Silenzioso Natale

Se solo qualche mese fa mi avessero chiesto come avrei trascorso questo Natale, avrei risposto con te. Senza troppi giri di parole o fronzoli, solo con te.

Non so se te l’ho mai detto, ma sei sempre stata la mia migliore amica, anche più di mia moglie che troppe volte mi fa imbestialire o dei miei figli che sono sempre convinti io abbia una risposta per tutti i loro ridicoli problemi. Come se l’essere l’uomo di questa dannata famiglia implichi automaticamente l’essere il capro espiatorio di ogni singola questione. Non sai quante volte ho pensato di mollare tutto, prendere solo te e scappare da qualche parte. Dopotutto ci serviva così poco per essere felici, ci bastavamo noi. Ci siamo sempre bastati noi, per diciotto anni.

Non mi hai chiesto nulla, non mi hai mai chiesto di mollare queste sanguisughe che portano il mio cognome e restare solo io e te. Anche perché se me lo avessi fatto non avrei esitato un solo istante, avrei preso armi e bagagli e sarei scappato con te. Ricordo la prima volta che ti ho vista, la ricordo come fosse ora e ti avessi di nuovo avanti agli occhi nel fiore della tua giovinezza. Ricordo il modo in cui mi hai guardato senza conoscermi, ma con quell’allegria negli occhi che non ti ha mai abbandonata, nemmeno nei momenti più difficili. Ho così nitido la prima volta che siamo usciti insieme, per conoscerti un po’ meglio e per far in modo che tu ti abituassi a me. Abbiamo passeggiato in spiaggia, abbiamo mangiato qualcosa al volo e abbiamo aspettato insieme il tramonto.

La mia famiglia non è mai stata troppo d’accordo, temevano che saresti stata solo un peso enorme e che prima o poi mi sarei stufato di te. Guarda che strana la vita, è successo perfettamente il contrario di quanto tutti credessero. Mi sono stufato, è vero, ma di loro e queste giornate senza di te non hanno poi troppo senso.

Credo che se ora potessi vedermi, proprio adesso, dal posto meraviglioso in cui sei, non saresti felice di me. Mi invoglieresti ad uscire di casa e far qualcosa all’aria aperta, a te piaceva tanto. Invece sono solo un povero vecchio che sta annegando i propri sordi dolori in una bottiglia di scotch o forse whisky, non lo so. Non ho mai veramente amato l’alcol, ma ora sento che mi aiuterà.

Nessuno qui capisce, nessuno comprende perché io stia così male. Dopotutto, per loro non eri altro che un cane nemmeno troppo bello. Uno scarto preso da un canile e pure di un insulso colore nero. Ma per me, eri tutto ciò che si avvicinasse ad una famiglia. Dunque si, non mi vergogno a dirlo. Io sto piangendo per te. Sto piangendo la tua morte e si tutto ciò che vorrei da questo Natale è poterti abbracciare ancora. Tutto ciò che desidererei da questo Natale, sarebbe riprendere la tua palla preferita e correre al parco.

La casa è troppo silenziosa, troppo spenta, troppo cupa.

Ma nulla è per sempre, nemmeno il dolore.

Per cui, mando già un ultimo goccio e via a fare l’albero.

Quanti ne hai rotti da giovane e ogni volta ti ho perdonata. Quest’anno l’albero sarà integro per tutto il tempo, ma è la cosa più triste che abbia mai visto!

Mi manchi tanto, ma forse passerà. Forse si allevierà col tempo.

Forse, anzi sicuramente, sei stata tu a salvarmi la vita quel giorno in canile e non il contrario.

A presto.

E Buon Natale.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Ciao Simona, mi hai fatto entrare nella pelle del tuo protagonista e regalato ben più di un brivido. Nel bene e nel male. Tre anni fa due creaturine pelose hanno fatto il loro ingresso nella mia casa e da allora hanno portato una ventata d’amore. Non chiedono mai nulla e, sebbene piuttosto autonome e apparentemente indifferenti, sanno leggermi dentro. Sono loro ad aver adottato me e mia figlia, ne sono convinta. Non il contrario. Nel male, dicevo, perché il pensiero di dover dire loro addio, un giorno, mi riempie il cuore di dolore. Hai saputo descrivere il rapporto che lega il protagonista alla sua cagnolina alla perfezione: anche nella mia scala affettiva, come nella sua, occupano un posto molto, molto alto.

    1. Ciao Micol,
      posso perfettamente comprendere ciò che dici in quanto anche io sono stata adottata da loro.
      Grazie per essere passata anche per questa storia.
      Un abbraccio,
      S.

  2. Mi è piaciuto tantissimo il registro che hai utilizzato per descrivere il rapporto che c’è tra il protagonista e gli altri membri della famiglia.
    Il conflitto interiore che c’è tra “l’uomo” abbandonato dai consanguinei ed il rapporto con il parente acquisito (il cane), che il destino gli ha negato proprio durante il periodo natalizio è veramente ben descritto.
    Complimenti

  3. Ciao Simona, mi hai fatto provare tenerezza e amarezza nello stesso istante, soprattutto nella seconda parte, una vera lettera intrisa d’amore, d’affetto, di tristezza, malinconia e ricordi, mi hai emozionato. L’amicizia verso gli animali spesso è più viscerale, più forte rispetto ai sentimenti provati per la gente, perché ad esempio i cani ti amano davvero incondizionatamente, una reciprocità che con le persone difficilmente ottiene riscontri. Penso tu abbia messo del tuo a livello d’esperienza, riesco ad avvertire il dolore nelle parole che scorrono lungo il tuo racconto, ma forse è solo una mia sensazione. Un lab scritto con il cuore?, almeno secondo me, un saluto, alla prossima?!

    1. Ciao,
      cerco sempre di mettere qualcosa di mie in quello che scrivo. Sono del parere che scrivere di qualcosa che ci appartiene crei della magia. Quindi grazie davvero per le tue parole e per il tuo pensiero.
      Alla prossima,
      S.