Sofia

Serie: L'estate del 2023


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una serie di piccole storie in equilibrio sul filo dell'estate

Dopo il cinema e il tribunale la città cambia pelle. I ciottoli che sono scuri, squadrati e consumati dal tempo, diventano asfalto liscio e grigio. L’asfalto liscio e grigio per un po’ continua diritto ma poi ad un certo punto, dopo le scale che portano al Green Pub e alle scuole medie, scivola giù, inclinandosi con dolce decisione in direzione del mare. È stata un’altra giornata caldissima ma adesso è tardi, sono le tre ed è buio ed è fresco.  È un armistizio. Durerà fino a domani mattina. Si sta bene. Sofia torna dal lavoro. Fa la cameriera lì vicino, serve ai tavoli del bar del Corso ed è bella come la notte. È tonda come la luna. Esattamente come la luna dà l’illusione di essere illuminata da dentro. Invece è la luce soffusa dei lampioni del centro storico che dall’alto le piove addosso. La vedo da lontano, ma bene, mentre, ubriaco di birra e dei giri sempre uguali che ho lasciato lì di sotto, al Porto Futuro, risalgo con calma il cavalcavia deserto. Il silenzio di Sofia è più spesso e concentrato di quello più ampio ma vuoto che ha attorno ed è con la grazia di una giovane attrice che infila nella serratura la chiave che ha in mano, la gira e poi entra in casa. È un casa che conosco. È la casa dei matti ed è la casa dei santi. Lo schiocco di una porta che si chiude, il suono di passi che si allontanano, lo scintillio quieto delle stelle lontane è tutto quello che resta di questo sabato sera. Di tutti quanti i sabati sera del mondo. Continuo a camminare. Arrivo all’altezza del mercato del pesce. Poi mi fermo, mi giro e guardo all’indietro. Penso che non so più nemmeno io se ho visto qualcosa oppure no.

Serie: L'estate del 2023


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