui provava a rispondere a quello che sapeva, gli piaceva la tua curiosità, ma quando non ne poteva più ti guardava sgranando gli occhi e alzando le sopracciglia. Quello sguardo, da un lato comico, e dall’altro nervoso ti faceva sempre scoppiare a ridere. Il suo modo ironico di farti capire che avevi esagerato metteva di buon umore anche lui e così la conversazione finiva.

Tuo padre sapeva dove andare e tu lo seguivi mettendo i piedi come li metteva lui, afferrando con le mani le stesse cose afferrava lui. In religioso silenzio cominciavate a percorrere lo stretto sentiero che si addentrava nel bosco. Con un piccolo falcetto lui ti sgombrava la strada dai rami che si allungavano e intrecciavano fra di loro. Sempre con il suo fare burbero ma delicato ti indicava i pericoli o le cose da vedere. Con lui eri sempre al sicuro.

Il momento che aspettavi di più, comunque, era la ricerca dei funghi. Tu, stavi imparando a riconoscerli e sapevi per certo quali erano quelli velenosi. Per rendere più interessante la raccolta, fra te e tuo padre, era sempre in ballo una specie di gara. La sfida veniva vinta da chi ne raccoglieva di più e fino a quel giorno aveva sempre vinto lui.

-Sei pronta? – ti disse passandoti un cestino di vimini.

-Prontissima – rispondesti prontamente mostrando il tuo piccolo coltello. Avevi l’aria di una che sapeva il fatto suo nonostante tutte le tue ansie.

-Allora via – disse lui, e senza aspettare si chinò per vedere bene alle radici di un grosso albero.

Anche tu, senza perdere tempo, cominciasti a scrutare ogni centimetro di terreno. La fortuna sembrava girare a tuo favore, dopo la prima mezz’ora il tuo cestino era un trionfo di prataioli, porcini e pioppini. Eri sicura, quasi al cento per cento, che fossero quelli.

Nel bel mezzo della gara un fruscio catturò la tua attenzione. Con il pensiero cominciasti ad immaginarti ragni giganti che ti mangiavano le gambe o cavallette che ti succhiavano via il sangue. Non riuscivi a capire da dove provenisse quel rumore e questo alimentava ancora di più la tua paura. Il fruscio si faceva più vicino e tu sapevi di essere la preda. Poi la testa viscida di un serpentello venne fuori dalle foglie umide. La voce si fermò in gola e la paura ti immobilizzò le gambe. Un formicolio ti attraversò tutta la schiena, lasciasti andare il cesto che cadde a piombo su dei rami spezzati.

Mentre stavi ancora immobile un bastone ti passò ad un palmo dal naso. Quello, si avventò sul serpente, lo prese dritto in faccia e lo scaraventò lontano. Tuo padre ancora con il legno in mano ti scosse sonoramente. Ti scrutò da cima a fondo per vedere se fossi ferita e poi ti abbracciò. Stavi ancora tremando quando tuo padre prese te e il cestino e vi riportò alla macchina. Ti piaceva guardare i suoi comportamenti così sicuri e forti, mentre ti sistemava sul seggiolino e ti rassicurava.

-Sembra proprio che tu abbia vinto oggi – ti disse con un sorriso sulle labbra e la speranza che ti fossi tranquillizzata.

La gara. Era passata totalmente in secondo piano. Sui sedili posteriori i due cesti erano accanto, e il tuo era incredibilmente pieno.

-Non ho vinto, ti ho stracciato.

Ci sei tornata anche quest’anno in quel boschetto. Proprio nel punto in cui quel serpente voleva morderti quel giorno una vita fa. Con il passare del tempo hai imparato a controllare sicuramente un po’ meglio le tue paure. Ma la sicurezza, quella vera, quella che solo lui ti poteva dare, non la potrai più sentire.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bel racconto, scritto bene, ben definito, con quel finale che ti lascia uno strano sapore in bocca, un contorcersi viscerale, e un’umidità negli occhi di chi ha perso il proprio genitore, ma anche in chi pensa cosa potrebbe succedere e quale grande vuoto lascerà questo nefasto avvenimento.
    Alla prossima

  2. Molto dolce e evocativo. Mi ha ricordato la mia infanzia e ho risentito il profumo dei boschi e dei funghi che non riuscivo mai a trovare. Brava, alla prossima

  3. Mi dispiace per il povero serpentello, ma la reazione del papà è assolutamente verosimile e realistica,
    Ciò detto, è un racconto molto delicato, quando arrivi in fondo ti lascia in bocca un sapore dolceamaro, quello della malinconia. E se il lettore prova questa sensazione, significa che hai centrato lo scopo 🙂
    Ben scritto!!