Sirio, la stella più luminosa

Serie: Le novelle della Luna: La metamorfosi delle stelle


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Siria dopo tanto tempo ha provato a tornare alla propria "quotidianità". Quella notte però l'avrebbe ricordata per sempre...

“Signore, per favore! Collabori con me, sta per cominciare a piovere, e non possiamo rimanere qui, le onde si alzeranno!” mi lamentai, portando un suo braccio attorno al mio collo, e faticosamente riuscii a farlo tornare in piedi.

“Hai paura di un po’ di pioggia? Ah! Le donne della mia generazione non si fermavano di fronte a nulla! Siete tutte delle sciacquette, oggi!” brontolò quello, cascando ad ogni passo che tentava di fare. Lui era molto pesante, in più non collaborava, ed io non potevo dire di avere le forze di una volta, per cui fu un’impresa riuscire a trovare un posto dove stare, ma riuscii a farcela.

Ci recammo al di sotto di un colonnato, e ci sedemmo sui gradini di un edificio. Io cercai di riprendere fiato, anche se in realtà la parte peggiore non era stata tanto trascinarlo fin lì quanto ascoltare tutte le sue idiozie.

“Ah! Che vergogna, che disonore! Che ne sarà di me ora?!” si lamentò, intanto scoppiò anche un forte acquazzone con violenti tuoni e fulmini.

Io poggiai il viso fra le mani e guardai i lampi fra le nuvole, che situazione assurda che era quella.

“Una volta mi ammiravano, ero l’idolo di tutti, ed ora guardami, guarda come sono ridotto… A piangere per una sgualdrina!” scosse il capo con aria sconsolata, poggiandosi la testa fra le mani.

Io mi voltai verso di lui, e poggiandogli una mano sul braccio gli sussurrai “Non devi rimproverarti di nulla, quando una persona se ne va dalla tua vita… Tutto il futuro che avevi immaginato assieme scompare, e resta soltanto il passato, ma delle volte anche quello fa male” mormorai, pensando ad una persona sparita recentemente dalla mia vita. Mi mancava Marco? Non avrei saputo rispondere, certamente non volevo più avere niente a che fare con lui, per come si era comportato… Forse ciò che in un certo senso mi “mancava” era un futuro felice che immaginavamo assieme.

“Già, quando una persona sparisce dalla tua vita, porta con sé il futuro che avevate assieme, e resta solo il passato… Niente male, no? Potrebbe essere una strofa per una mia canzone” canticchiò lui, e fortunatamente sembrò ritornargli di già il sorriso.

“Scrivi canzoni?” chiesi incuriosita. Lo guardai meglio, in effetti parlava in modo strano ed aveva l’aria di uno scialbo artista, uno a cui non darei mai una lira.

“Sì, certo che sì! E sono anche bravo, mi chiedo però se ora sarà la stessa cosa… Magari potrei essere anche meglio di prima, no?” si mise a ridere, facendo poi un rumoroso starnuto.

Io sorrisi leggermente, era un tipo strano, ma divertente “Come ti chiami?” chiesi a quel punto.

“Piero, e tu?” domandò subito.

“Siria” gli risposi, tornando a guardare le figure fra le nuvole.

“Siria eh? Come Sirio, la stelle più luminosa del cielo… Hai anche tu tanta luce?”.

Mi sembrò di sentire per un attimo lo sguardo di Piero bruciare sul mio viso, così dovetti voltarmi anch’io, e guardare profondamente quegli occhi bruni “Bella domanda… Forse una volta, ora credo di essermi spenta”

“Può succedere cara Siria, purtroppo accade spesso per noi miseri esseri umani. Però noi non siamo come le stelle sai? Loro una volta spente spariscono e creano un buco nero che le risucchia, si uccidono da sole, capisci? Noi possiamo diventare quel buco nero ed ucciderci, o molto spesso siamo capaci di rinascere, e diventare tutti come Sirio. Delle volte è solo questione di decidere” mi raccontò, con gli occhi che brillavano. Io rimasi profondamente colpita da quelle parole, forse perché proprio in quel periodo della mia vita ne avevo tanto bisogno. Stavo per diventare un buco nero, e fortunatamente avevo scelto di non farlo, ma non ero ancora rinata, e non so se ne ero capace, però perché non provarci? È la mia vita, ho solo questa, e non dovrei pensare di autodistruggermi…

“Grazie” sussurrai istintivamente, poggiando una mano sulla sua e stringendola forte. Piero non comprese il perché lo stessi ringraziando, e mi guardò stranito, ma io lo ringraziai ancora dal profondo del mio cuore.

