SISMI a Nassirya

Iraq, 2004

Spettro scese dalla Toyota, si sistemò la kefiah a coprirgli la faccia cogli occhiali da sole, corse a riunirsi al resto dell’unità.

Unità del SISMI, prego.

La base dei carabinieri non era distante, ma loro non ci dovevano aver nulla a che fare. I carabinieri neppure sapevano qual era il loro identikit.

Il drappello di agenti segreti si avviò fino a una palazzina che dava su un ponte sul fiume, lì Spettro vide un gruppo di ribelli che non fosse stato per il camicione e i sandali sarebbero stati identici a loro: avevano i volti coperti da kefiah e occhiali da sole.

Si poteva dir tutto, che loro del SISMI erano buoni, inoffensivi e pacifisti, ma fu Spettro a sparare per primo. Ovvio, in guerra chi prima spara sopravvive.

Sul petto di uno dei ribelli si aprì una costellazione di buchi purpurei, i suoi amici risposero al fuoco.

L’operazione senza nome aveva inizio.

Un’operazione anonima, il segmento di un segmento di una missione molto più ampia, Spettro si era perso nei meandri della burocrazia di Forte Braschi e ora il suo unico interesse era salvare la vita ai carabinieri che occupavano Nassirya – anche se visto l’evento dell’anno scorso non si poteva dire che il successo fosse scontato.

AR da una parte, AK dall’altra, ci furono fiammate di spari simili a incantesimi magici allora gli uomini del SISMI furono addosso ai ribelli.

Uno di loro scoppiò in una risata satanica, poi pronunciò frasi in arabo in tono stentoreo.

Spettro capì e lo placcò come se fossero a una partita di rugby.

L’uomo piombò a terra, cercò di manipolare il giubbotto di candelotti che indossava ma Spettro glielo impedì, gli spaccò la faccia col calcio dell’AR e vedendo che gliel’aveva sfondata fino a ridurgliela in poltiglia, strinse i denti:

«Ho ucciso un kamikaze».

«Che poi, tanto, voleva morire, il martire» considerò un collega con cui Spettro aveva condiviso esperienze in Kosovo.

«Già».

«Cosa succede, qua?» arrivò un Lince con su scritto “ARMA DEI CARABINIERI”.

Spettro si tirò in piedi. «Vi abbiamo salvato la vita».

Il mitragliere rallista scoppiò in una risata. «Non credo proprio». Dall’alto della torretta indicò dietro il Lince alcuni carabinieri che minacciavano con le armi dei ribelli avviliti.

Terroristi.

Ma Spettro aveva invaso il loro paese.

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Discussioni

    1. Ciao! Ti ringrazio per il complimento. A dire il vero non ho fatto nessuna ricerca, ho solo ricordato quel di cui sentivo parlare al telegiornale vent’anni fa. Per il resto il pitch del librick era “Avventura di agenti SISMI a Nassirya” o qualcosa del genere, e da lì ho scritto il testo. Grazie anche per i mi piace agli altri librick 🙂