Piero continuò per un altro paio di minuti a raccontarmi qualcosa sulla Luna, sul fatto che noi non conosciamo l’altra faccia, ed è uno di quei misteri che non possono essere svelati, finché improvvisamente cadde in un sonno profondo. Io inizialmente mi preoccupai e lo scossi leggermente, ma stava solo dormendo. Cominciò perfino anche a russare, mi chiesi anche se fosse possibile addormentarsi in quella posizione.

Così lo feci poggiare sulle mie gambe e lo coprii meglio. Faceva freddo, fortunatamente eravamo vicini e ci scaldavamo l’un altro. Chissà se qualcuno lo stesse cercando, o si stesse preoccupando per lui, probabilmente un suo figlio…

Mi tornarono alla mente i miei pensieri di qualche tempo fa, io ero nelle sue stesse condizioni, avevo pensato più volte di farla finita gettandomi da un ponte, fortunatamente non l’avevo fatto, e così ho salvato la mia vita, e quella di questo strano cantautore. Fui orgogliosa di questo, e ringraziai il fatto che in fondo, in una piccola parte della mia anima era rimasta accesa una fiammella di speranza.

Rimasi a vegliare su Piero tutta la notte, lui restò sulle mie gambe, e non si mosse fino al mattino seguente. Riuscii a fargli prendere un autobus per tornare a casa, lui mi ringraziò tutto il tempo. Devo dire che quella buona azione, ed aver rincontrato Joel quella sera, mi avevano fatto tornare la voglia di vivere.

Da allora cominciai a tornare alla mia “normalità”, anche se lentamente. La domenica presi l’abitudine di fare colazione assieme al gruppetto di Joel nel parco vicino casa mia, tornai ad incontrare le miei amiche, la famiglia di mio cugino, o recarmi a lavoro con il sorriso, e consapevole del fatto di essere fortunata per tanto altro. Erano piccoli passi, ma ero orgogliosa di me perché volevo tornare ad essere la vecchia Siria, ed accettare quel mio lato, poiché dopotutto non avevo colpe, era con me e basta, non potevo far nulla per essere nata così. Era difficile convivere assieme a quella brutta verità, ma almeno per quel periodo cercai di pensare ad altro.

Era un sabato di marzo, era sera, pioveva a dirotto, ed io mi precipitai in un piccolo alimentare prima che chiudesse poiché venni a sapere sul tardi che il giorno dopo sarebbe stato il compleanno di Joel, e avrei tanto voluto fargli una torta con le mie mani.

Nel negozietto incontrai anche una mia vecchia conoscenza: era una ragazza, ma che ora era divenuta donna, che feci partorire pochi anni prima. Com’era cresciuto suo figlio, lo ricordavo un piccolo esserino grande quanto il mio braccio, ed ora invece correva e saltava per il negozio. Ne rimasi felice, e questo mi aiutò ancor di più a realizzare che nonostante tutto, la vita va, e non si ferma mai.

Ero in cassa ad attendere il mio turno, quando si udirono improvvisamente delle urla e un forte fracasso.

Da ciò che riuscivo a comprendere probabilmente il gestore aveva scovato un presunto ladro, ed ora stava inveendo contro di questo. Io, incuriosita come tutti mi scostai di lì per osservare meglio la situazione. C’era un uomo che a capo chino recuperava la spesa sparsa che il gestore gli aveva gettato a terra, aveva nascosto tutto sotto al cappotto. Io notai subito che erano solamente un po’ di carne, latte e biscotti, per aver fatto un gesto tale l’uomo doveva essere disperato.

“Schifoso barbone, che credevi di fare? Ora chiamo la polizia!” urlò pieno d’ira il gestore, tutto rosso in viso.

“Io volevo solo…” provò a dire l’uomo, quando l’altro tornò a inveirgli contro. Io a quel punto mi intromisi, non potevo stare a guardare, ed allontanai subito il proprietario con una leggera spinta.

“Calmati! Non c’è bisogno di fare tutte queste scenate per un disgraziato! Pago io la sua spesa!” mi chinai per aiutare l’uomo, ma quando i nostri sguardi si scontrarono restai pietrificata. Era Piero, non l’avevo riconosciuto con gli occhiali, ed in più aveva una sciarpa che gli copriva il volto fino al naso.

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Discussioni

  1. A volte certi incontri sembrano voluti dal destino. Mi è piaciuto molto come hai descritto il processo di morte e rinascita: siamo noi stessi a creare il buco nero in grado di annullarci, l’unico modo per risalire è quello di prenderne coscienza

  2. “quando una persona se ne va dalla tua vita… Tutto il futuro che avevi immaginato assieme scompare, e resta soltanto il passato, ma delle volte anche quello fa male” “
    Questo passaggio mi è piaciuto ❤️

  3. “Erano piccoli passi, ma ero orgogliosa di me perché volevo tornare ad essere la vecchia Siria”
    Complimenti! Ammiro la forza di Siria. Mi sto appassionando molto!